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21 ottobre 2008

Isola in recessione, serve una scossa


L'UNIONE SARDA 21 OTT 2008 1 2




L'isola è in difficoltà. La Cisl denuncia l'aumento dei disoccupati e la mancanza di politiche adeguate. La Sardegna è sull'orlo della recessione. «La disoccupazione aumenta, l'economia rallenta e la politica regionale resta a guardare». Sono parole allarmanti quelle pronunciate ieri a Cagliari dai vertici della Cisl. Il monitoraggio realizzato dal sindacato nel 2008 - che ha fatto il punto sulle emergenze e sullo stato delle vertenze nei settori produttivi e negli enti strumentali della Regione - parla di 8.366 lavoratori in sofferenza e di 7.934 buste paga perse. Un esercito di famiglie in crisi, alle prese con un reddito che diminuisce (-3% dal 1999 a oggi) e con un mercato del lavoro senza prospettive. Per Mario Medde, segretario generale del sindacato, è tempo di suonare la sveglia. «Oggi», annuncia il sindacalista, «non vedo altra strada se non quella di uno sciopero generale».
LA MOBILITAZIONE «Bisogna reagire con un segnale forte, che deve venire da tutta la società sarda», tuona Medde. «Si tratta di avviare la mobilitazione dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati per una svolta nelle politiche economiche, sociali e del lavoro». A preoccupare il leader della Cisl è «l'inerzia» della politica regionale. «Di fronte alla crisi, ipotizzare un percorso di sviluppo senza favorire l'insediamento e l'attrazione delle imprese è una scelta assurda e sbagliata», incalza Medde. Per raggiungere qualsiasi obiettivo di sviluppo, sottolinea il numero uno della Cisl, «bisogna mettere in campo strumenti rapidi ed efficaci: come per esempio, politiche attive del lavoro, dell'innovazione e dei servizi reali». La realtà della Sardegna, però, è un'altra. Ed è fatta di incognite. «Gli interventi della Regione a favore delle aziende non sono ancora chiari, così come quelli per l'abbattimento del precariato e per l'inserimento nel mondo del lavoro delle fasce deboli».
LA FINANZIARIA I problemi, insomma, sono tanti. E per questo, attacca Medde, «l'impegno della Regione, dello Stato e dell'Unione europea deve essere adeguato alla dimensione della crisi». Ma nel mirino della Cisl finisce soprattutto la giunta guidata da Renato Soru. «La situazione economica e sociale, il fenomeno spropositato dei residui (7 miliardi a fine 2007), lo stato delle riforme e l'inadeguatezza della manovra finanziaria sono tutti aspetti che impongono un cambiamento profondo e diffuso», sostiene Medde. Proprio sulla legge di bilancio regionale il sindacalista non risparmia critiche. «Come nel bilancio 2008, la manovra 2009 appare impostata su un generale rimando ai fondi della programmazione comunitaria. Questo metodo», precisa Medde, «limita gli investimenti e soprattutto fa venir meno la caratteristica fondamentale dei fondi europei: quella cioè di essere aggiuntivi e non sostitutivi per le politiche di sviluppo». Ecco perché, secondo la Cisl, è indispensabile che la giunta Soru introduca nella manovra ulteriori risorse regionali per interventi mirati sul sistema produttivo e sul lavoro.
IL CONFRONTO L'analisi di Medde chiama in causa anche lo Stato e l'Unione europea. «Occorre riaprire un tavolo per accelerare l'attuazione delle intese sulla chimica e l'energia», osserva il segretario generale della Cisl: «I ritardi nell'applicazione di questi accordi sono diventati inaccettabili». L'Unione europea non è da meno: le sue inadempienze, conclude Medde, «riguardano il riconoscimento dello status di insularità, la definizione della partita energetica e il rafforzamento degli investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali».
LANFRANCO OLIVIERI





La crisi è da capogiro. La dimostrazione si trova nella sfilza di numeri registrati dalla Cisl Sardegna e riportati nel monitoraggio periodico sullo stato dell'economica isolana nel 2008. Non ci sono solo gli 8.366 lavoratori in sofferenza (cassa integrazione e mobilità) e le 7.934 buste paga perse. Il sindacato, guidato da Mario Medde, ricorda che in Sardegna sono tremila i cassa integrati, mentre i disoccupati raggiungono quota 81 mila (98 mila sono invece gli scoraggiati, cioè coloro che non cercano più un'occupazione). Il tutto è aggravato da un evoluzione del Pil (il Prodotto interno lordo) vicina allo zero.
I NUMERI Nel 2007 la crescita dell'economia è stata dello 0,69%, rispetto al +1,46% realizzato a livello nazionale. E per il 2008 le attese della Cisl «non sono di certo migliori». Il sindacato punta il dito sulla disoccupazione. «Il mercato del lavoro isolano», commenta il segretario generale Mario Medde, «registra nel primo e nel secondo trimestre 2008 un preoccupante aumento del tasso di disoccupazione rispetto agli stessi trimestri dell'anno precedente. Nel primo trimestre», continua Medde, «il tasso ha raggiunto il 13,5%, mentre nella seconda parte dell'anno abbiamo registrato un 11,3% rispetto all'8,6% dello stesso trimestre del 2007».
I POSTI DI LAVORO La crisi economica è trasversale: colpisce tutti i settori. Gli enti strumentali dell'amministrazione regionale, si legge nel rapporto della Cisl, segnano 1.500 posti di lavoro in meno nel 2008. Per non parlare poi delle aree industriali. A Cagliari, prosegue lo studio, sono rimasti a terra 474 lavoratori (1.091 sono in sofferenza), mentre a Nuoro la cifra tocca quota 1.260 (2.000 in sofferenza). E se l'Oristanese e l'Ogliastra mettono a segno numeri più bassi, rispettivamente -200 e -500 posti persi (428 e 170 in difficoltà), mostra invece cifre record la Gallura (3.500 lavoratori in meno e 750 in sofferenza). Chiude il Sulcis con 500 buste paga andate in fumo e 564 in bilico.
IL PUBBLICO Il rapporto del sindacato fa una mappatura precisa della crisi. Nel settore pubblico, le emergenze più grandi si incontrano nella formazione professionale (713 lavoratori in sofferenza fra mobilità ed esodo incentivato), nei consorzi di bonifica (400 lavoratori in difficoltà) e nei 607 precari delle Lsu (i lavoratori socialmente utili). E non se la passa meglio il mondo delle imprese. Al centro dello studio della Cisl finisce soprattutto l'industria sarda: comparto che occupa 141 mila persone.
LA MAPPA A Cagliari, per esempio, c'è il caso della Unilever (che ha chiuso gli impianti e ha messo il personale in cassa integrazione o in mobilità) e quello di Vitrociset (che ha ridotto l'attività e ha trasferito parte del personale nel poligono San Lorenzo). A Nuoro, al contrario, ci sono la Legler (dove 250 lavoratori attendono una proroga alla cassa integrazione), l'Equipolimers (in crisi per colpa del caro-energia) e i marmi di Orosei (che registrano cali nelle commesse per la crisi dei Paesi importatori). Proseguendo nella classifica, a Oristano si registra il fallimento della Tharros Graniti (100 buste paga). Stesso discorso per il Sulcis, dove la Portovesme ha il futuro appeso al calo dei costi energetici. Insomma, il quadro non appare certo rassicurante.
GALLURA E MONTE ACUTO La Cisl non dimentica i problemi della Gallura: vale a dire la vertenza che ha portato alla chiusura della Palmera (tornata di recente alla produzione), le difficoltà del settore sughericolo e del lapideo (con la chiusura di tutti gli impianti di segagione). E ancora la crisi di Convesa a Chilivani e della Plastwood di Tempio.
( lan. ol. )