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30 giugno 2007

Sit-in dei lavoratori davanti alla Regione Sardegna 26/06/07

Sit-in dei lavoratori davanti alla Regione Sardegna 26/06/2007

Industrie in crisi, la Cisl in piazza ma da sola prima del d-day a Roma con Bersani.Botta e risposta con la Regione: cifre false
Il D-Day romano dovrebbe essere il 10 luglio, anche se manca la convocazione ufficiale del Governo. Nell'attesa dell'incontro a palazzo Chigi sulla situazione industriale dell'isola, la Cisl muove le sue pedine: prima con una manifestazione sotto il palazzo del Consiglio regionale, poi con una serie di incontri coi capigruppo di maggioranza e opposizione - separati - e con la commissione Industria in audizione straordinaria. Una partita in grande stile che non poteva passare inosservata: dalla Giunta arriva puntuale la risposta dell'assessore Concetta Rau, che avverte i delegati sindacali di non forzare le cifre a sostegno delle proprie tesi.
In ogni caso la Cisl porta a casa il risultato: concretizzato in una seduta straordinaria dell'assemblea consiliare con all'ordine del giorno le vertenze in campo, precedente alla missione romana ed eventualmente aperta - ma servirà consultare il regolamento interno - alla partecipazione delle forze sociali e la possibilità che i capigruppo partecipino alla giornata nella capitale, oltre al coinvolgimento dei parlamentari isolani. La via scelta dal sindacato guidato da Mario Medde è quella dell'unione che fa la forza, unico modo per tenere alta l'attenzione sul comparto produttivo isolano.
In quest'ottica il primo paradosso sembra l'assenza della Cgil e della Uil. Ma dalla segreteria regionale Cisl l'avevano annunciato: il sit-in dei delegati del sindacato si farà con o senza le altre sigle confederali, anche se gli appelli per una manifestazione unitaria erano andati avanti sino all'altro giorno. Così non è stato: «Talvolta serve marciare separati per colpire uniti», ha abbozzato Medde, «ma arrivare a Roma nel silenzio più totale avrebbe significato e significherebbe ridurre un appuntamento importante alla stregua di ordinaria amministrazione».
Invece, ha detto il segretario davanti alla commissione Industria, «l'incontro del 10 luglio magari non sarà definitivo ma decisivo sì». Ecco la necessità di coinvolgere tutto il Consiglio regionale e di impegnarlo in una seduta dalla quale, si spera, dovrà venir fuori un documento unitario da portare poi al tavolo con il sottosegretario Enrico Letta e il ministro Pierluigi Bersani. Servirà, nell'idea della Cisl, a sostenere i quattro punti fondamentali che i sindacati - uniti, in questo caso - sottoporranno all'attenzione del governo nazionale.
E cioè: l'attuazione degli accordi sull'energia e il mantenimento degli impegni assunti in sede ministeriale, l'ultimo in ordine di tempo il 31 ottobre, proprio dal ministro Bersani; l'attuazione dell'accordo sulla chimica siglato a Roma il 14 luglio 2003; l'attuazione degli accordi sulle infrastrutture («Perché il protocollo sottoscritto da Di Pietro con Soru qualche mese fa», aggiunge Medde, «non è sufficiente»); la sottoscrizione di un accordo di programma quadro a sostegno delle attività produttive, che preveda la localizzazione in Sardegna di imprese d'eccellenza finalizzate dallo Stato e di industrie innovative («Così come prospettato dalla Regione ma mai attuato»), il sostegno alla localizzazione delle industrie elettromeccaniche per la produzione di energia da fonti rinnovabili e un'intesa a parte per il tessile, l'agroalimentare e la nautica.
In pratica un nuovo modello di sviluppo industriale per l'isola: «La manifestazione di oggi è un monito a Governo e Regione perché diano dimostrazione di voler governare le emergenze e contemporaneamente di voler programmare un futuro industriale che rilanci l'economia e il lavoro», aveva detto il leader della Cisl ai circa trecento delegati sardi giunti da alcune delle 36 aziende in crisi: Carbosulcis, Portovesme srl, Alcoa, Unilever, Sbs e Legler fra le altre.
Dalla piazza la minaccia di sciopero generale
Sempre dalla piazza, Medde non aveva escluso l'opzione drastica: «Da troppo tempo ormai il governo non ascolta la voce dei lavoratori e le proposte del sindacato per attuare gli accordi e garantire gli investimenti necessari. Gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione e la mobilità non devono restare l'unica risposta in campo oggi nell'isola. Anticipiamo oggi un segnale forte di quel che sarà se anche il 10 luglio dovesse trasformarsi nell'ennesimo viaggio della speranza». In quel caso «sarà ineluttabile lo sciopero generale dei lavoratori sardi».
La via per evitarlo, come detto, è quella di presentarsi a Roma compatti, con una piattaforma comune e con il sostegno della politica isolana. Trovato, vista la disponibilità dei capigruppo alle richieste della Cisl. Ma qui c'è il secondo paradosso, segnato dalle riunioni separate con i rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione.
Dagli esponenti del centrosinistra è arrivata la richiesta di ritrovare l'unità anche fra i sindacati, «per una maggiore garanzia di vittoria nelle vertenze» come sottolineato dal capogruppo Ds Siro Marroccu e per «una assunzione di responsabilità più forte da parte nostra» secondo il rappresentante di Progetto Sardegna, Chicco Porcu. Fondamentale, secondo Antonio Biancu (Margherita), «ritrovare entro il 10 l'unità fra i gruppi in Consiglio e fra la Giunta e le forze sociali, indispensabile per ottenere un altro successo come già successo in occasione della vertenza sulle entrate».
Indiscutibile «il sostegno e la solidarietà» di Sinistra Autonomista, espressa da Tore Serra: «Al di là dei numeri e dei dati crudi, è chiaro che se i lavoratori scendono in piazza c'è malessere e serve dare risposte». La scelta della mobilitazione, poi, è inevitabile «nel momento in cui viene meno la concertazione fra le istituzioni», ha sottolineato Sergio Marraccini (Udeur), «ma bisogna essere in grado di governare la piazza per evitare che spazzi via sia noi che voi». Che l'Udeur non sia tenero con la Giunta non è un mistero: «Certamente non sostituendo qualche assessore si pone rimedio: non occorrono vittime sacrificali, ma energici e improrogabili cambi di rotta su tutti i fronti. Non c'è più tempo da perdere, come ha detto il segretario della Cisl, se non si vuole veramente il collasso sociale».
Dallo Sdi arriva l'invito a un allargamento della partita: «Energia, infrastrutture e trasporti, senza dimenticare la riqualificazione di quanto presente nei poli industriali sardi, per cancella l'immagine di un comparto decadente».
Pieno sostegno anche dal capogruppo del Prc Luciano Uras, con una avvertenza: «I dati evidenzaiti sono preoccupanti, ma al di la dei numeri serve tornare alla buona abitudine del coinvolgimento delle parti sociali nelle decisioni di governo in materia di lavoro - buono e per tutti - politica economica e sviluppo che abbia elevata qualità ambientale: il rapporto con questa maggioranza non può essere solo di tipo informativo». Ancora di più «in un momento in cui il confronto fra Stato e Regione è ancora una partita tutta da giocare».
Al secondo appuntamento della giornata, la Cisl (sempre per bocca di Mario Medde: parlerà solo lui, nonostante sia accompagnato da una ventina di delegati) si mostra più aggressiva. Davanti ai consiglieri del centrodestra si poteva anche mettere in conto uno spazio maggiore per gli attacchi diretti alla Regione. Infatti: ferme le richieste - anche in questo caso tutte accettate - su tavoli diversi le carte da giocare sono diverse.
Allora, secondo Medde, «gestendo le emergenze senza pensare a cosa accadrà in futuro» la Regione diventa «quell'uomo che cerca di tappare con il dito la falla nella diga» e gli ammortizzatori sociali «una liana che non si può lasciare prima di aver individuato l'altra a cui appendersi: allora non vogliamo solo gli ammortizzatori ma vogliamo essere protagonisti dello sviluppo industriale».
Puntuale il rilancio del centrodestra: «Giusta la via del coinvolgimento del Consiglio», secondo Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia: «storicamente i grandi accordi per il rilancio della produzione industriale hanno avuto come protagonisti i sindacati ma anche la convergenza politica». Così è stato nella storia recente: «Gli accordi sulla chimica e sull'energia furono siglati a palazzo Chigi nell'anno 2003, proprio a seguito di un confronto forte e drammatico che vide nella crisi della Montefibre e Ottana la scintilla decisiva. Oggi le situazioni di crisi, analoghe a quella, sono numerosissime: Legler, Unilever, Palmera, Plastwood, ad esempio. A ciò si aggiunge un grave allarme sulla questione energetica: per l'industria energivora sono incerti sia le tariffe speciali sia la soluzione strutturale sulla centrale del Sulcis, insieme al rilancio della miniera di Nuraxi Figus».
Dopo aver censurato quelle che definisce «farneticazioni», e cioè le azioni della Regione per salvare la Carbosulcis, La Spisa richiama «il Consiglio regionale, che deve assumere a questo punto un più attento ruolo di indirizzo politico». Servirebbe un documento unitario, «perché non può bastare solo l'azione della Giunta o quella di Giunta e Governo».
Secondo Pierpaolo Vargiu, capogruppo dei Riformatori, «a spaventare è il fatto che tutti i settori sono in sofferenza: dall'industria al commercio all'artigianato e fiino ai due comparti che la Regione si è accollata: la sanità e i trasporti, guarda caso i più in crisi». Bene quindi il coinvolgimento del Consiglio ma anche quello dei parlamentari, «per evitare di fare la solita figura dei sardi divisi fra quello che fa centrodestra e centrosinistra: alla fine dei discorsi, per temi come questi serve l'unità: è quanto avviene nelle altre regioni». D'accordo anche Silvestro Ladu (Fortza Paris): «I problemi in campo sono problemi di tutti, non questioni di destra o di sinistra. Allora è importante la richiesta di una seduta del Consiglio allargato per stabilire il percorso giusto, a fronte della mancanza di soluzioni di un governo regionale in confusione».
«Questa legislatura era partita con la promessa di un nuovo modello di sviluppo, tutto bastao sull'alta tecnologia e sull'innovazione», spiega Ignazio Artizzu (An), «e noi temevamo l'abbandono dei settori tradizionali, non floridi ma in grado di sostenersi: il primo non si è avuto, dei secondi si è aggravata la crisi. Non solo dell'industria ma anche del comparto agricolo-pastorale, del turismo, del commercio e dell'artigianato». Accettato il confronto in Consiglio, «sarebbe necessario che Bersani venisse prima qui a spiegarci perché a distanza di un anno niente è cambiato se non in peggio».
In commissione Industria, a fine mattinata, Medde ha espresso le stesse richieste e le stesse preoccupazioni: anche in questo caso la disponibilità all'impegno nella vertenza è massimo e bipartisan. Una giornata da incorniciare, quindi? Non proprio: a stretto giro di posta è arrivato la risposta dell'assessore regionale all'industria, Concetta Rau.
Botta e risposta Regione-sindacato sui numeri
L'intervento dell'assessore ha dato nuova linfa all'argomento: «Dov'era la Cisl quando nel passato si adottavano alcuni discutibili provvedimenti per il settore industriale, per esempio finanziando imprese che si sono rivelate inesistenti o inconsistenti, oppure sostenendo attività mai decollate che generavano solo finte assunzioni? Purtroppo oggi stiamo pagando lo scotto di quelle scelte sbagliate».
L'esponente della Giunta replica alle dichiarazioni fatte durante il sit-in sotto il palazzo del Consiglio, precisando che «la Cisl è libera di manifestare quando ritiene più opportuno» ma ricordando «che le altre organizzazioni sindacali hanno preferito attendere l'incontro del 10 luglio a Roma, con il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta e con il ministro Bersani prima di esprimere un giudizio».
Secondo Rau «la Cisl snocciola i numeri senza considerare le cause e, quindi, non è di alcun supporto a una più efficace azione di governo». L'assessore chiede al sindacato così come a tutti gli interlocutori del dibattito, «di non alterare i dati e i numeri a sostegno delle proprie tesi». Valgono, in pratica, i dati dell'Istat in base ai quali gli occupati dell'industria in Sardegna sono calati nella prima parte del 2006, ma nell'ultimo trimestre dello stesso anno e nel primo trimestre del 2007 sono nuovamente aumentati.
Uno scarto negativo esiste, precisa l'assessore, ma «non è di 12mila unità come la Cisl sostiene, bensì di 4mila, più che compensato dall'incremento dell'occupazione nel settore terziario: come è indicato in tutte le analisi internazionali più qualificate, è il settore che cresce di più nelle economie avanzate, anche per la naturale evoluzione della moderna organizzazione d'impresa che decentra all'esterno le sue attività terziarie (pulizia, guardiania, centro servizi, call center) che prima erano contabilizzate nella parte di attività principale manifatturiera».
Non basta: «Viene anche da chiedersi», prosegue la Rau, «perchè la Cisl non abbia mosso obiezioni particolari negli incontri ai quali hanno partecipato tutte le organizzazioni sindacali. Sulla politica industriale questa Giunta ha presentato un'azione innovativa e un progetto ben chiaro, nonostante abbia trovato situazioni di crisi decotte: basti pensare alla maggior parte delle vertenze storiche, certamente non generate da questa Giunta».
La Regione, dice ancora Rau, punta invece «a rafforzare e a far nascere una sistema produttivo innovativo capace di affrontare la sempre più aggressiva concorrenza internazionale. Una moderna politica industriale non può non considerare come fattori centrali la qualità del capitale umano, le infrastrutture di connessione alle reti globali, la semplificazione burocratica e l'efficienza del sistema amministrativo, lo sfruttamento del patrimonio tecnico scientifico raccolto presso Università, centri di ricerca e grandi imprese a sostegno del sistema imprenditoriale. Su questi temi si è focalizzata la politica della Giunta perché riteniamo sia il solo modo per assicurare prospettive di crescita serie e durature».
Con tanti saluti alle buone intenzioni, dalla Cisl arriva la contro-replica: «L'assessore all'Industria, Concetta Rau, in una nota odierna inutilmente polemica e povera di argomenti utili alla costruzione di una politica industriale regionale invece sempre più carente da parte della Giunta, ci chiede dove era la Cisl quando tempo fa si erogavano contributi facili e si creavano i presupposti del dissesto di oggi nell'industria. La risposta è semplice e conosciuta: eravamo in piazza a protestare contro chi - di destra e di sinistra - allora governava, per chiedere provvedimenti importanti per i lavoratori e i settori produttivi», spiegano dalla segreteria della Cisl.
Con la manifestazione di ieri «la Cisl sarda ha posto semplicemente l'esigenza che quanti sono chiamati a governare, a Cagliari e a Roma, ieri come oggi, devono anche farsi carico delle responsabilità che l'essere forza di governo implica. Certo non compete al sindacato nè sovrintendere all'istruttoria sui contributi erogati nè pagare le colpe di chi non governa come i problemi e le attese del popolo richiederebbero».

28 giugno 2007

UIL, ARRIVARE A ROMA CON DOCUMENTO UNITARIO

Cagliari, 28 giu. - Conferma la compattezza del sindacato anche Enzo Costa, segretario generale della Camera del Lavoro di Cagliari, a margine delle celebrazioni del centenario stamattina nel Palazzo congressi della Fiera di viale Diaz. “Quella della Cisl era una manifestazione di sensibilizzazione, e rispettiamo la sua scelta. La posizione del sindacato e’ unitaria perche’ vogliamo l’intesa su nodi importanti per l’Isola: la mancanza di fonti primarie come il metano, l’assenza della continuita’ delle merci, il differenziale negativo del 20% tra le imprese sarde e quelle della Penisola, e infine l’industria, che ha perso 12mila addetti”.“A questi fattori - ha proseguito Costa - si aggiunge anche la globalizzazione: sappiamo tutti che le sorti della Unilever si decidono a Rotterdam. Non possiamo lasciare il comparto industriale in balia di questi fenomeni”. Sul caos negli aeroporti sardi, Costa ha spiegato: “Finita l’era del grande monopolista, l’Alitalia, siamo passati ad una fase di mercato chiuso, con un tessuto piu’ debole. Quella di abbandonare la Sardegna e’ stata una scelta voluta da Alitalia, e ora chi lo deve sostituire non ha strumenti ne’ organizzazione”. (AGI)

27 giugno 2007

LA SPISA (FI), ASCOLTARE RICHIESTE LAVORATORI

INDUSTRIA: LA SPISA (FI), ASCOLTARE RICHIESTE LAVORATORI
(AGI) - Cagliari, 26 giu. - “Gli interventi di politica industriale si fanno sulla base della spinta dei lavoratori, oltre che delle proposte delle aziende”. Lo sottolinea il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa sottolineando che “storicamente i grandi accordi per il rilancio della produzione industriale hanno avuto come protagonisti i sindacati”.“Gli accordi sulla chimica e sull’energia - ricorda il consigliere azzurro - furono siglati a Palazzo Chigi nell’anno 2003, proprio a seguito di un confronto forte e drammatico che vide nella crisi della Montefibre e Ottana il fattore decisivo.Oggi le situazioni di crisi, analoghe a quella, sono numerosissime: Legler, Unilever, Palmera, Plaswood etc.A cio’ si aggiunge un grave allarme sulla questione energetica: per l’industria energivora sono incerti sia le tariffe speciali sia la soluzione strutturale della centrale del Sulcis, insieme al rilancio della mineraria di Nuraxi Figus. Il Governo nazionale - secondo La Spisa - e’ sostanzialmente fermo, mentre La Giunta Regionale assiste passivamente al lungo elenco di cattive notizie. La stessa battuta d’arresto della gara per la centrale del Sulcis non ha prodotto reazioni positive, anzi si sono fatte dichiarazioni azzardate e fantasiose come quella del coinvolgimento della Sfirs nel rilancio della CarboSulcis.Traspare una forte tentazione: quella di limitare la politica per l’industria, la politica per l’emergenza e per gli ammortizzatori sociali. Il Consiglio Regionale deve assumere a questo punto un piu’ attento ruolo di indirizzo politico. Siamo fortemente favorevoli ad un dibattito in consiglio entro il 10 luglio 2007.Speriamo - conclude il capogruppo dio Forza Italia - che l’iniziativa possa essere comune a maggioranza e opposizione”.

26 giugno 2007

SARDEGNA: CRISI INDUSTRIA, CISL MINACCIA SCIOPERO GENERALE


(AGI) - Cagliari, 26 giu. - “Il sonno della Regione genera poverta’”. Parafrasando un celebre detto, con questo slogan affisso su un pilastro dei portici del Consiglio regionale, circa 400 quadri e delegati del settore industria della Cisl provenienti da tutta la Sardegna hanno manifestato stamattina a Cagliari per ribadire le richieste del sindacato a Regione e governo in vista di un incontro a Palazzo Chigi sulla situazione delle attivita’ produttive nell’isola. La data indicata e’ il 10 luglio prossimo, ma - evidenziano il segretario generale Mario Medde e Giovanni Matta della segreteria regionale - una convocazione ufficiale ancora non esiste.Oggi doveva essere la giornata della marcia su Roma di un migliaio di lavoratori sardi dell’industria, settore in cui 12.000 addetti nell’ultimo anno sono rimasti senza occupazione. Cgil, Cisl e Uil si erano accordate per rilanciare con un sit-in davanti a Palazzo Chigi la vertenza sarda, in attesa di un incontro con il governo, ma l’annuncio della data del 10 ha indotto Cgil e Uil a sospendere l’iniziativa. La segreteria della Cisl, invece, ha promosso la manifestazione di stamane, cui hanno partecipato delegazioni di alcune delle 36 aziende in crisi: Carbosulcis, Portovesme srl, Alcoa, UNILEVER, Legler, Sbs, per citarne alcune. In un comizio tenuto sotto i portici, Medde ha invocato una nuova politica industriale della Regione. “La manifestazione di oggi e’ un monito a governo e Regione perche’ diano dimostrazione di governare le emergenze e contemporaneamente di programmare un futuro industriale che rilanci l’economia e il lavoro”, ha detto il leader della Cisl. “Da troppo tempo ormai il governo non ascolta la voce dei lavoratori e le proposte del sindacato per attuare gli accordi e garantire gli investimenti necessari. Gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione e la mobilita’ non debbono restare l’unica risposta in campo oggi nell’isola. Qui oggi a Cagliari anticipiamo un segnale forte di quel che sara’ se anche il 10 luglio dovesse trasformarsi nell’ennesimo viaggio della speranza: ineluttabile sara’ lo sciopero generale dei lavoratori sardi”.
Assessore Rau: la Cisl non alteri i dati a sostegno delle proprie tesi
Cagliari, 26 Giugno 2007 - "La Cisl è libera di manifestare quando ritiene più opportuno, naturalmente, anche se le altre organizzazioni sindacali hanno preferito attendere l'incontro del 10 luglio prossimo a Roma, con il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta e con il Ministro Bersani prima di esprimere un giudizio". Così l'assessore regionale dell'Industria, Concetta Rau, commenta le dichiarazioni rilasciate dai responsabili regionali della Cisl durante il sit-in di oggi sotto il palazzo del Consiglio regionale.
"La Cisl - prosegue Rau - snocciola i numeri senza considerare le cause e, quindi, non è di alcun supporto a una più efficace azione di governo. Piuttosto, viene da chiedersi dov'era la stessa Cisl quando nel passato si adottavano alcuni discutibili provvedimenti per il settore industriale, per esempio finanziando imprese che si sono rivelate inesistenti o inconsistenti, oppure sostenendo attività mai decollate che generavano solo finte assunzioni. Purtroppo oggi stiamo pagando lo scotto di quelle scelte sbagliate".
"Alla Cisl, così come a tutti gli interlocutori del dibattito politico, chiediamo di non alterare i dati e i numeri a sostegno delle proprie tesi. L'Istat ha pubblicato i propri dati: gli occupati dell'industria in Sardegna sono calati nella prima parte del 2006, ma nell'ultimo trimestre dello stesso anno e nel primo trimestre del 2007 sono nuovamente aumentati. Lo scarto negativo non è di 12mila unità come la Cisl sostiene, bensì di 4mila, più che compensato dall'incremento dell'occupazione nel settore terziario che, come è indicato in tutte le analisi internazionali più qualificate, è il settore che cresce di più nelle economie avanzate, anche per la naturale evoluzione della moderna organizzazione d'impresa che decentra all'esterno le sue attività terziarie (pulizia, guardiania, centro servizi, call center, ecc.) che prima erano contabilizzate nella parte di attività principale manifatturiera".
"Viene da chiedersi anche perché la Cisl non abbia mosso obiezioni particolari negli incontri ai quali hanno partecipato tutte le organizzazioni sindacali. Sulla politica industriale regionale questa Giunta ha presentato un'azione innovativa e un progetto ben chiaro, nonostante abbia trovato situazioni di crisi decotte: basti pensare alla maggior parte delle vertenze storiche, certamente non generate da questa Giunta".
"Puntiamo - conclude l'assessore Rau - a rafforzare e a far nascere una sistema produttivo innovativo capace di affrontare la sempre più aggressiva concorrenza internazionale. Una moderna politica industriale non può non considerare come fattori centrali la qualità del capitale umano, le infrastrutture di connessione alle reti globali, la semplificazione burocratica e l'efficienza del sistema amministrativo, lo sfruttamento del patrimonio tecnico scientifico raccolto presso Università, centri di ricerca e grandi imprese a sostegno del sistema imprenditoriale. Su questi temi si è focalizzata la politica della Giunta perché riteniamo sia il solo modo per assicurare prospettive di crescita serie e durature".

16 giugno 2007

Come eravamo



Per ricordarci come eravamo vi posto qualche link di vecchi spot dei nostri prodotti (sigh!)



L'Assessore Rau parla in TV della Unilever Cagliari

L'assessore all'industria della Regione Sardegna Concetta Rau parla della vertenza Unilever di Cagliari.


http://www.youtube.com/watch?v=J24txACxk-c


e ancora lo special iniziale di Sardegna 1 sulla vertenza Unilever:

http://www.youtube.com/watch?v=UO_wviVnJ4w&NR=1

14 giugno 2007

Tg incontro in Regione 8 giugno

Nella sezione "Links" e in quella dei video è disponibile il Telegiornale sull'incontro in Regione dell'otto giugno.http://www.youtube.com/watch?v=JGHtj0d4pdk

9 giugno 2007

Il "Made in Italy" svilito dalle logiche delle multinazionali

Nella pianificazione delle politiche economiche dei Governi e delle Istituzioni sovranazionali sta emergendo una forte tendenza alla globalizzazione che rischia di colpire e di danneggiare il "Made in Italy" . Una constatazione che deriva non solo dall'atteggiamento dei Governi dinanzi ai tentativi di incursione del mercato nazionale e di appropriazione dei marchi italiani, ma anche dalla visione del marchio italiano da parte degli investitori esteri. I marchi del "Made in Italy" oggi sono sinonimo di un prodotto con alto rapporto prezzo-qualità, rafforzato dal prestigio e dalla esclusività dei processi produttivi, tuttavia vengono allo stesso tempo messi in discussione e continuamente attaccati con tentativi di delegittimazione del "marchio" o di contraffazione. I controlli e le etichette per certificare la provenienza dei prodotti hanno dato tuttavia un risultato paradossale, in quanto oggi rischiano di nuocere il "Made in Italy" stesso, in quanto vi sono spesso degli elementi che vanno a privare di tale denominazione delle società italiane che sono state acquistate dalle multinazionali e che, per questo motivo, hanno impostato la loro produzione secondo delle logiche di globalizzazione. La nuova normativa europea sulla etichettatura degli alimenti potrebbe infatti compromettere il marchio "Made in Italy" per la produzione dell'olio extravergine che fa capo ad alcune società italiane oggi controllate dai grandi marchi. È ciò che si può constatare dalle analisi dei media internazionali, che fanno elegantemente notare che, una volta introdotta la normativa europea dell'etichettatura dei prodotti, si potrebbe arrivare a scoprire che solo il 30% dell'olio venduto come "Made in Italy", è in realtà proveniente da coltivazioni italiane. L'attuale normativa permette che ciò accada in quanto si afferma che l'olio subisce in Italia un processo di raffinazione della materia prima e dunque di successiva lavorazione che consente di conservare questa denominazione. Se tuttavia, le norme europee imporranno la semplice dichiarazione della provenienza della produzione, la sola lavorazione successiva della materia prima non basterà a far conservare a quel prodotto il prestigio che deriva dal "Made in Italy ".
Nel nuovo rapporto, infatti, pubblicato dal Ministro dell'Agricoltura italiano, Paolo De Castro, si precisa infatti che le etichette devono dichiarare il Paese in cui sono stati coltivati gli ulivi e dove è avvenuta la spremitura, indicando così i vari paesi di origine delle miscele. Si riuscirebbe a cautelare in un certo senso le piccole imprese artigianali, ma non i marchi italiani che, sono stati nel tempo acquistati dalle multinazionali, come la Bertolli, di proprietà della Unilever, Carapelli, Cirio e altre che si vedrebbero tolta la denominazione di "Made in Italy". Lo stesso discorso si può per analogia traslare su altri prodotti attualmente definiti italiani, come la salsa di pomodoro, prodotta dalla trasformazione di pomodori per lo più importati, la mozzarella, anch'essa ottenuta spesso da paste di importazione, il vino, il miele, la pasta. Così facendo, si andrà a colpire quelle società che abusano di tale denominazione, ma si danneggerà anche l'universo del "Made in Italy ", se la produzione di alcuni prodotti italiani perderà il suo marchio che possiede ma molto tempo.
Questo accadrà perché il concetto stesso di "Made in Italy" non è ben concepito ed elaborato e viene spesso interpretato in maniera restrittiva: esso invece rappresenta la ricchezza stessa dell'Italia, è il motore del PIL e dell'economia dell'esportazione. Tale aspetto non viene spesso dovutamente considerato e incentivato dal Governo e dall'Istituzioni italiane che preferiscono invece puntare su quella che amano definire "l'Italia Multinazionale", ossia un'Italia che si apre agli investitori esteri e di avventura in investimenti diretti esteri. In realtà il "Made in Italy" non è oggi nelle mani delle società italiane divenute multinazionali, ma è nelle mani delle piccole imprese, dei distretti, delle reti di aziende, che hanno ottimizzato i loro processi e producono il vero prodotto italiano. La ricchezza del settore della moda, non è nel marchio e nella griffe, ma è nella filiera di qualità, di produzione e di ricerca del settore tessile italiano. Allo stesso modo il settore delle calzature, ha il suo motore nei distretti conciari e artigianali che servono poi le grandi marche. Su di loro occorre investire, secondo gli analisti più attenti, e su di loro che può basarsi lo sviluppo del "Made in Italy ", e non sui grandi marchi ormai globalizzati e privati di quella che è la italianità della produzione.

7 giugno 2007

lunedì 11 giugno fissato un vertice in Regione per discutere della crisi


Crisi dell'Unilever ancora alla ribalta. Pende sempre una forte minaccia sui 200 lavoratori dell'Unilever, la multinazionale che fabbrica gelati, che vuole chiudere la filiale di Cagliari, nonostante la produttività del sito. A parole, tanta solidarietà, ma c'è voluto un duro comunicato delle segreterie territoriali per ottenere un incontro all'assessorato all'industria, alla presenza del Presidente Soru. ( 11 giugno ore 15,00). In concomitanza i lavoratori effettueranno un sit in.Alla Riunione dell'11 Giugno sono convocati:I Vertici Aziendali della Unilever;Segretari di Federazioni di Categoria;Segretari Regionali Confederali,Segretari Territoriali Confederali;RSU Unilever.Sono invitati a partecipare:Presidente della Provincia di Cagliari;Sindaco di Cagliari e Quartu S.ElenaIl Testo del documento:Il giorno 28 Maggio , presso lo stabilimento della Unilever SpA in Viale Marconi a Cagliari , si è tenuta l’assemblea Generale dei lavoratori in presenza delle Segreterie Territoriali di Categoria e le Confederazioni di Cgil. Cisl e Uil.L’assemblea ha affrontato lo stato della vertenza riferito alle decisione aziendale di cessare l’attività produttiva dello stabilimento il 31/12/2007.Si continua a registrare la solidarietà diffusa delle istituzioni ma non seguono fatti concreti per l’attivazione di tavoli specifici finalizzati ad affrontare questa delicata vertenza.I lavoratori della Unilever rischiano di perdere il posto di lavoro se non si attivano percorsi immediati per scongiurare tale possibilità.In ogni vertenza sindacale, specie in quelle di carattere industriale ed in particolar modo nei contesti dove si registra la proprietà di multinazionali, esistono serie difficoltà ad incidere nelle convenienze per modificare le decisioni assunte e dichiarate dei vertici aziendali.Riteniamo fondamentale il compito delle istituzioni Regionali e locali nel sviluppare un azione sinergica per garantire la permanenza di una realtà produttiva in un sito industriale importante.A maggior ragione quando si parla di un’attività produttiva strategica e che si regge sul mercato sul piano della redditività ed efficienza organizzativa.I Comuni ci sostengono, Cagliari e Quartu S.E., la Provincia è al nostro fianco , la Regione è solidale e ci sostiene ma non si riesce a fare passi avanti sul piano pratico , neanche riusciamo ad ottenere il sospirato incontro che sollecitiamo da 2 mesi alla Presidenza della Regione.Dopo l’incontro tenutosi a Roma, presso il Ministero dell’Industria il 3 Aprile 2007, alla presenza del Sottosegretario all’Industria On. Alfonso Gianni, i vertici della Unilever sono stati inviatati a rivedere le decisioni assunte in considerazione del fatto che la realtà industriale di Cagliari ha caratteristiche produttive molto elevate, per cui non si capiscono le ragioni, se non di carattere geo-strategico aziendale, di una possibile chiusura.Dopo quest’incontro sono state formalizzate richieste per promuovere un confronto di sostegno con il Presidente della Giunta Regionale Sarda, ma a tutt’oggi, e dopo diverse sollecitazioni non c’è stata nessuna convocazione ufficiale.Pur rendendoci conto delle innumerevoli vertenze in atto nella nostra Regione e gli impegni del governo Regionale in sede di approvazione della Finanziaria, ci sentiamo di dire che non esistono vertenze di serie A o di serie B, stiamo parlando di una realtà importantissima per Cagliari e tutta la Sardegna, quindi riteniamo che si debba riprendere con sollecitudine il percorso per ritornare immediatamente nel tavolo Ministeriale con la presenza autorevole del Presidente della Giunta Regionale Sarda.Pertanto, l’assemblea ha deciso di proclamare una giornata di mobilitazione con manifestazione di fronte al palazzo della Regione in Viale Trento a Cagliari per il giorno 5 Giugno 2007 per protestare della mancata attenzione necessaria per riattivare il confronto in Sede di Ministero delle Attività Produttive.

1 giugno 2007

Verbale di riunione del 4 aprile 2007 al Ministero dello Sviluppo Economico


Ministero dello Sviluppo Economico

Verbale di riunione

Oggetto. Vertenza Unilever-stabilimento di Cagliari

Il giorno 4 aprile 2007, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, alla presenza del
Sottosegretario On. Alfonso Gianni, si è tenuta una riunione sulle prospettive dello stabilimento
Unilever di Cagliari.
Alla riunione hanno partecipato il Dott. Ruta dello stesso MSE, l’Assessore al Lavoro della Regione
Sardegna Dott.ssa Salerno, i rappresentanti dell’Unilever Sigg.ri Vitolo, Matteucci e Galeazzi
accompagnati dai rappresentanti di Confindustria di Cagliari Sigg.ri Santoro e D’Atene e
Confindustria di Roma Sigg.ri Marino, Astori e Piccinini. Presenti altresì le rappresentanze
sindacali nazionali e territoriali della FLAI-CGIL, FAI-CISL e UILA-UIL accompagnate dalle
RSU.
Le OO.SS., che hanno richiesto l’incontro come conseguenza della preannunciata decisione
dell’Unilever di procedere alla fine del corrente anno alla chiusura dello stabilimento per la
produzione di gelati di Cagliari, hanno ripercorso gli avvenimenti che hanno caratterizzato i rapporti
tra azienda e sindacato negli ultimi tempi. Ricordando i sacrifici dei lavoratori per corrispondere
alle reiterate sollecitazioni della società per la riduzione dei costi di produzione, attraverso
l’applicazione di criteri di flessibilità nell’organizzazione del lavoro e l’attivazione di procedure di
mobilità che hanno coinvolto 60 addetti, le OO.SS. hanno ribadito l’inaccettabilità delle decisioni
assunte dall’azienda che stravolgono precedenti accordi e che non possono trovare giustificazione in
mere considerazioni di antieconomicità dell’impianto produttivo. A tale riguardo hanno sottolineato
che proprio le dimensioni ridotte dello stabilimento, in uno con la flessibilità nell’impiego delle
maestranze, hanno sempre rappresentato un suo punto di forza, ed hanno concluso ribadendo la
necessità che Unilever proceda a rivedere le decisioni assunte.
Da parte sua la rappresentante della Regione, nel richiamare l’esigenza di contrastare i fenomeni di
deindustrializzazione che caratterizzano la Sardegna, ha ribadito l’esigenza che il Governo, in piena
sintonia con la Giunta Regionale, realizzi il massimo sforzo per evitare la localizzazione
dell’impianto in altri siti.
I rappresentati di Unilever hanno, da parte loro, sottolineato che la decisione di chiusura rientra in
un più ampio piano di riorganizzazione dell’intera filiera del Gruppo. Hanno altresì ribadito
l’irrevocabilità della stessa alla luce del negativo trend dello specifico mercato ed alla ridotta
utilizzazione delle capacità produttive degli impianti di proprietà che impone di concentrare le
produzioni nel solo stabilimento di Caivano (NA). Hanno concluso anticipando l’impegno, tenuto
conto del contesto sociale che connota l’impianto di Cagliari, a promuovere il recupero industriale
del sito con il supporto della locale Associazione Industriale.
Da parte sua il Sottosegretario On. Gianni, preso atto delle indicazioni emerse nel confronto tra le
parti, richiamando le valutazioni delle OO.SS. sulle specificità dell’impianto di Cagliari, ha
sottolineato l’esigenza che le decisioni di chiusura dello stabilimento debbano sottostare ad una più
attenta valutazione sulle possibilità di valorizzazione dello stesso nell’ambito Unilever, per la qual
cosa sia il Governo centrale che regionale assicureranno il supporto, e su più meditate strategie di
mercato. Ha concluso invitando l’azienda a non considerare irrevocabile la decisione di chiusura ed
ha espresso l’intendimento di una ravvicinata riconvocazione del tavolo.