FONTE
Cgil Cisl e Uil,che hanno chiesto un incontro al presidente Cappellacci, sono pronte "a dare un contributo" sull'ipotesi di ripresa dell'attività dello stabilimento di viale Marconi a Cagliari
Le segreterie regionali di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uil-A hanno inviato una lettera al presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e agli assessori regionali della Programmazione, Giorgio La Spisa e dell'Industria, Sandro Angioni, per richiedere un incontro urgente per discutere della vertenza Unilever. "In questi giorni - è scritto nella lettera firmata dai segretari regionali Raffaele Lecca, Francesco Piras e Pasquale Deiana - vi sono notizie su una probabile cessione del sito Unilever di viale Marconi a Cagliari. Queste notizie, fondate o no, non possono lasciare indifferenti le Istituzioni regionali". Secondo i Sindacati "si apprende che sono in corso trattative di cessione e non ci si preoccupa di capire e sapere, cosa in realtà stia accadendo e soprattutto che fine farà il sito di viale Marconi. Questo silenzio è assordante e preoccupa i lavoratori. Le Organizzazioni sindacali, oltre che essere contrariate per non aver avuto risposta alla richiesta di convocazione inviata tre mesi fa, sono preoccupate perché non vorrebbero che dietro questo silenzio si celassero altri progetti sul sito di viale Marconi". Pertanto - hanno concluso i Sindacati - "se fossero fondate le notizie di una ripresa dell'attività produttiva seria, saremmo ben lieti di dare il nostro contributo così da ridare il lavoro ai dipendenti, che sono in mobilità e che scadrà quest'anno per molti di loro
12 febbraio 2010
25 dicembre 2009
22 novembre 2009
10 settembre 2009
Unilever Ungheria in espansione
La Unilever ha avviato un investimento da 2,7 miliardi di fiorini al suo impianto di Nyirbator, nel nord est dell'Ungheria, aumentando la capacità della fabbrica del 60%.
Il direttore del settore comunicazione di Unilever Magyarorszag, Kalman Molnar, ha spiegato che l'Ungheria si occuperà della produzione prima effettuata da alcuni stabilimenti nell'Europa occidentale che sono stati chiusi di recente. L'espansione di Unilever in Ungheria, dove impiega già 970 persone, sarà completata entro un anno. L'impianto di Nyirbator produce ogni anno 220 milioni di unità di prodotti per la casa e di cosmetici. In Ungheria la Unilever ha anche un impianto di gelato a Veszprem, che produce gelati Algida, oltre ad un impianto alimentare a Roszke, nel sud est del paese. Unilever raccoglie alcuni dei più famosi marchi di alimenti, cosmetici, detersivi e prodotti della casa ed è presente in tutto il mondo.
Il direttore del settore comunicazione di Unilever Magyarorszag, Kalman Molnar, ha spiegato che l'Ungheria si occuperà della produzione prima effettuata da alcuni stabilimenti nell'Europa occidentale che sono stati chiusi di recente. L'espansione di Unilever in Ungheria, dove impiega già 970 persone, sarà completata entro un anno. L'impianto di Nyirbator produce ogni anno 220 milioni di unità di prodotti per la casa e di cosmetici. In Ungheria la Unilever ha anche un impianto di gelato a Veszprem, che produce gelati Algida, oltre ad un impianto alimentare a Roszke, nel sud est del paese. Unilever raccoglie alcuni dei più famosi marchi di alimenti, cosmetici, detersivi e prodotti della casa ed è presente in tutto il mondo.
26 agosto 2009
Do you remember Unilever Cagliari? Dietro l'incredibile chiusura dello stabilimento modello di viale Marconi
Fonte: agenzia di informazione giornalistica IL MINUTO
(IlMinuto) – Cagliari, 22 agosto - Un utile netto di 1,636 miliardi di euro nel primo semestre del 2009. Investimenti per 140 milioni di dollari per il rafforzamento della capacità produttiva nella produzione del gelato nell’Est europeo. Queste poche cifre dimostrano il buono stato di salute della Unilever: la multinazionale anglo-olandese ha dimostrato di poter superare quasi indenne la tempesta della crisi economica mondiale. Già prima dell’inizio della crisi, alla fine del 2007 – ma la decisione era stata annunciata già nel 2006 - la Unilever aveva levato gli ormeggi da Cagliari. Alla fine del 2008, dopo un anno di cassa integrazione, i 67 dipendenti dello stabilimento modello Algida di Cagliari erano stati licenziati.
Eppure la fabbrica di viale Marconi, attiva dal 1963 e nelle mani di Unilever dal 1975, era stata definita, come ricordano gli ex lavoratori di Cagliari “leader in Europa per la qualità dei suoi prodotti, l’alta flessibilità e la professionalità dei suoi lavoratori, con prestigiosi riconoscimenti internazionali e picchi d’assenteismo sotto il 2,7 per cento". "Una fabbrica modello senza situazioni di crisi conclamate - spiegano gli ex dipendenti -che ha fatto utili anche nel 2007”, l'ultimo anno di produzione.
Probabilmente, ora, molte delle famiglie di questi lavoratori modello fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, eppure in questi giorni sulla home page del sito www.unilever.com è in primo piano la campagna “An end to hidden hunger. An International iniziative to eliminate malnutrition for 100 million people in Africa” (Fine alla fame nascosta. Un’iniziativa internazionale per eliminare la malnutrizione di 100 milioni di persone in Africa). La contraddizione salta agli occhi: viene quasi da pensare che la principale preoccupazione della multinazionale - proprietaria di molti dei marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione - non sia la sconfitta della fame nel mondo.
Eppure la chiusura della fabbrica di gelati di Cagliari non si spiega solo con le brutali leggi della globalizzazione, con il taglio del costo del lavoro tramite la delocalizzazione della produzione nell’Est europeo. Perché, infatti, pochi mesi dopo la chiusura a Cagliari, la Unilever ha inaugurato il centro di eccellenza Ice Foods a Caivano, in Campania? Un centro, sostengono gli ex dipendenti sardi, "con prerogative simili a quelle che hanno contraddistinto da sempre lo stabilimento di Cagliari"?
Questa è la spiegazione dei lavoratori: “Nel piano di ristrutturazione che l’Unilever – si può leggere nel comunicato del 21 giugno 2008 - ha avviato su scala nazionale, la Sardegna è l’unica regione che vede la fabbrica chiusa con i lavoratori in strada ed avviati alla disoccupazione senza alcuna alternativa, contrariamente a quanto è avvenuto in altri contesti. Questa situazione si spiega con la debolezza istituzionale, politica e sindacale della nostra Regione, incapace di trovare soluzioni che rilancino l’economia e tutelino i sardi. E’ su queste basi che l’Unilever ha trovato terreno fertile per portare avanti il proprio piano, punendo ingiustamente i lavoratori e la Sardegna”.
(IlMinuto) – Cagliari, 22 agosto - Un utile netto di 1,636 miliardi di euro nel primo semestre del 2009. Investimenti per 140 milioni di dollari per il rafforzamento della capacità produttiva nella produzione del gelato nell’Est europeo. Queste poche cifre dimostrano il buono stato di salute della Unilever: la multinazionale anglo-olandese ha dimostrato di poter superare quasi indenne la tempesta della crisi economica mondiale. Già prima dell’inizio della crisi, alla fine del 2007 – ma la decisione era stata annunciata già nel 2006 - la Unilever aveva levato gli ormeggi da Cagliari. Alla fine del 2008, dopo un anno di cassa integrazione, i 67 dipendenti dello stabilimento modello Algida di Cagliari erano stati licenziati.
Eppure la fabbrica di viale Marconi, attiva dal 1963 e nelle mani di Unilever dal 1975, era stata definita, come ricordano gli ex lavoratori di Cagliari “leader in Europa per la qualità dei suoi prodotti, l’alta flessibilità e la professionalità dei suoi lavoratori, con prestigiosi riconoscimenti internazionali e picchi d’assenteismo sotto il 2,7 per cento". "Una fabbrica modello senza situazioni di crisi conclamate - spiegano gli ex dipendenti -che ha fatto utili anche nel 2007”, l'ultimo anno di produzione.
Probabilmente, ora, molte delle famiglie di questi lavoratori modello fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, eppure in questi giorni sulla home page del sito www.unilever.com è in primo piano la campagna “An end to hidden hunger. An International iniziative to eliminate malnutrition for 100 million people in Africa” (Fine alla fame nascosta. Un’iniziativa internazionale per eliminare la malnutrizione di 100 milioni di persone in Africa). La contraddizione salta agli occhi: viene quasi da pensare che la principale preoccupazione della multinazionale - proprietaria di molti dei marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione - non sia la sconfitta della fame nel mondo.
Eppure la chiusura della fabbrica di gelati di Cagliari non si spiega solo con le brutali leggi della globalizzazione, con il taglio del costo del lavoro tramite la delocalizzazione della produzione nell’Est europeo. Perché, infatti, pochi mesi dopo la chiusura a Cagliari, la Unilever ha inaugurato il centro di eccellenza Ice Foods a Caivano, in Campania? Un centro, sostengono gli ex dipendenti sardi, "con prerogative simili a quelle che hanno contraddistinto da sempre lo stabilimento di Cagliari"?
Questa è la spiegazione dei lavoratori: “Nel piano di ristrutturazione che l’Unilever – si può leggere nel comunicato del 21 giugno 2008 - ha avviato su scala nazionale, la Sardegna è l’unica regione che vede la fabbrica chiusa con i lavoratori in strada ed avviati alla disoccupazione senza alcuna alternativa, contrariamente a quanto è avvenuto in altri contesti. Questa situazione si spiega con la debolezza istituzionale, politica e sindacale della nostra Regione, incapace di trovare soluzioni che rilancino l’economia e tutelino i sardi. E’ su queste basi che l’Unilever ha trovato terreno fertile per portare avanti il proprio piano, punendo ingiustamente i lavoratori e la Sardegna”.
13 agosto 2009
Unilever si espande nell'Est Europa
FONTE
Il gruppo Unilever ha deciso di espandere la capacità produttiva in Europa orientale, con il supporto del suo impianto di gelati a Veszprém, nell'Ungheria occidentale.
La multinazionale intende aggiungere una nuova base produttiva a quelle già attive nell'Europa centro-orientale (quella di Veszprém e l'impianto di Gdansk, in Polonia). La nuova struttura dovrebbe essere costruita in Russia entro il 2014, con un investimento da 140 milioni di dollari USA.
L'impianto di Veszprém, comunica l'azienda, non subirà nessun effetto negativo per questa espansione, in quanto la sua produzione non è rivolta ai paesi dell'ex blocco sovietico. Anzi, a quanto pare l'Ungheria potrebbe veder aumentare la scelta di gelati, con l'aggiunta del marchio rumeno Napoca, da poco acquisito da Unilever.
Unilever si è infatti inserita nel mercato della Romania all'inizio dell'anno e l'impianto ungherese potrebbe fornire questo stato di gelati Algida e Carte d'Or, dato che la produzione a Veszprém è stata triplicata nel corso degli anni. Sempre nel 2009, a marzo, la Unilever ha annunciato il più grande investimento nella storia del gelato.
L'azienda ha infatti investito 5 miliardi di euro per lo sviluppo e il rinnovo della sua principale marca di gelati, la Algida, nota in Inghilterra come Wall's, in Spagna con il nome di Ola e con quello di Langnese in Germania. Il marchio conosciuto anche come "marca del cuore" a causa del suo logo, ha deciso di attivare una campagna di marketing estiva in tutta Europa.
La notizia, a dire il vero, non stupisce, dato che il marchio riesce a far uscire nuovi prodotti ogni anno, con strategie di marketing sempre più evolute. La Unilever, inoltre, si è da poco espansa in Russia anche con l'acquisizione della Baltimor, l'azienda leader della produzione di ketchup sul mercato russo. Unilever ha iniziato ad investire in Russia nel 1992 e possiede alcuni marchi tra i più noti a livello mondiale, tra cui Calvé, Lipton, Knorr, cif, Dove, Rexona e Sunsilk.
Redazione Economia.hu
Il gruppo Unilever ha deciso di espandere la capacità produttiva in Europa orientale, con il supporto del suo impianto di gelati a Veszprém, nell'Ungheria occidentale.
La multinazionale intende aggiungere una nuova base produttiva a quelle già attive nell'Europa centro-orientale (quella di Veszprém e l'impianto di Gdansk, in Polonia). La nuova struttura dovrebbe essere costruita in Russia entro il 2014, con un investimento da 140 milioni di dollari USA.
L'impianto di Veszprém, comunica l'azienda, non subirà nessun effetto negativo per questa espansione, in quanto la sua produzione non è rivolta ai paesi dell'ex blocco sovietico. Anzi, a quanto pare l'Ungheria potrebbe veder aumentare la scelta di gelati, con l'aggiunta del marchio rumeno Napoca, da poco acquisito da Unilever.
Unilever si è infatti inserita nel mercato della Romania all'inizio dell'anno e l'impianto ungherese potrebbe fornire questo stato di gelati Algida e Carte d'Or, dato che la produzione a Veszprém è stata triplicata nel corso degli anni. Sempre nel 2009, a marzo, la Unilever ha annunciato il più grande investimento nella storia del gelato.
L'azienda ha infatti investito 5 miliardi di euro per lo sviluppo e il rinnovo della sua principale marca di gelati, la Algida, nota in Inghilterra come Wall's, in Spagna con il nome di Ola e con quello di Langnese in Germania. Il marchio conosciuto anche come "marca del cuore" a causa del suo logo, ha deciso di attivare una campagna di marketing estiva in tutta Europa.
La notizia, a dire il vero, non stupisce, dato che il marchio riesce a far uscire nuovi prodotti ogni anno, con strategie di marketing sempre più evolute. La Unilever, inoltre, si è da poco espansa in Russia anche con l'acquisizione della Baltimor, l'azienda leader della produzione di ketchup sul mercato russo. Unilever ha iniziato ad investire in Russia nel 1992 e possiede alcuni marchi tra i più noti a livello mondiale, tra cui Calvé, Lipton, Knorr, cif, Dove, Rexona e Sunsilk.
Redazione Economia.hu
19 luglio 2009
Petrolchimico Porto Torres, occupato l'aeroporto
FONTE
Cagliari
Ieri mattina alle sei gli operai del petrolchimico di Porto Torres erano già all'aerostazione di Alghero. La protesta è stata inscenata davanti agli occhi di decine di turisti. Occupato il piano partenze, l'unico volo partito in orario è stato il primo per Milano. Oggi le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un sit-in ad Abbasanta, in una delle stazioni di servizio più frequentate dell'Isola. L'appello, anche in questo caso, è diretto a viaggiatori in transito, non pochi in questo periodo in Sardegna. «Si chiede più lavoro, più sicurezza, più sviluppo».
Lo slogan è "Dalla crisi alle opportunità". Nel frattempo proseguirà sino a sabato il blocco dell'uscita di prodotti petroliferi dalle raffinerie. La chiusura dello stabilimento cracking di Porto Torres annunciata dall'Eni per agosto e settembre ha moltiplicato la mobilitazione culminata nel grande sciopero generale di venerdì scorso a Cagliari. A licenziamenti e crisi di Unilever, Rusal, Rockwool, Dow chemical, Ineos, Glencore, Bridgestone, si unisce adesso anche l'ente di Stato. Di fatto si assiste allo smantellamento di un intero apparato produttivo che ha mandato in fumo 10mila posti di lavoro in un anno.
La fotografia del malessere dell'isola è stata sintetizzata ieri dai sindacati in un documento congiunto consegnato durante gli stati generali sulla crisi convocati in Consiglio regionale. «Purtroppo il sommarsi di una crisi di lunga data e la recessione mondiale che ha colpito l'economia reale della nostra Regione e del Paese ha travolto il fragile apparato industriale dell'Isola», premettono Cgil, Cisl e Uil. Di seguito i numeri: «In questo contesto il tasso di occupazione si è attestato al 49,4%, il tasso di disoccupazione è salito al 14,1% con una caduta dell'occupazione del 5,5% negli ultimi 12 mesi.
Nell'industria si è registrata una perdita di posti di lavoro di 10mila unità negli ultimi 12 mesi, e ancora più consistente è stato il crollo nel settore dei servizi, dell'edilizia e dell'agricoltura con meno 24mila unità». E ancora, «le domande di disoccupazione hanno registrato nel periodo gennaio - aprile 2009 un aumento del 44% rispetto allo stesso periodo del 2008 passando da 3.437 a 13.584 con punte di +56% nel Nuorese e di +49% nel Sulcis e nel Sassarese». A questo ora si sommerebbe il disastro annunciato a Porto Torres.
La gravissima emergenza sarda ha portato dunque tutte le istituzioni, le parti sociali, le imprese a riunirsi ieri nell'aula del Consiglio regionale. La richiesta di convocare con urgenza un tavolo nazionale a Palazzo Chigi per affrontare le situazioni di crisi viene dal segretario regionale della Cgil Enzo Costa: «Occorre aprire subito la vertenza per l'emergenza Sardegna a 360 gradi, non solo per la chimica, che ha bisogno di una mano pubblica», ha detto il leader sindacale, aggiungendo che «occorre far ripartire un movimento dal basso per rivendicare soluzioni attraverso l'intesa istituzionale».
Sulla scelta di bloccare gli impianti petrolchimici presa dall'Eni il commento delle segreterie confederali è durissimo: «In un contesto di tale e tanta difficoltà, Cgil, Cisl e Uil regionali considerano la fermata dell'impianto del cracking di Porto Torres un atto di gravità inaudita ai danni dell'intera Sardegna e ne chiedono la revoca immediata».
Ieri tutti gli interventi che si sono susseguiti in Consiglio regionale hanno posto al centro la denuncia nei confronti dell'Eni. Il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha elencato cinque richieste della Regione per la ripresa degli impegni dell'accordo sulla chimica del 2003. Al primo posto l'immediato intervento del governo sull'Eni per il ritiro della decisione di fermare l'impianto cracking di Porto Torres e l'inserimento nel tavolo nazionale sulla chimica dei problemi ugualmente importanti delle industrie energivore e delle energie rinnovabili.
Ercole Olmi f.liberazione
Cagliari
Ieri mattina alle sei gli operai del petrolchimico di Porto Torres erano già all'aerostazione di Alghero. La protesta è stata inscenata davanti agli occhi di decine di turisti. Occupato il piano partenze, l'unico volo partito in orario è stato il primo per Milano. Oggi le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un sit-in ad Abbasanta, in una delle stazioni di servizio più frequentate dell'Isola. L'appello, anche in questo caso, è diretto a viaggiatori in transito, non pochi in questo periodo in Sardegna. «Si chiede più lavoro, più sicurezza, più sviluppo».
Lo slogan è "Dalla crisi alle opportunità". Nel frattempo proseguirà sino a sabato il blocco dell'uscita di prodotti petroliferi dalle raffinerie. La chiusura dello stabilimento cracking di Porto Torres annunciata dall'Eni per agosto e settembre ha moltiplicato la mobilitazione culminata nel grande sciopero generale di venerdì scorso a Cagliari. A licenziamenti e crisi di Unilever, Rusal, Rockwool, Dow chemical, Ineos, Glencore, Bridgestone, si unisce adesso anche l'ente di Stato. Di fatto si assiste allo smantellamento di un intero apparato produttivo che ha mandato in fumo 10mila posti di lavoro in un anno.
La fotografia del malessere dell'isola è stata sintetizzata ieri dai sindacati in un documento congiunto consegnato durante gli stati generali sulla crisi convocati in Consiglio regionale. «Purtroppo il sommarsi di una crisi di lunga data e la recessione mondiale che ha colpito l'economia reale della nostra Regione e del Paese ha travolto il fragile apparato industriale dell'Isola», premettono Cgil, Cisl e Uil. Di seguito i numeri: «In questo contesto il tasso di occupazione si è attestato al 49,4%, il tasso di disoccupazione è salito al 14,1% con una caduta dell'occupazione del 5,5% negli ultimi 12 mesi.
Nell'industria si è registrata una perdita di posti di lavoro di 10mila unità negli ultimi 12 mesi, e ancora più consistente è stato il crollo nel settore dei servizi, dell'edilizia e dell'agricoltura con meno 24mila unità». E ancora, «le domande di disoccupazione hanno registrato nel periodo gennaio - aprile 2009 un aumento del 44% rispetto allo stesso periodo del 2008 passando da 3.437 a 13.584 con punte di +56% nel Nuorese e di +49% nel Sulcis e nel Sassarese». A questo ora si sommerebbe il disastro annunciato a Porto Torres.
La gravissima emergenza sarda ha portato dunque tutte le istituzioni, le parti sociali, le imprese a riunirsi ieri nell'aula del Consiglio regionale. La richiesta di convocare con urgenza un tavolo nazionale a Palazzo Chigi per affrontare le situazioni di crisi viene dal segretario regionale della Cgil Enzo Costa: «Occorre aprire subito la vertenza per l'emergenza Sardegna a 360 gradi, non solo per la chimica, che ha bisogno di una mano pubblica», ha detto il leader sindacale, aggiungendo che «occorre far ripartire un movimento dal basso per rivendicare soluzioni attraverso l'intesa istituzionale».
Sulla scelta di bloccare gli impianti petrolchimici presa dall'Eni il commento delle segreterie confederali è durissimo: «In un contesto di tale e tanta difficoltà, Cgil, Cisl e Uil regionali considerano la fermata dell'impianto del cracking di Porto Torres un atto di gravità inaudita ai danni dell'intera Sardegna e ne chiedono la revoca immediata».
Ieri tutti gli interventi che si sono susseguiti in Consiglio regionale hanno posto al centro la denuncia nei confronti dell'Eni. Il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha elencato cinque richieste della Regione per la ripresa degli impegni dell'accordo sulla chimica del 2003. Al primo posto l'immediato intervento del governo sull'Eni per il ritiro della decisione di fermare l'impianto cracking di Porto Torres e l'inserimento nel tavolo nazionale sulla chimica dei problemi ugualmente importanti delle industrie energivore e delle energie rinnovabili.
Ercole Olmi f.liberazione
3 luglio 2009
2 luglio 2009
UNILEVER: ROTTE TRATTATIVE CON SINDACATI SU PIANO INDUSTRIALE

Nessun piano aziendale è stato presentato ieri presso l'Unione industriali di Roma dove era previsto il tavolo di confronto con le sigle sindacali. Ennesima fumata nera che ha scatenato l'ira delle segreterie nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil: «Trattative interrotte e otto ore di sciopero». Domani è prevista l'assemblea dei lavoratori presso lo stabilimento di Cisterna dove si producono surgelati con il marchio Findus. A quanto pare, la multinazionale alimentare ha confermato solo gli investimenti per il sito di Caivano (dove si producono i gelati Algida), «senza fornire - dicono i sindacalisti - ulteriori risposte sul futuro produttivo e occupazionale degli altri stabilimenti italiani» a fronte delle richieste avanzate - ormai da sei mesi - circa l'elaborazione di un piano a medio termine. Di qui la dura presa di posizione di Fai, Flai e Uila di sospendere il confronto, avviando lo stato di agitazione dei lavoratori e proclamando un pacchetto di otto ore di sciopero da effettuarsi entro la fine di luglio in tutti gli stabilimenti del gruppo, compreso quello di Cisterna. «Da sei mesi stiamo sollecitando Unilever alla convocazione di un incontro utile alla definizione di un piano industriale a medio termine - ha dichiarato il segretario nazionale della Flai-Cgil, Antonio Mattioli - ed oggi (ieri per chi legge, ndr) ci siamo ritrovati di fronte alla chiara volontà da parte del gruppo di non investire sulle produzioni presenti nel nostro Paese. I lavoratori della Unilever hanno pagato un prezzo fin troppo caro per colpa delle decisioni unilaterali prese dalla multinazionale ed è per questo motivo che venderemo cara la pelle finché non verrà presentato un piano industriale credibile e volto alla continuità produttiva e occupazionale del gruppo nel nostro Paese».
Da AGI
(AGI) - Roma, 1 lug - Le Segreterie nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil e la multinazionale alimentare Unilever si sono incontrate oggi presso l'Unione industriali di Roma per discutere del piano industriale di gruppo. In questa sede le Organizzazioni sindacali hanno richiesto alla Unilever l'elaborazione di un piano a medio termine. In particolare sono state chieste le garanzie di continuita' produttiva ed occupazionale per i siti di Cisterna di Latina, dove si producono surgelati con il marchio Findus, e di Sanguinetto (Vr), dove si produce tra gli altri il marchio Santa Rosa; la conferma del piano di investimenti per il sito di Caivano, dove si producono i gelati Algida, e il consolidamento della sede centrale di Roma. A fronte di queste richieste la multinazionale, che impiega in Italia circa 3.200 lavoratori, ha risposto confermando solo ed esclusivamente gli investimenti per il sito di Caivano, senza fornire ulteriori risposte ne' sul piano a medio termine ne' sul futuro produttivo ed occupazionale degli altri stabilimenti. E' per questo che Fai-Flai-Uila hanno sospeso il confronto, avviando lo stato di agitazione dei lavoratori e proclamando un pacchetto di 8 ore di sciopero da effettuarsi entro il mese di luglio in tutti i siti del gruppo. "Da sei mesi stiamo sollecitando Unilever alla convocazione di un incontro utile alla definizione di un piano industriale a medio termine" - ha dichiarato il Segretario nazionale della Flai-Cgil Antonio Mattioli - "ed oggi ci siamo ritrovati di fronte alla chiara volonta' da parte del gruppo di non investire sulle produzioni presenti nel nostro paese". "I lavoratori della Unilever" - ha continuato Mattioli - "hanno pagato un prezzo fin troppo caro per colpa delle decisioni unilaterali prese dalla multinazionale ed e' per questo che venderemo cara la pelle finche' non verra' presentato un piano industriale credibile e volto alla continuita' produttiva ed occupazionale del gruppo nel nostro paese".(AGI) Ale
11 giugno 2009
L'UNIONE SARDA - Politica: Industria,sciopero generale a luglio
L'UNIONE SARDA - 10-06-2009
Cgil,Cisl e Uil:il nostro sistema produttivo è in ginocchio
Ascolta la notizia
I sindacati sardi annunciano lo sciopero generale. Contro la crisi, Cgil, Cisl e Uil aprono una nuova stagione di lotta e di mobilitazione. Il governatore Cappellacci convoca un incontro il 15 giugno. La crescita è a zero. Centinaia di imprese chiedono la cassa integrazione. Migliaia di lavoratori rischiano il posto. E la povertà dilaga. Di fronte al baratro economico, la reazione dei sindacati sardi è la mobilitazione generale. Un campanello d’allarme diretto al Governo e alla giunta regionale che suonerà con uno sciopero da organizzare entro i primi dieci giorni di luglio.
L’annuncio è stato dato ieri all’hotel Mediterraneo di Cagliari, durante l’assemblea regionale dei quadri e delegati del settore industria e dei servizi. «Nel contesto della recessione internazionale e delle scelte di politica economica sbagliate del Governo», si legge in una nota firmata da Cgil, Cisl e Uil, «la nostra Regione rischia di vedere annichilito il suo già precario apparato produttivo».
L’ASSEMBLEA. Davanti a più di mille di dirigenti sindacali, i leader di Cgil, Cisl e Uil (Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca hanno dedicato un minuto di silenzio alle vittime dell’incidente in Saras) ribadiscono la necessità di avviare una nuova fase di lotta che coinvolgerà tutte le istituzioni. «Si tratta di costruire una mobilitazione che porti la crisi sarda a Palazzo Chigi», dice Enzo Costa. «Occorre dare forza alle rivendicazioni della Sardegna: questa crisi non si può risolvere tutta in casa nostra». Secondo il leader regionale della Cisl, Mario Medde, «la manifestazione di piazza non basterà. Chiediamo al presidente Cappellacci di fissare, entro la fine del mese, un incontro con il Governo nazionale, per siglare un accordo di programma che difenda i siti produttivi esistenti». In ballo ci sono problemi che scottano: «Lavoro, sicurezza e sviluppo sono le priorità», ricorda Francesca Ticca. Per il numero uno della Uil è necessaria «una mobilitazione affinché la classe politica rispetti le tabelle di marcia già definite».
I NUMERI. «I dati Istat», commentano i tre sindacalisti, «evidenziano un significativo peggioramento delle condizioni dell’economia regionale, con un deciso incremento dell’indice di povertà che interessa ormai il 22,2% della comunità sarda e oltre 400 mila persone. Ciò anche in conseguenza del perdurante tasso di disoccupazione », aggiungono, «stimato attorno al 13%, della caduta del Pil, fermo da molti anni allo 0,4%, del blocco degli investimenti e della caduta delle esportazioni».
LA POLITICA. Tutto ciò «appare la conseguenza delle incertezze con cui la Sardegna si è disposta ad affrontare il ritardo infrastrutturale dell’Isola, che è la causa principale della desertificazione». Pesa inoltre «l’assenza di una politica industriale di largo respiro», incalzano i sindacalisti, «capace di orientare il consolidamento dell’apparato produttivo attraverso l’attrazione di nuova impresa e l’ammodernamento di quella esistente». Immediata la replica del governatore Ugo Cappellacci: «Le preoccupazioni richiedono una accelerazione delle risposte». Il presidente della Regione ha annunciato un incontro con i sindacati per il prossimo 15 giugno.
LE AZIENDE. Intanto, però, il tessuto produttivo si sgretola. «Le multinazionali presenti in Sardegna si sono ritirate lasciando macerie economiche e sociali», evidenziano i sindacati. Tanti i casi: l’olandese Unilever, la russa Rusal, la svedese Rockwool, l’americana Dow Chemical e l’inglese Ineos. Per non parlare del Sulcis «andato pesantemente in crisi nel volgere di pochi mesi». O il polo tessile Nuorese che «non esiste più». C’è poi il petrolchimico di Porto Torres «che attraversa la più grave crisi mai vissuta dal suo insediamento » e che ha inanellato l’ultima debacle «con l’operazione Sartor, miseramente fallita» e con «l’intenzione di Eni di abbandonare quel comparto produttivo».
LE PROVINCE. Stesso discorso per la Gallura che vede le sue storiche aziende del granito e del sughero navigare in cattive acque, mentre tanti lavoratori sono rimasti disoccupati per la crisi dell’ex Palmera, Plastwood e Novamarine, e le dismissioni dei presidi militari a La Maddalena. Non solo. «Le sporadiche presenze industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano», affermano i sindacati, «non seguono sorte migliore: il polo nautico dell’Ogliastra, indicato come l’alternativa alla cartiera, ha rallentato il passo». Anche «il territorio di Cagliari sconta la crisi della chimica e del manufatturiero », registrando «disimpegni» nell’agroalimentare e nei servizi, con una riduzione del lavoro stagionale e l’espulsione di numerosi precari.
LANFRANCO OLIVIERI
Cgil,Cisl e Uil:il nostro sistema produttivo è in ginocchio
Ascolta la notizia
I sindacati sardi annunciano lo sciopero generale. Contro la crisi, Cgil, Cisl e Uil aprono una nuova stagione di lotta e di mobilitazione. Il governatore Cappellacci convoca un incontro il 15 giugno. La crescita è a zero. Centinaia di imprese chiedono la cassa integrazione. Migliaia di lavoratori rischiano il posto. E la povertà dilaga. Di fronte al baratro economico, la reazione dei sindacati sardi è la mobilitazione generale. Un campanello d’allarme diretto al Governo e alla giunta regionale che suonerà con uno sciopero da organizzare entro i primi dieci giorni di luglio.
L’annuncio è stato dato ieri all’hotel Mediterraneo di Cagliari, durante l’assemblea regionale dei quadri e delegati del settore industria e dei servizi. «Nel contesto della recessione internazionale e delle scelte di politica economica sbagliate del Governo», si legge in una nota firmata da Cgil, Cisl e Uil, «la nostra Regione rischia di vedere annichilito il suo già precario apparato produttivo».
L’ASSEMBLEA. Davanti a più di mille di dirigenti sindacali, i leader di Cgil, Cisl e Uil (Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca hanno dedicato un minuto di silenzio alle vittime dell’incidente in Saras) ribadiscono la necessità di avviare una nuova fase di lotta che coinvolgerà tutte le istituzioni. «Si tratta di costruire una mobilitazione che porti la crisi sarda a Palazzo Chigi», dice Enzo Costa. «Occorre dare forza alle rivendicazioni della Sardegna: questa crisi non si può risolvere tutta in casa nostra». Secondo il leader regionale della Cisl, Mario Medde, «la manifestazione di piazza non basterà. Chiediamo al presidente Cappellacci di fissare, entro la fine del mese, un incontro con il Governo nazionale, per siglare un accordo di programma che difenda i siti produttivi esistenti». In ballo ci sono problemi che scottano: «Lavoro, sicurezza e sviluppo sono le priorità», ricorda Francesca Ticca. Per il numero uno della Uil è necessaria «una mobilitazione affinché la classe politica rispetti le tabelle di marcia già definite».
I NUMERI. «I dati Istat», commentano i tre sindacalisti, «evidenziano un significativo peggioramento delle condizioni dell’economia regionale, con un deciso incremento dell’indice di povertà che interessa ormai il 22,2% della comunità sarda e oltre 400 mila persone. Ciò anche in conseguenza del perdurante tasso di disoccupazione », aggiungono, «stimato attorno al 13%, della caduta del Pil, fermo da molti anni allo 0,4%, del blocco degli investimenti e della caduta delle esportazioni».
LA POLITICA. Tutto ciò «appare la conseguenza delle incertezze con cui la Sardegna si è disposta ad affrontare il ritardo infrastrutturale dell’Isola, che è la causa principale della desertificazione». Pesa inoltre «l’assenza di una politica industriale di largo respiro», incalzano i sindacalisti, «capace di orientare il consolidamento dell’apparato produttivo attraverso l’attrazione di nuova impresa e l’ammodernamento di quella esistente». Immediata la replica del governatore Ugo Cappellacci: «Le preoccupazioni richiedono una accelerazione delle risposte». Il presidente della Regione ha annunciato un incontro con i sindacati per il prossimo 15 giugno.
LE AZIENDE. Intanto, però, il tessuto produttivo si sgretola. «Le multinazionali presenti in Sardegna si sono ritirate lasciando macerie economiche e sociali», evidenziano i sindacati. Tanti i casi: l’olandese Unilever, la russa Rusal, la svedese Rockwool, l’americana Dow Chemical e l’inglese Ineos. Per non parlare del Sulcis «andato pesantemente in crisi nel volgere di pochi mesi». O il polo tessile Nuorese che «non esiste più». C’è poi il petrolchimico di Porto Torres «che attraversa la più grave crisi mai vissuta dal suo insediamento » e che ha inanellato l’ultima debacle «con l’operazione Sartor, miseramente fallita» e con «l’intenzione di Eni di abbandonare quel comparto produttivo».
LE PROVINCE. Stesso discorso per la Gallura che vede le sue storiche aziende del granito e del sughero navigare in cattive acque, mentre tanti lavoratori sono rimasti disoccupati per la crisi dell’ex Palmera, Plastwood e Novamarine, e le dismissioni dei presidi militari a La Maddalena. Non solo. «Le sporadiche presenze industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano», affermano i sindacati, «non seguono sorte migliore: il polo nautico dell’Ogliastra, indicato come l’alternativa alla cartiera, ha rallentato il passo». Anche «il territorio di Cagliari sconta la crisi della chimica e del manufatturiero », registrando «disimpegni» nell’agroalimentare e nei servizi, con una riduzione del lavoro stagionale e l’espulsione di numerosi precari.
LANFRANCO OLIVIERI
6 gennaio 2009
5 gennaio 2009
In cammino nell'anno nuovo (inseguiti dall'ombra del vecchio)
Tratto dalla pagina delle lettere al giornale del sito dell'Unione Sarda
L'Unione Sarda web/lettere al giornale
Nell'indifferenza generale, tra lo shopping natalizio e i botti e i concerti di fine anno, a Cagliari ci sono una settantina di disoccupati in più.
Non che abbiano lavorato molto: tra i panettoni e i tappi di spumante del 2007 li avevano allontanati dal lavoro e messi in cassa integrazione.
Questa volta, invece, sotto l'albero non c'era nemmeno la cassa integrazione.
Dal vertice tra sindacati, Regione e azienda, è uscito in regalo il licenziamento e la messa in mobilità per tutti i dipendenti della ex fabbrica di gelati di Cagliari.
Sono anni ormai che chiedono aiuto alle istituzioni, alle associazioni e ai sindacati.
Forse li avete visti, magari li avete maledetti, perché bloccavano il traffico in viale Marconi, o nei pressi di Confindustria.
Forse qualcuno di loro vi ha allungato un volantino sotto il palazzo della Regione in via Roma.
Non chiedono altro che lavorare.
Tenevano in piedi uno stabilimento modello di proprietà della multinazionale Unilever.
Sono stati premiati per la qualità, l'igiene, l'innovazione, per il basso assenteismo e per l'attaccamento all'azienda.
Infatti nel piano di risanamento della Unilever sono stati i primi a essere stati licenziati.
Speriamo che il vento giri, consentendoci un Natale normale, l'anno prossimo.
UN EX COLLEGA
L'Unione Sarda web/lettere al giornale
Nell'indifferenza generale, tra lo shopping natalizio e i botti e i concerti di fine anno, a Cagliari ci sono una settantina di disoccupati in più.
Non che abbiano lavorato molto: tra i panettoni e i tappi di spumante del 2007 li avevano allontanati dal lavoro e messi in cassa integrazione.
Questa volta, invece, sotto l'albero non c'era nemmeno la cassa integrazione.
Dal vertice tra sindacati, Regione e azienda, è uscito in regalo il licenziamento e la messa in mobilità per tutti i dipendenti della ex fabbrica di gelati di Cagliari.
Sono anni ormai che chiedono aiuto alle istituzioni, alle associazioni e ai sindacati.
Forse li avete visti, magari li avete maledetti, perché bloccavano il traffico in viale Marconi, o nei pressi di Confindustria.
Forse qualcuno di loro vi ha allungato un volantino sotto il palazzo della Regione in via Roma.
Non chiedono altro che lavorare.
Tenevano in piedi uno stabilimento modello di proprietà della multinazionale Unilever.
Sono stati premiati per la qualità, l'igiene, l'innovazione, per il basso assenteismo e per l'attaccamento all'azienda.
Infatti nel piano di risanamento della Unilever sono stati i primi a essere stati licenziati.
Speriamo che il vento giri, consentendoci un Natale normale, l'anno prossimo.
UN EX COLLEGA
4 gennaio 2009
Documentazione da presentare per la Mobilità
Ecco i link per scaricare la documentazione per l'iscrizione alle liste di mobilità:
AUTOCERTIFICAZIONE PLURIMA
DOMANDA DI PRESTAZIONE DI DISOCCUPAZIONE
Questi due moduli vanno compilati e consegnati all'ufficio di collocamento competente unitamente alla lettera di licenziamento che vi è stata recapitata a casa dalla Unilever
AUTOCERTIFICAZIONE PLURIMA
DOMANDA DI PRESTAZIONE DI DISOCCUPAZIONE
Questi due moduli vanno compilati e consegnati all'ufficio di collocamento competente unitamente alla lettera di licenziamento che vi è stata recapitata a casa dalla Unilever
1 gennaio 2009
La Storia Della Nostra Fabbrica

Lo stabilimento di Cagliari nasce nel 1963, quando l'imprenditore sardo Efisio Orrù fondò una fabbrica per la produzione di gelati da distribuire al mercato locale.
Si trattava di una piccola fabbrica artigiana che per molti anni lo stesso Efisio Orrù diresse in totale autonomia.
Nel corso degli anni la qualità dei prodotti e l’impegno profuso portarono la piccola fabbrica ad assumere un discreto ruolo nell'ambito della produzione di gelati , tanto che nel 1975 la piccola fabbrica venne totalmete acquistata dall’Unilever e con una serie di grandi investimenti da piccola impresa locale divenne una realtà internazionale.
Da allora ad oggi con l’aumentata capacità produttiva e il continuo aggiornamento tecnologico degli impianti lo stabilimento di Cagliari si è posto sempre più come unità di sostegno dello stabilimento di Caivano.Dal 1993 con l'installazione della prima linea di produzione di torte gelato lo stabilimento di Cagliari ha assunto un ruolo leader nella produzione di tutta la linea di torte Algida, nonchè nella produzione di tanti altri prodotti con notevoli complessità produttive.
La fabbrica di Cagliari grazie ad un'organizzazione molto semplice e ad un impianto pilota d’avanguradia ha assunto anche il ruolo di fabbrica specializzata nei test di sviluppo di buona parte dei gelati prodotti con il marchio Algida.
La produzione è destinata in buona parte al mercato nazionale ed europeo e solo per il 4% è destinata al mercato regionale.
Con l’introduzione delle metodologie di gestione TPM nel corso dell’anno2000, la fabbrica di Cagliari si è posta a pieno titolo come fabbrica di punta del gruppo Unilever.
31 dicembre 2008
Documento di sintesi sullo stato del confronto con Governo e Regione Sardegna, relativamente allo sviluppo delle attività produttive
dies agenzia giornalistica della CISL sarda
Documento di sintesi sullo stato del confronto con Governo e Regione Sardegna, relativamente allo sviluppo delle attività produttive e all’attuazione dell’Accordo di Programma sulla Chimica del 14 luglio 2003
1) Breve memoria su alcuni problemi irrisolti del settore industriale
Sin dallo scorso mese di giugno cgil cisl uil indirizzarono al Governo appena insediatosi, una richiesta d’incontro sui temi inerenti alla crisi del sistema produttivo regionale. Si trattava, infatti, questione ancora aperta, di attuare i contenuti del Verbale Protocollo sottoscritto a Palazzo Chigi il 10 luglio 2007.Infatti, nonostante le reiterate assicurazioni intervenute dopo l’incontro di luglio, con il Governo Prodi, risultano aggravate tutte le emergenze che stanno soffocando il fragile tessuto economico sardo.In particolare, avendo anche come riferimento gli Accordi sottoscritti, ultimo quello del 10 luglio 2007, si evidenziano alcuni problemi che debbono ritornare all’attenzione del Tavolo di confronto Governo, Regione, parti sociali e società interessate:
Il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo del prezzo dei metalli.
La mancata attuazione dell’Accordo di Programma per la valorizzazione dei siti chimici, sottoscritta a Roma il 14 luglio 2003. L’Accordo accompagnato da una dote di 300 milioni di Euro è rimasto sino ad ora inevaso tranne che per una tranche spesa a Nuoro. Il blocco degli impianti del sito di portotorres ripropone l’urgenza di dare continuità all’Accordo.
La definizione di un Accordo di Programma per rilanciare il tessile sardo.
In assenza di strumenti idonei corriamo il rischio di perdere dopo la legler (3 impianti fermi e 800 lavoratori in attesa della procedura Prodi), anche la queen cancellando 450 posti di lavoro.
La crisi del comparto agroalimentare che ha perso nell’ultimo anno 4 impianti (unilever, sardegna carni, palmera, e formaggi sardi di macomer), per il quale si chiede appunto uno specifico Accordo di Programma.
La verifica e l’aggiornamento dell’Intesa Istituzionale di Programma del 1999, che contenga nella nuova stesura gli impegni assunti il 10 luglio 2007 e relativi alla nautica, all’aerospaziale, alla filiera della formazione e dell’istruzione, al rilancio delle attività produttive e delle infrastrutturazioni.
L’urgenza di un piano di reindustrializzazione dell’Isola, e nei siti interessati da interventi di risanamento è indispensabile specificare gli interventi e le risorse finanziarie utili alle bonifiche ambientali.
Le emergenze dell’ultimo periodo, che si aggiungono a quelle ormai cronicizzate, dei 3.500 lavoratori a rischio nel petrolchimico di portotorres, a portovesme per la crisi eurallumina (500 lavoratori interessati), la situazione di stallo sui problemi riguardanti alcoa e portovesme srl.
Memoria sullo stato della chimica sarda
La chimica italiana ormai ha perso i grandi gruppi di livello internazionale nel settore. Ad esempio snia montedison hanno quasi azzerato le loro produzioni. eni con polimeri europa resta l’unica grande azienda con una società petrolchimica di rilievo internazionale.Gli stabilimenti eni, di polimeri europa, più importanti sono situati a marghera, ravenna, mantova, ferrara, priolo, brindisi, cirò marina, portotorres e sarroch in Sardegna.sindyal ha ancora a Marghera e ad Assemini la produzione del cloro per fare pvc.Il sistema produttivo del pvc è proprietà di ineos, con produzioni a marghera, ravenna, portotorres.
Il sindacato sardo ha sottoscritto nel 2003 un Accordo di Programma con Governo e Giunta regionale per rilanciare i tre siti di Cagliari (assemini-sarroch), ottana e portotorres. L’Accordo ha una dotazione 300 milioni di euro: 200 a carico dello Stato e 100 a carico della Regione Sardegna.Gli obiettivi fondamentali erano:
Il mantenimento delle produzioni esistenti;
Il consolidamento delle produzioni, ma sviluppandole, verticalizzandole e insediandone altre ad esse attinenti;
La bonifica di tutti i terreni e la riconsegna per nuovi insediamenti (compito eni).
Per quel che concerne l’attuazione dell’Accordo di Programma si evidenzia che solo equipolimeri, a ottana, ha utilizzato 36 milioni di euro per sviluppare una nuova linea produttiva. Lo stabilimento, ora, sta producendo con fermate annue di tre/quattro mesi.ineos italia, che è il ramo industriale di ineos international per l’Italia, ha presentato un progetto per acquisire il cloro di Assemini e investire a Marghera, portotorres, assemini e ravenna per rilanciare e ampliare la produzione del PVC.Però, a distanza di 5 anni, per problemi connessi anche a concessioni di tipo ambientale ed energetici, ma anche per l’ostilità di eni, che doveva vendere il sito di Assemini, il cloro di Marghera con una centrale, il progetto ineos non ha trovato compimento. Difficoltà accentuate per l’indebitamento di ineos italia.
A seguito di queste e altre difficoltà, è maturata dunque la scelta di individuare altri eventuali imprenditori interessati a realizzare il progetto.
La cisl sarda, nel suo insieme, a questo proposito, ritiene che:
il Governo debba intervenire perché eni rafforzi e sviluppi il piano chimico a livello nazionale sardo. Si tratterebbe di una scelta e di una definizione ottimale del problema;
in assenza di certezze sugli impegni eni, e solo dopo aver esperito tutti i tentativi, è comunque indispensabile rivolgersi ad altri imprenditori in grado di sviluppare il progetto chimico;
l’Accordo di Programma per la chimica sarda, non attuato per responsabilità di diversa natura, anche dei Governi e della Giunta regionale, debba rappresentare un tassello fondamentale anche nel rilancio della chimica nazionale.
In questa direzione è indispensabile riaprire il confronto a Palazzo Chigi, sia per scongiurare le decisioni assunte da ENI per portotorres sia per garantire la totale attuazione dell’Accordo
Documento di sintesi sullo stato del confronto con Governo e Regione Sardegna, relativamente allo sviluppo delle attività produttive e all’attuazione dell’Accordo di Programma sulla Chimica del 14 luglio 2003
1) Breve memoria su alcuni problemi irrisolti del settore industriale
Sin dallo scorso mese di giugno cgil cisl uil indirizzarono al Governo appena insediatosi, una richiesta d’incontro sui temi inerenti alla crisi del sistema produttivo regionale. Si trattava, infatti, questione ancora aperta, di attuare i contenuti del Verbale Protocollo sottoscritto a Palazzo Chigi il 10 luglio 2007.Infatti, nonostante le reiterate assicurazioni intervenute dopo l’incontro di luglio, con il Governo Prodi, risultano aggravate tutte le emergenze che stanno soffocando il fragile tessuto economico sardo.In particolare, avendo anche come riferimento gli Accordi sottoscritti, ultimo quello del 10 luglio 2007, si evidenziano alcuni problemi che debbono ritornare all’attenzione del Tavolo di confronto Governo, Regione, parti sociali e società interessate:
Il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo del prezzo dei metalli.
La mancata attuazione dell’Accordo di Programma per la valorizzazione dei siti chimici, sottoscritta a Roma il 14 luglio 2003. L’Accordo accompagnato da una dote di 300 milioni di Euro è rimasto sino ad ora inevaso tranne che per una tranche spesa a Nuoro. Il blocco degli impianti del sito di portotorres ripropone l’urgenza di dare continuità all’Accordo.
La definizione di un Accordo di Programma per rilanciare il tessile sardo.
In assenza di strumenti idonei corriamo il rischio di perdere dopo la legler (3 impianti fermi e 800 lavoratori in attesa della procedura Prodi), anche la queen cancellando 450 posti di lavoro.
La crisi del comparto agroalimentare che ha perso nell’ultimo anno 4 impianti (unilever, sardegna carni, palmera, e formaggi sardi di macomer), per il quale si chiede appunto uno specifico Accordo di Programma.
La verifica e l’aggiornamento dell’Intesa Istituzionale di Programma del 1999, che contenga nella nuova stesura gli impegni assunti il 10 luglio 2007 e relativi alla nautica, all’aerospaziale, alla filiera della formazione e dell’istruzione, al rilancio delle attività produttive e delle infrastrutturazioni.
L’urgenza di un piano di reindustrializzazione dell’Isola, e nei siti interessati da interventi di risanamento è indispensabile specificare gli interventi e le risorse finanziarie utili alle bonifiche ambientali.
Le emergenze dell’ultimo periodo, che si aggiungono a quelle ormai cronicizzate, dei 3.500 lavoratori a rischio nel petrolchimico di portotorres, a portovesme per la crisi eurallumina (500 lavoratori interessati), la situazione di stallo sui problemi riguardanti alcoa e portovesme srl.
Memoria sullo stato della chimica sarda
La chimica italiana ormai ha perso i grandi gruppi di livello internazionale nel settore. Ad esempio snia montedison hanno quasi azzerato le loro produzioni. eni con polimeri europa resta l’unica grande azienda con una società petrolchimica di rilievo internazionale.Gli stabilimenti eni, di polimeri europa, più importanti sono situati a marghera, ravenna, mantova, ferrara, priolo, brindisi, cirò marina, portotorres e sarroch in Sardegna.sindyal ha ancora a Marghera e ad Assemini la produzione del cloro per fare pvc.Il sistema produttivo del pvc è proprietà di ineos, con produzioni a marghera, ravenna, portotorres.
Il sindacato sardo ha sottoscritto nel 2003 un Accordo di Programma con Governo e Giunta regionale per rilanciare i tre siti di Cagliari (assemini-sarroch), ottana e portotorres. L’Accordo ha una dotazione 300 milioni di euro: 200 a carico dello Stato e 100 a carico della Regione Sardegna.Gli obiettivi fondamentali erano:
Il mantenimento delle produzioni esistenti;
Il consolidamento delle produzioni, ma sviluppandole, verticalizzandole e insediandone altre ad esse attinenti;
La bonifica di tutti i terreni e la riconsegna per nuovi insediamenti (compito eni).
Per quel che concerne l’attuazione dell’Accordo di Programma si evidenzia che solo equipolimeri, a ottana, ha utilizzato 36 milioni di euro per sviluppare una nuova linea produttiva. Lo stabilimento, ora, sta producendo con fermate annue di tre/quattro mesi.ineos italia, che è il ramo industriale di ineos international per l’Italia, ha presentato un progetto per acquisire il cloro di Assemini e investire a Marghera, portotorres, assemini e ravenna per rilanciare e ampliare la produzione del PVC.Però, a distanza di 5 anni, per problemi connessi anche a concessioni di tipo ambientale ed energetici, ma anche per l’ostilità di eni, che doveva vendere il sito di Assemini, il cloro di Marghera con una centrale, il progetto ineos non ha trovato compimento. Difficoltà accentuate per l’indebitamento di ineos italia.
A seguito di queste e altre difficoltà, è maturata dunque la scelta di individuare altri eventuali imprenditori interessati a realizzare il progetto.
La cisl sarda, nel suo insieme, a questo proposito, ritiene che:
il Governo debba intervenire perché eni rafforzi e sviluppi il piano chimico a livello nazionale sardo. Si tratterebbe di una scelta e di una definizione ottimale del problema;
in assenza di certezze sugli impegni eni, e solo dopo aver esperito tutti i tentativi, è comunque indispensabile rivolgersi ad altri imprenditori in grado di sviluppare il progetto chimico;
l’Accordo di Programma per la chimica sarda, non attuato per responsabilità di diversa natura, anche dei Governi e della Giunta regionale, debba rappresentare un tassello fondamentale anche nel rilancio della chimica nazionale.
In questa direzione è indispensabile riaprire il confronto a Palazzo Chigi, sia per scongiurare le decisioni assunte da ENI per portotorres sia per garantire la totale attuazione dell’Accordo
30 dicembre 2008
Unilever, cassa integrazione finita
L'Unione Sarda 30/12/2008 pag 21
Nulla di fatto nell'incontro di ieri all'assessorato del Lavoro con sindacati e azienda
Unilever, cassa integrazione finita
Inutile l'intervento della Regione: ex dipendenti in mobilità
Nulla di fatto nell'incontro di ieri mattina all'assessorato regionale del Lavoro.
E per i lavoratori dell'Unilever ci sarà la mobilità.
Se il Natale è andato storto il Capodanno si preannuncia ancora peggiore. Per i lavoratori dell'Unilever, con la scadenza della cassa integrazione straordinaria del 31 dicembre si chiude un capitolo e se ne apre uno più dolente, quello dei licenziamenti.
Dal 1° gennaio i sessantasette cassaintegrati della fabbrica di viale Marconi che produceva gelati Algida saranno in mobilità. Ha avuto l'epilogo più temuto dai lavoratori l'incontro, convocato ieri dall'assessorato regionale del Lavoro, con i rappresentanti aziendali. «Nonostante le garanzie offerte dall'assessorato», ricostruisce Raffaele Lecca, segretario regionale della Flai-Cgil, che ha partecipato alla riunione insieme a Francesco Piras, della Fai-Cisl e Pasquale Deiana, Uila-Uil, «l'azienda si è rifiutata di firmare la richiesta per la cassa integrazione in deroga. È stata protagonista di una vera e propria sceneggiata, iniziata nelle scorse settimane, mostrandosi disponibile a firmare. Invece, sapeva fin da subito quale sarebbe stata la decisione finale».
LA VICENDA Lo scorso 22 dicembre, nella sede cagliaritana di Confindustria, l'Unilever aveva chiesto un aggiornamento dell'incontro perché «voleva avere garanzie da parte della Regione, che aveva comunque assicurato in una lettera la sua disponibilità all'attivazione della cassa integrazione in deroga». A quel punto una nuova riunione era stata fissata per ieri. La firma, però, non c'è stata. E la delusione ha un sapore ancora più amaro, perché arriva dopo aver avuto una minima speranza di raggiungere un risultato. «Peggio di così non sarebbe potuta andare», commenta Francesco Piras, Fai-Cisl. «L'azienda ha avuto un atteggiamento vile e ha offeso lavoratori e istituzioni. È un oltraggio alla Sardegna. Non ci saremmo aspettati una conclusione del genere. Ora, dal 2009, scatterà la mobilità, che sarà di due, tre o quattro anni a seconda dell'età». Per Pasquale Deiana, Uila-Uil, «l'azienda se n'è lavata le mani. Eppure lo strumento della cassa integrazione in deroga avrebbe avuto costi limitati per l'Unilever».
MARIANGELA LAMPIS
Nulla di fatto nell'incontro di ieri all'assessorato del Lavoro con sindacati e azienda
Unilever, cassa integrazione finita
Inutile l'intervento della Regione: ex dipendenti in mobilità
Nulla di fatto nell'incontro di ieri mattina all'assessorato regionale del Lavoro.
E per i lavoratori dell'Unilever ci sarà la mobilità.
Se il Natale è andato storto il Capodanno si preannuncia ancora peggiore. Per i lavoratori dell'Unilever, con la scadenza della cassa integrazione straordinaria del 31 dicembre si chiude un capitolo e se ne apre uno più dolente, quello dei licenziamenti.
Dal 1° gennaio i sessantasette cassaintegrati della fabbrica di viale Marconi che produceva gelati Algida saranno in mobilità. Ha avuto l'epilogo più temuto dai lavoratori l'incontro, convocato ieri dall'assessorato regionale del Lavoro, con i rappresentanti aziendali. «Nonostante le garanzie offerte dall'assessorato», ricostruisce Raffaele Lecca, segretario regionale della Flai-Cgil, che ha partecipato alla riunione insieme a Francesco Piras, della Fai-Cisl e Pasquale Deiana, Uila-Uil, «l'azienda si è rifiutata di firmare la richiesta per la cassa integrazione in deroga. È stata protagonista di una vera e propria sceneggiata, iniziata nelle scorse settimane, mostrandosi disponibile a firmare. Invece, sapeva fin da subito quale sarebbe stata la decisione finale».
LA VICENDA Lo scorso 22 dicembre, nella sede cagliaritana di Confindustria, l'Unilever aveva chiesto un aggiornamento dell'incontro perché «voleva avere garanzie da parte della Regione, che aveva comunque assicurato in una lettera la sua disponibilità all'attivazione della cassa integrazione in deroga». A quel punto una nuova riunione era stata fissata per ieri. La firma, però, non c'è stata. E la delusione ha un sapore ancora più amaro, perché arriva dopo aver avuto una minima speranza di raggiungere un risultato. «Peggio di così non sarebbe potuta andare», commenta Francesco Piras, Fai-Cisl. «L'azienda ha avuto un atteggiamento vile e ha offeso lavoratori e istituzioni. È un oltraggio alla Sardegna. Non ci saremmo aspettati una conclusione del genere. Ora, dal 2009, scatterà la mobilità, che sarà di due, tre o quattro anni a seconda dell'età». Per Pasquale Deiana, Uila-Uil, «l'azienda se n'è lavata le mani. Eppure lo strumento della cassa integrazione in deroga avrebbe avuto costi limitati per l'Unilever».
MARIANGELA LAMPIS
27 dicembre 2008
Sardegna - L'industria brucia 21 mila buste paga
Cresce l'esercito dei disoccupati sardi. Nel terzo trimestre del 2008, i senza lavoro aumentano del 27%, a quota 16 mila unità. L'incremento - come sottolinea il Centro studi dell'Unione Sarda - è di molto superiore a quello nazionale (+9%) e meridionale (+7%). A fotografare la crisi che si respira nell'isola è l'Istat (ndr vedi nota del Centro Studi Confindustria Sardegna). Una crisi che travolge soprattutto l'industria. Gli occupati del comparto manifatturiero, nel secondo trimestre 2008, raggiungono 120 mila unità, ma erano 141 mila nell'analogo trimestre del 2007 (21 mila addetti in meno). Anche rispetto all'anno precedente (al 3° trimestre 2007) la perdita è di 21 mila unità.
L'EDILIZIA E se la passa male, nel comparto industriale, soprattutto l'edilizia: c'è un calo di 11 mila persone nel confronto col trimestre precedente. Il paragone anno su anno non migliora di molto il risultato: sono 9 mila gli occupati in meno. «Purtroppo le difficoltà delle imprese edili si stanno abbattendo sui lavoratori», commenta Giovanni Battista Idda , presidente regionale della Confartigianato edilizia. «Ed è un cane che si morde la coda. Un esempio? La chimica che lascia a casa 3.500 persone si riflette sulle costruzioni. Chi ha perso il posto», ricorda Idda, «di certo non ha in mente di comprare o cambiare casa». Quali sono le soluzioni, allora? «Una passaggio fondamentale per sostenere l'economia e quindi il lavoro», prosegue Valentina Meloni , numero uno dell'Aniem Api sarda, «è certamente quello di sbloccare le risorse per le opere pubbliche. Anche gli incentivi fiscali possono essere utili ma non sono sufficienti: è necessario riavviare i cantieri per rimettere in moto l'economia».
I SERVIZI L'unica nota positiva dell'Istat è l'incremento dei servizi: rispetto a un anno fa la crescita è di 25 mila addetti. L'andamento si attesta su un +8 mila unità se si considera l'aumento sul secondo trimestre 2008. «Il miglioramento del terziario rispecchia un trend internazionale che va avanti da anni», evidenzia Massimo Putzu , leader regionale di Confindustria. «È vero che in questo comparto si trova il maggior numero di precari, ma è altrettanto vero che nei servizi ci sono aziende innovative, capaci di creare sana occupazione». In generale, però, il tasso di disoccupazione nell'isola resta alto: al 10,8% rispetto all'8,7% di un anno fa.
L'INDUSTRIA Ma il vero malato è l'industria. «I numeri dell'Istat confermano il timore di un arretramento significativo del nostro sistema produttivo», sottolinea Giovanni Matta , segretario regionale della Cisl. «Il calo degli occupati nel settore industriale raggiunge il dato più consistente degli ultimi tempi e si somma all'aumento della cassa integrazione straordinaria, che nel 2008 è cresciuta del 40% sul 2007, con oltre 1.600.000 ore in più rispetto allo scorso anno».
Secondo Matta, le statistiche «dimostrano che ormai non è possibile indugiare oltre nell'approntare politiche strutturali in grado di affrontare la crisi finanziaria che incombe sull'economia italiana: in modo particolare sul debole sistema sardo. Soprattutto, occorre difendere l'industria», aggiunge il sindacalista, «agendo sui fattori che generano diseconomie e ostacolano l'insediamento di nuove intraprese». I costi di «energia e trasporti» sono poi «i due elementi da aggredire con forza unitamente al miglioramento del sistema infrastrutturale materiale e immateriale». Molto preoccupato anche Giampaolo Diana , segretario generale della Cgil sarda. «Stiamo rischiando il collasso dell'economia: la crisi sta mettendo in ginocchio le piccole imprese. È indispensabile che il governo e la Regione mettano in campo politiche anticiliche, a sostegno dei redditi e della produzion».
LA REGIONE Infine, le critiche. «Purtroppo», conclude Matta, «non sono questi gli argomenti che assillano la politica regionale, preoccupata invece di altre questioni». È sulla stessa linea Francesca Ticca , segretario generale della Uil Sardegna: «La Regione non ha messo in campo un piano sulle politiche attive del lavoro e oggi ne paghiamo le conseguenze».
L'EDILIZIA E se la passa male, nel comparto industriale, soprattutto l'edilizia: c'è un calo di 11 mila persone nel confronto col trimestre precedente. Il paragone anno su anno non migliora di molto il risultato: sono 9 mila gli occupati in meno. «Purtroppo le difficoltà delle imprese edili si stanno abbattendo sui lavoratori», commenta Giovanni Battista Idda , presidente regionale della Confartigianato edilizia. «Ed è un cane che si morde la coda. Un esempio? La chimica che lascia a casa 3.500 persone si riflette sulle costruzioni. Chi ha perso il posto», ricorda Idda, «di certo non ha in mente di comprare o cambiare casa». Quali sono le soluzioni, allora? «Una passaggio fondamentale per sostenere l'economia e quindi il lavoro», prosegue Valentina Meloni , numero uno dell'Aniem Api sarda, «è certamente quello di sbloccare le risorse per le opere pubbliche. Anche gli incentivi fiscali possono essere utili ma non sono sufficienti: è necessario riavviare i cantieri per rimettere in moto l'economia».
I SERVIZI L'unica nota positiva dell'Istat è l'incremento dei servizi: rispetto a un anno fa la crescita è di 25 mila addetti. L'andamento si attesta su un +8 mila unità se si considera l'aumento sul secondo trimestre 2008. «Il miglioramento del terziario rispecchia un trend internazionale che va avanti da anni», evidenzia Massimo Putzu , leader regionale di Confindustria. «È vero che in questo comparto si trova il maggior numero di precari, ma è altrettanto vero che nei servizi ci sono aziende innovative, capaci di creare sana occupazione». In generale, però, il tasso di disoccupazione nell'isola resta alto: al 10,8% rispetto all'8,7% di un anno fa.
L'INDUSTRIA Ma il vero malato è l'industria. «I numeri dell'Istat confermano il timore di un arretramento significativo del nostro sistema produttivo», sottolinea Giovanni Matta , segretario regionale della Cisl. «Il calo degli occupati nel settore industriale raggiunge il dato più consistente degli ultimi tempi e si somma all'aumento della cassa integrazione straordinaria, che nel 2008 è cresciuta del 40% sul 2007, con oltre 1.600.000 ore in più rispetto allo scorso anno».
Secondo Matta, le statistiche «dimostrano che ormai non è possibile indugiare oltre nell'approntare politiche strutturali in grado di affrontare la crisi finanziaria che incombe sull'economia italiana: in modo particolare sul debole sistema sardo. Soprattutto, occorre difendere l'industria», aggiunge il sindacalista, «agendo sui fattori che generano diseconomie e ostacolano l'insediamento di nuove intraprese». I costi di «energia e trasporti» sono poi «i due elementi da aggredire con forza unitamente al miglioramento del sistema infrastrutturale materiale e immateriale». Molto preoccupato anche Giampaolo Diana , segretario generale della Cgil sarda. «Stiamo rischiando il collasso dell'economia: la crisi sta mettendo in ginocchio le piccole imprese. È indispensabile che il governo e la Regione mettano in campo politiche anticiliche, a sostegno dei redditi e della produzion».
LA REGIONE Infine, le critiche. «Purtroppo», conclude Matta, «non sono questi gli argomenti che assillano la politica regionale, preoccupata invece di altre questioni». È sulla stessa linea Francesca Ticca , segretario generale della Uil Sardegna: «La Regione non ha messo in campo un piano sulle politiche attive del lavoro e oggi ne paghiamo le conseguenze».
24 dicembre 2008
Ex Algida, incontro tra azienda e sindacati
L'Unione Sarda Mercoledì 24 dicembre 2008 pag 27
Un incontro fra Unilever e sindacati è stato promosso dall'assessorato regionale del Lavoro per scongiurare la fine della cassa integrazione e, dunque, il licenziamento dei dipendenti, che potrebbero lasciare l'azienda dal primo gennaio. L'appuntamento è fissato per il 29 dicembre alle 11.30 nella sede dell'assessorato, in via XXVIII febbraio.«Non è vero che la Regione non ha fatto sentire la propria voce», si legge in una nota. «Lo ha fatto nell'unico modo in cui poteva, ossia inviando, come peraltro richiesto dalla stessa Unilever attraverso l'Associazione degli Industriali, una comunicazione chiara ed inequivocabile circa la propria volontà di attivare le procedure per la Cassa Integrazione Guadagni in deroga a partire, come detto, dal 1 gennaio 2009».
Un incontro fra Unilever e sindacati è stato promosso dall'assessorato regionale del Lavoro per scongiurare la fine della cassa integrazione e, dunque, il licenziamento dei dipendenti, che potrebbero lasciare l'azienda dal primo gennaio. L'appuntamento è fissato per il 29 dicembre alle 11.30 nella sede dell'assessorato, in via XXVIII febbraio.«Non è vero che la Regione non ha fatto sentire la propria voce», si legge in una nota. «Lo ha fatto nell'unico modo in cui poteva, ossia inviando, come peraltro richiesto dalla stessa Unilever attraverso l'Associazione degli Industriali, una comunicazione chiara ed inequivocabile circa la propria volontà di attivare le procedure per la Cassa Integrazione Guadagni in deroga a partire, come detto, dal 1 gennaio 2009».
23 dicembre 2008
Notizie del 23/12/2008
L'Unione Sarda pag 13
Non si trova un accordo sulla cassa integrazione: lavoratori disperati
Unilever, nessuna proroga
Martedì 23 dicembre 2008
Non hanno potuto tirare un respiro di sollievo, ieri, i settanta lavoratori dell'Unilever che avrebbero voluto portare a casa la proroga della cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 31 dicembre. Nella sede cagliaritana di Confindustria si è tenuto nel pomeriggio un incontro tra rappresentanti dell'azienda e sindacati. La speranza dei dipendenti della multinazionale che a Cagliari produceva gelati Algida era quella di ottenere la firma sul documento di richiesta di ammortizzatori sociali. «Da inoltrare al ministero del Lavoro attraverso la Regione», spiega Rita Poddesu, della Flai-Cgil. L'azienda ha scelto invece di «non firmare il verbale di accordo perché prima avrebbe voluto conoscere il parere della Regione».
ACCORDO SALTATO Non è bastato il fax inviato dall'assessorato del Lavoro, con «l'impegno a concedere la proroga e la garanzia della disponibilità finanziaria», ricostruisce Pasquale Deiana, della Uila-Uil. «L'azienda ha spiegato che avrebbe voluto incontrare direttamente la Regione e fare una sorta di accordo istituzionale». Si sarebbe dunque potuto portare a termine questo passaggio, secondo alcuni lavoratori, «se la Regione fosse stata presente o se avesse consultato per tempo l'azienda». I sindacati, fa sapere Francesco Piras della Fai-Cisl, avevano «provveduto a contattare gli uffici dell'assessorato del Lavoro per informarli dell'incontro. Invece, per una questione formale la firma, con la conseguente attivazione delle procedure necessarie, non c'è stata».
LA PROTESTA A quel punto una cinquantina di lavoratori si è spostata sotto il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, per sollecitare un incontro urgente tra tutte le parti. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore Romina Congera e un nuovo incontro è stato fissato per il 29 dicembre, a due giorni dalla scadenza della cassa integrazione. «I tempi sono strettissimi», dice Rita Poddesu, «i lavoratori hanno ricevuto le lettere di licenziamento e il primo gennaio, se non si dovesse sottoscrivere la richiesta, scatterebbe la mobilità». In altri termini, licenziamento e niente più cassa integrazione. ( ma. lam. )
Sito della Regione Sardegna
Il 29 dicembre incontro alla Regione per l'Unilever
L'assessore regionale del lavoro, preso atto della situazione di stallo in cui versa la questione Unilever, ha ritenuto opportuno promuovere di un incontro fra le parti, alla presenza dell'assessorato regionale del lavoro con l'esclusivo ruolo di mediatore, e con l'obiettivo primo di scongiurare per i lavoratori ex Algida, il rischio dei licenziamenti.
CAGLIARI, 23 DICEMBRE 2008 - Con riferimento a quanto apparso su un quotidiano sardo sull'esito dell'incontro fra azienda e OOSS, sulla vicenda Unilever di Cagliari, l'assessorato regionale del Lavoro comunica: In tali situazioni le procedure sono ben conosciute dagli addetti ai lavori. Esse impongono che vi sia un accordo preliminare fra le parti, ossia fra l'azienda e le organizzazioni sindacali. L'assessorato, per parte sua, ha fatto pervenire la sua piena disponibilità all'attivazione, a far data dal 1 gennaio 2009, della cassa integrazione in deroga, così da impedire i licenziamenti, le cui procedure sono già in atto e sono previsti dal 1/1/2009. Non è pertanto corretto affermare che la Regione non ha fatto sentire la propria voce. E' vero invece che lo ha fatto, e chiaramente, nell'unico modo in cui poteva, ossia inviando, come peraltro richiesto dalla stessa azienda Unilever attraverso l'Associazione degli Industriali, una comunicazione chiara ed inequivocabile circa la propria volontà di attivare le procedure per la Cassa Integrazione Guadagni in deroga a partire, come detto, dal 1 gennaio 2009. Ad ogni buon conto, l'assessore regionale del lavoro Romina Congera, preso atto con rammarico della situazione di stallo in cui versa la questione Unilever, ha ritenuto opportuno promuovere di un incontro fra le parti, alla presenza dell'assessorato regionale del lavoro con l'esclusivo ruolo di mediatore, e con l'obiettivo primo di scongiurare per i lavoratori ex Algida, il rischio dei licenziamenti. L'incontro è fissato per lunedì 29 dicembre alle ore 11.30, presso l'assessorato regionale del Lavoro, in Via XXVIII febbraio, a Cagliari.
Non si trova un accordo sulla cassa integrazione: lavoratori disperati
Unilever, nessuna proroga
Martedì 23 dicembre 2008
Non hanno potuto tirare un respiro di sollievo, ieri, i settanta lavoratori dell'Unilever che avrebbero voluto portare a casa la proroga della cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 31 dicembre. Nella sede cagliaritana di Confindustria si è tenuto nel pomeriggio un incontro tra rappresentanti dell'azienda e sindacati. La speranza dei dipendenti della multinazionale che a Cagliari produceva gelati Algida era quella di ottenere la firma sul documento di richiesta di ammortizzatori sociali. «Da inoltrare al ministero del Lavoro attraverso la Regione», spiega Rita Poddesu, della Flai-Cgil. L'azienda ha scelto invece di «non firmare il verbale di accordo perché prima avrebbe voluto conoscere il parere della Regione».
ACCORDO SALTATO Non è bastato il fax inviato dall'assessorato del Lavoro, con «l'impegno a concedere la proroga e la garanzia della disponibilità finanziaria», ricostruisce Pasquale Deiana, della Uila-Uil. «L'azienda ha spiegato che avrebbe voluto incontrare direttamente la Regione e fare una sorta di accordo istituzionale». Si sarebbe dunque potuto portare a termine questo passaggio, secondo alcuni lavoratori, «se la Regione fosse stata presente o se avesse consultato per tempo l'azienda». I sindacati, fa sapere Francesco Piras della Fai-Cisl, avevano «provveduto a contattare gli uffici dell'assessorato del Lavoro per informarli dell'incontro. Invece, per una questione formale la firma, con la conseguente attivazione delle procedure necessarie, non c'è stata».
LA PROTESTA A quel punto una cinquantina di lavoratori si è spostata sotto il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, per sollecitare un incontro urgente tra tutte le parti. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore Romina Congera e un nuovo incontro è stato fissato per il 29 dicembre, a due giorni dalla scadenza della cassa integrazione. «I tempi sono strettissimi», dice Rita Poddesu, «i lavoratori hanno ricevuto le lettere di licenziamento e il primo gennaio, se non si dovesse sottoscrivere la richiesta, scatterebbe la mobilità». In altri termini, licenziamento e niente più cassa integrazione. ( ma. lam. )
Sito della Regione Sardegna
Il 29 dicembre incontro alla Regione per l'Unilever
L'assessore regionale del lavoro, preso atto della situazione di stallo in cui versa la questione Unilever, ha ritenuto opportuno promuovere di un incontro fra le parti, alla presenza dell'assessorato regionale del lavoro con l'esclusivo ruolo di mediatore, e con l'obiettivo primo di scongiurare per i lavoratori ex Algida, il rischio dei licenziamenti.
CAGLIARI, 23 DICEMBRE 2008 - Con riferimento a quanto apparso su un quotidiano sardo sull'esito dell'incontro fra azienda e OOSS, sulla vicenda Unilever di Cagliari, l'assessorato regionale del Lavoro comunica: In tali situazioni le procedure sono ben conosciute dagli addetti ai lavori. Esse impongono che vi sia un accordo preliminare fra le parti, ossia fra l'azienda e le organizzazioni sindacali. L'assessorato, per parte sua, ha fatto pervenire la sua piena disponibilità all'attivazione, a far data dal 1 gennaio 2009, della cassa integrazione in deroga, così da impedire i licenziamenti, le cui procedure sono già in atto e sono previsti dal 1/1/2009. Non è pertanto corretto affermare che la Regione non ha fatto sentire la propria voce. E' vero invece che lo ha fatto, e chiaramente, nell'unico modo in cui poteva, ossia inviando, come peraltro richiesto dalla stessa azienda Unilever attraverso l'Associazione degli Industriali, una comunicazione chiara ed inequivocabile circa la propria volontà di attivare le procedure per la Cassa Integrazione Guadagni in deroga a partire, come detto, dal 1 gennaio 2009. Ad ogni buon conto, l'assessore regionale del lavoro Romina Congera, preso atto con rammarico della situazione di stallo in cui versa la questione Unilever, ha ritenuto opportuno promuovere di un incontro fra le parti, alla presenza dell'assessorato regionale del lavoro con l'esclusivo ruolo di mediatore, e con l'obiettivo primo di scongiurare per i lavoratori ex Algida, il rischio dei licenziamenti. L'incontro è fissato per lunedì 29 dicembre alle ore 11.30, presso l'assessorato regionale del Lavoro, in Via XXVIII febbraio, a Cagliari.
19 dicembre 2008
Il triste Natale dei lavoratori Unilever
I dipendenti dello stabilimento hanno ricevuto nei giorni scorsi le lettere di licenziamento.
Scade la cassa integrazione: nessuna certezza sul rinnovo
È un Natale amaro quello che vivono i dipendenti della Unilever: la cassa integrazione è in scadenza. Non resta che sperare nella proroga.
Unilever punto e a capo. Si avvicina la scadenza della cassa integrazione straordinaria, fissata il 31 dicembre, ma la clessidra del futuro dei lavoratori dello stabilimento di viale Marconi ancora non è stata capovolta.
È un Natale amaro quello che vivono i dipendenti della Unilever: la cassa integrazione è in scadenza. Non resta che sperare nella proroga.
Unilever punto e a capo. Si avvicina la scadenza della cassa integrazione straordinaria, fissata il 31 dicembre, ma la clessidra del futuro dei lavoratori dello stabilimento di viale Marconi ancora non è stata capovolta.
Se da una parte, i dipendenti, circa una settantina, sperano in una seconda boccata di ossigeno della durata di altri 12 mesi, che arriverebbe con una deroga dell'ammortizzatore sociale, dall'altra cedono allo sconforto, davanti allo spettro di una mobilità che si sta materializzando con le lettere di licenziamento recapitate quasi alla vigilia di Natale.
La multinazionale, infatti, che nello stabilimento cagliaritano produceva gelati Algida, proprio in questi giorni sta inviando ai lavoratori la comunicazione di «risoluzione del rapporto di lavoro per riduzione di personale».
LA SPERANZA Non proprio un fulmine a ciel sereno, si tratta di un passaggio già previsto che non dovrebbe influire su un'eventuale proroga della cassa integrazione, di cui si dovrebbe discutere a Cagliari in un incontro previsto lunedì prossimo tra azienda e organizzazioni sindacali. Questo non significa che non sia un regalo poco gradito, oltretutto a una manciata di giorni dalle feste. Che non potranno mai essere come quelle di «due anni fa, quando la nostra situazione lavorativa era serena a mai ci saremmo potuti aspettare un epilogo del genere», dice amareggiato Marco Cauli, rappresentante Rsu.
E invece, la terra sotto i piedi ha iniziato a tremare.L'accordo-salvagente, firmato da delegati aziendali, l'assessore regionale Romina Congera, quello provinciale Piero Comandini, sindacati e rappresentanti di Confindustria, un anno fa c'è stato. Il problema è che nel frattempo nessuno ha rilevato le quote. I cancelli sono rimasti blindati, qualcuno è stato accompagnato alla pensione, altri hanno chiesto un anticipo del Tfr e tutti hanno dovuto rivedere i propri programmi di vita. «Prima potevo permettermi di acquistare regali per parenti e amici ma ora no», lamenta Cauli, «non posso regalare proprio nulla a nessuno».
LA PROROGA L'unica consolazione, almeno sotto Natale, potrebbe essere «la proroga, opportuna per chi potrà avvicinarsi alla pensione ma anche per i giovani, che potranno avere un altro anno di respiro», dice Salvatore Cadelano, dipendente. Anche se, sotto l'albero, o comunque a gennaio, è chiaro che si vorrebbe trovare «un piano industriale presentato da qualche acquirente davvero interessato».Il passaggio più vicino resta quello del 22 dicembre. Obiettivo proroga, anche per «cercare di creare le condizioni perché», auspica Francesco Piras, della Fai Cisl, «con l'intervento di qualche imprenditore locale possa riprendere l'attività produttiva».
I tempi stringono: «Si è aspettato l'ultimo minuto», dice Pasquale Deiana, Uila-Uil. Rita Poddesu, Flai-Cgil, crede che «una proroga venga raggiunta, siamo fiduciosi». A far ben sperare è anche la disponibilità espressa dall'azienda proprio ieri, a Roma, nel corso di un incontro con le segreterie sindacali nazionali sul nuovo assetto societario, durante il quale si è fatto un veloce cenno anche a Cagliari.
CALIGARIS A rilanciare la necessità di un prolungamento della cassa integrazione è il consigliere regionale socialista Maria Grazia Caligaris (Ps), che richiama l'attenzione «sull'ennesimo dramma che richiede una reazione forte da parte della Regione, anche perché il tessuto industriale dell'isola si è talmente indebolito da non consentire l'assorbimento dei lavoratori in altri settori». Se non sarà avviata la richiesta di deroga della cassa integrazione, per la Caligaris, «la nuova batosta della lettera di licenziamento, dal primo gennaio, farà accrescere il numero dei disoccupati nell'isola».
MARIANGELA LAMPIS
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