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30 dicembre 2007

Dal centrodestra:Il Presidente ha descritto una Sardegna immaginaria

L'Altra Voce .net

Renato Soru come Romano Prodi: entrambi descrivono «una realtà inesistente». Che lo scenario sia l'Italia o la Sardegna il discorso non cambia: per il centrodestra, il presidente del Consiglio e quello della Regione hanno fallito a Roma come a Cagliari e nascondono «il fallimento» con «propaganda e conferenze stampa pompose». Il quadro è tracciato dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Giorgio La Spisa: «Soru, così come Prodi, descrive una Sardegna che non c'è se non nella sua testa, assillata dalla necessità di fare propaganda per coprire il fallimento di quattro anni di governo e per nascondere una sinistra divisa su tutto e lontana dalla gente che fatica ogni giorno per arrivare alla fine del mese senza fare debiti».
La realtà dell'esponente azzurro è quella di un «popolo sardo che si trova bloccato dai vincoli che la Regione mette su tutto e su tutti, da un'amministrazione regionale sempre più sola, chiusa nel suo potere centralistico, da un sistema di tasse sempre più opprimente: le famiglie, gli imprenditori, i giovani, i disoccupati aspettano ora di essere liberati da questo potere che non lascia spazio alla voglia di costruire e di crescere. Questo desiderio di libertà certo non potrà essere spento dalla propaganda menzognera di queste ultime ore dell'anno».
Più che la «Sardegna che esiste solamente nelle loro fantasie», rincara il collega di partito Carlo Sanjust, «c'è da mettere in evidenza la “minaccia” di Soru ai sardi quando ha affermato la volontà di ripresentarsi candidato alle elezioni regionali del 2009: quasi che i danni che sta provocando e che hanno messo in ginocchio l'economia isolana, potrebbero e, per Soru, dovrebbero continuare fino al 2014».
Il richiamo è a tutte le vertenze dell'ultimo periodo: «Perché il presidente della Regione, prima di fare conferenze stampa in pompa magna e comunicare fantasiose iniziative politiche, non chiede ai lavoratori espulsi dalla formazione professionale, dalle imprese di pulizia e facchinaggio della Regione, agli operatori delle scuole paritarie e della sanità, agli illusi della Legler e a tutti i sardi che amano veramente questa nostra terra, cosa pensano dei bilanci fasulli della Regione bocciati dalla Corte dei conti e della furia devastatrice operata dal presidente in pieno e ampio conflitto di interessi. Altro che “problema mass-media”. Il vero problema della Sardegna è proprio il presidente della Regione».
Secondo Mariano Contu, altro esponente di Forza Italia, «sembra che Soru viva in un sistema avulso dalla realtà: l'indegno spettacolo che ha presentato alla Sardegna con la guerra scatenata per la segretaria del Pd e gli strascichi osceni che continuano con i lavori della finanziaria che procedono a rilento sono sotto gli occhi di tutti». Quindi «i sardi hanno ormai preso coscienza di quanto sia capace l'uomo e la sua maggioranza di governare: è inutile citare la scuola e la formazione per le future generazioni quando l'impronta della politica della Giunta è rivolta in tutt'altra direzione. È inutile parlare di sanità, di politiche sociali, di agricoltura e di industria quando la disoccupazione sfiora livelli da record».
Peggio ancora secondo Mario Diana e Antonello Liori: i due consiglieri di Alleanza nazionale commentano che «non è stato un bello spettacolo la conferenza stampa di fine anno del governatore Renato Soru. Anzi: è stata un evento decisamente imbarazzante, per chi vive quotidianamente la politica regionale ma soprattutto per le migliaia di sardi che devono affrontare le enormi difficoltà create o ignorate dal governo di centrosinistra e che, quando chiedono aiuto, si trovano davanti un muro di gomma».
Il risultato è «un personaggio giunto ormai all'epilogo di un'esperienza politica disastrosa, che cerca di negare la realtà per mantenere il potere ancora per qualche settimana. Sarebbe stato molto interessante sentire dalla viva voce del governatore quali sono, a suo avviso, le ragioni che hanno portato alla fase di crisi che il suo governo sta attraversando e come intende uscirne», proseguono i due consiglieri. Allora «liquidare il tutto con il concetto, trito e ritrito, che le tensioni sono figlie del vecchio consociativismo e che è tutta colpa dei partiti con una generosa mano della stampa è un insulto all'intelligenza delle persone che compongono la sua maggioranza».
Molto meglio sarebbe stato se, «alla luce di quanto accaduto nell'arco di tutto il 2007 e di quanto affermato dal governatore», il presidente si fosse deciso «finalmente a prendere atto che la sua stagione politica è finita» e che sarebbe ora di «farsi da parte. Invece ha scelto di rilanciare, ricandidandosi fin da ora alle regionali del 2009. A questo punto, vogliamo lanciare a Soru una sfida: si ricandidi alle regionali, ma nel 2008. Si dimetta subito e si ripresenti agli elettori, così potrà finalmente vedere da che parte sono andati i sardi mentre lui tirava dritto per la sua strada convinto che tutti lo avrebbero seguito».
«Sardegna isola felice» e «nuovo libro del paese delle meraviglie»: il presidente di Fortza Paris Gianfranco Scalas usa l'ironia per definire la conferenza di fine anno di Soru. Ma fino a un certo punto: «È un peccato che i protagonisti veri di questa isola felice non siano le migliaia di sardi che in questi anni e ultimi mesi hanno bivaccato a lungo in protesta presso i palazzi della Regione: operai, agricoltori, personale della formazione, sindacati, artigiani, dipendenti regionali, forestali, interi consigli comunali e di più ancora. Soru parla di una Sardegna che avanza ma stranamente aumentano coloro che cercano lavoro fuori dall'isola. È giunta l'ora che la maggioranza complice di siffatta crescita prenda atto della necessità di chiudere un'era di finto rinascimento e ridia al popolo sovrano la possibilità di scegliere altri».
(AGI/red)

29 dicembre 2007

Soru:Le primarie per chiedere altri 5 anni

Clicca sull'immagine per vedere il video dell'intervento


Le primarie per chiedere altri 5 anni

con una Sardegna in cammino

Fiducia anche se cambiare è scomodo


di Marco Murgia


Metafore e stilettate. Sguardo lungo e fiducia. Soprattutto partecipazione e impegno da parte di tutti, per rafforzare l'immagine di «una Sardegna in cammino». Nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, buona per ricordare cosa ha fatto la Regione in questo 2007 e per rivolgere ai sardi «i migliori auguri per il 2008», il presidente Renato Soru traccia un bilancio che gli appare positivo. Senza negare «mesi di polemica viva»: generano «un rumore di fondo», non aiutano a capire che «l'azione politica è più importante dei personalismi» e provocano il frastuono di «un albero che cade», più forte «del silenzio di una foresta che cresce».
“Sardegna in cammino” e “foresta che cresce” sono solo alcune delle immagini utilizzate per descrivere la trasformazione dell'isola. Che non avviene in un anno, quindi il discorso si allarga inevitabilmente ai tre anni e mezzo di governo, ai prossimi 18 mesi di legislatura e anche a quella successiva. Perché se durante la conferenza stampa di fine 2006 la domanda senza risposta era stata quella sulla sua nuova candidatura, il presidente stavolta fuga ogni dubbio sulle elezioni regionali del 2009: parteciperà alla corsa, «all'interno delle regole del Partito democratico».
Certo, «avevo promesso ai sardi e a me stesso che avrei fatto solo cinque anni» e «c'è una parte di me che ogni giorno mi dice di tornarmene a casa»: ma «ho un po' di paura di lasciare le cose a metà». D'altronde «siamo abituati al telecomando, ma la scena di un popolo o di una regione non cambia in un istante»: ci sono «tempi irrinunciabili», sono quelli del «lavoro duro e della semina».
Impossibile negare quelli che appena un anno fa erano «aspri momenti di disagio» e oggi sono polemiche continue su qualunque azione della Giunta. «Ma governare significa scontentare», direttamente da un articolo di Michele Salvati sul Corriere della Sera, «ed è facile lasciarsi condizionare da chi è stato scontentato: ma è più utile concentrarsi sul senso dei cambiamenti. In questi tre anni abbiamo sicuramente preso decisioni scomode, ma in linea con il progetto che si sta portando avanti».
L'informazione in Sardegna: problema di democrazia
Fine delle metafore e via alle stilettate: la prima è per l'informazione in Sardegna. Se alla fine del 2006 Soru aveva confessato di avere «ogni giorno dubbi sulla qualità del lavoro fatto», e «quindi posso permettermi di pensare che ci siano ampi spazi di miglioramento anche nella qualità della comunicazione», beh, sembra proprio che quei passi avanti non ci siano stati: «Quando il direttore de L'Unione Sarda arriva ad accusarmi, dalla prima pagina, di essere la causa del declino del Cagliari Calcio o quando la maggiore emittente privata regionale non sente il dovere, in tre anni, di intervistare una volta il presidente della Regione, è evidente che c'è un problema di democrazia».
Non è poco, con davanti il presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti, Filippo Peretti, che ribatte: «C'é un problema di democrazia quando i giornali sono troppo filogovernativi, senza per questo dire che hanno ragione quando fanno opposizione». D'accordo, ricorda Soru, ma il «dovere dei giornalisti è quello di attenersi ai fatti e i problemi nascono quando i giornali prescindono dai fatti».
Mica da niente, a pensarci bene: «È un problema e serve che prima o poi ci si metta mano». Non è una minaccia da dittatura sudamericana: piuttosto è il motivo per cui «ho salutato con favore il digitale terrestre, come opportunità per nuovi canali e maggiore pluralismo». Uno, nelle idee del presidente, dovrà essere associato alla pubblica amministrazione: in modo che «possa fare informazione anche con la televisione», con un direttore e un comitato di redazione scelto da «un folto gruppo di figure istituzionali sarde», per garantire la massima trasparenza. In che altro modo, sembra di capire, si può comunicare all'esterno quanto di buono si è fatto in questa legislatura?
L'isola in movimento: «Non uccidere la speranza»
Un'ora, quasi, per ricordare i «risultati importanti»: come l'approvazione dopo 24 anni del piano sanitario regionale; il riequilibrio dei conti i sanità; i fondi stanziati per i nuovi ospedali; il riequilibrio di bilancio ottenuto con la battaglia sulle entrate senza chiedere sacrifici ai cittadini e investendo in politiche sociali, lavoro e sviluppo; i trasporti - con i nuovi treni veloci per la tratta Sassari-Cagliari, che saranno collaudati entro gennaio e un parco macchine, quello dell'Arst totalemente rinnovato con altri 250 pullman dopo i 119 acquistati nei mesi scorsi - e ambiente; l'accresciuta visibilità internazionale della Sardegna con il vertice di Alghero con l'Algeria, quello del D10 a Cagliari, il G8 in programma a La Maddalena; il piano paesaggistico regionale («Uno dei fiori all'occhiello di questa legislatura. Ne siamo orgogliosi ed è studiato a livello nazionale e internazionale»), che scontenta ma «interessa il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti».
Tutti segnali di quel cambiamento per cui non basta il tasto di un telecomando, ma servono tempo e volontà, «per andare oltre la lettura veloce dei semplici fatti». Tutti temi «portati avanti in silenzio che però mostrano una Sardegna cambiata»: di nuovo, «non facciamoci distrarre dal rumore di un albero che cade ma guardiamo alla consapevolezza della foresta che cresce velocemente come avevamo promesso: io e la Giunta facciamo serenamente il nostro lavoro, con la consapevolezza di questo cambiamento».
Consapevolezza - ripetuta una, due, tre volte - è la parola chiave di quest'anno, dopo che nel 2006 si parlava di responsabilità: segnale «di fiducia e incoraggiamento». Un augurio che in sostanza è anche un appello: quella foresta «crescerà ancora meglio se oltre quello della pubblica amministrazione ci sarà il lavoro delle imprese e di ogni singolo cittadino che ha il coraggio di mettersi in gioco: non chiediamoci solo cosa la Regione può fare per noi, ma anche cosa ciascuno di noi può fare per far crescere questa terra». Perché «continuo a guardare alla Sardegna tra 20 anni e lavoriamo al programma in silenzio». Sono la lungimiranza e la partecipazione dell'inizio.
Il problema è che a guardare troppo al futuro si perde di vista il particolare: dato dalle manifestazioni di piazza e dai sit-in continui sotto il palazzo di viale Trento. In due parole: disagio sociale. In quattro industrie che chiudono e nel lavoro precario. «Serve lamentarci o fare di più? Il disagio sociale ci chiede di fare più in fretta quello che stiamo facendo»: cioè «non sbagliamo ora, ma abbiamo sbagliato venti anni fa a inseguire il falegname e non l'università, a investire 340 milioni di euro nella formazione professionale». Allora serve muoversi in fretta ora, altrimenti «lavoro precario e disagio sociale saranno solo l'inizio».
Nel frattempo «cerchiamo di curare le vecchie e le nuove ferite». Le prime sono le vertenze irisolte da decenni: «Sono problemi nati in questi tre anni e mezzo quello della Legler o della Silius?», chiede Soru. La seconda è legata all'Unilever e alla «globalizzazione che spinge a chiudere uno stabilimento che produce ed è in salute per delocalizzare e risparmiare anche sulla manodopera»: perché «la Sardegna di oggi non è più quella di dieci anni fa», e ugualmente si sono trasformati i mercati e le regole dell'economia mondiale. Con quella serve fare i conti e per questo «serve investire sulla ricerca e sulla conoscenza: lo stiamo facendo, con il Master and Back e le risorse destinate alle Università e alle scuole di ogni ordine». Con Gramsci e don Milani - citato a memoria: «Buttare nel mondo contemporaneo un giovane senza istruzione è come buttare in cielo un passero senza ali» - come punti di riferimento costanti dopo i convegni e le tavole rotonde svolte durante l'anno.
Saatchi, consorzi e maggioranza: le questioni irrisolte
Diciotto mesi da qui alla fine della legislatura, con la conferma della ricandidatura per il 2009: restano in piedi diverse passaggi irrisolti, legati alla stessa coalizione di governo ma anche a giudizi pendenti da parte della magistratura. Sulla maggioranza di centrosinistra pesa la distanza fra lo spirito attuale e quello del 2004, tutto incentrato sulla via delle riforme: due in particolare, nell'ultimo anno, hanno mandato in fibrillazione i rapporti fra il presidente e i suoi alleati. La discussione sulla legge statutaria, in primo luogo: prima votata in Consiglio regionale e poi sottoposta a referendum abrogativo appoggiato da buona parte del centrosinistra, ora in attesa della decisione della Corte costituzionale sulla validità a o meno della consultazione popolare.
Uno dei punti caldi erano gli articoli che riguardavano il conflitto di interessi: «Siamo stati la prima Regione a scriverle. Qualcuno ha proposte migliori da fare? In Consiglio regionale non le ho sentite e le aspetto per la discussione». Torna di attualità, in questo contesto, Tiscali: «C'è stata una separazione nettissima fra me e Tiscali, di cui mi sono purtroppo occupato poco negli ultimi anni. È stato un sacrificio per la società e un sacrificio per me che entrambi abbiamo pagato caro». Non una cesura, con la sua creazione, «ma una separazione netta. Non credo che abbia influito su niente, per chi vuole vedere le cose in buona fede», ha aggiunto il presidente, sottolineando di aver messo da parte negli ultimi anni «qualsiasi cosa fosse di mio interesse. Le poche cose che Tiscali aveva fatto con la precedente amministrazione regionale le ho cancellate».
Il secondo punto riguarda i consorzi industriali: direttamente le diverse correnti nel Partito democratico e indirettamente i malumori in tutta la coalizione. Eppure il Soru-pensiero è già noto: «I consorzi devono essere aboliti. Il loro compito storico è abbondantemente superato: non sarà una riforma all'acqua di rose perché non devono pesare sulle spalle del sistema Sardegna. Ma è una riforma dannosa per alcuni gruppi di persone, compreso chi ricopre ruoli politici. Cosa deciderò di fare se la maggioranza decidesse diversamente? Se non andremo d'accordo e staremo separati, ci penserò su con molta attenzione e con la giusta coerenza. Credo però che ci sia la volontà di proseguire la legislatura e quindi sono fiducioso». Chi vuole può leggerci un avvertimento.
Un'altra stilettata, viste le tensioni di queste settimane, potrebbe avere ripercussioni non da poco: «Non credo che con la coalizione attuale avremmo potuto approvare il Piano paesaggistico», ha detto Soru, ma è anche vero che «man mano che ci si avvicina alle elezioni, le singole parti politiche rivendicano maggiore visibilità e prevalgono anche interessi particolari dei singoli consiglieri che puntano a essere rieletti»: è una chiave di lettura per «l'anomalia di una finanziaria ferma in commissione da oltre un mese».
Poi le magistrature, a iniziare dalla sospensione del giudizio di parificazione del bilancio da parte della Corte dei conti e l'impugnazione del Governo delle disposizioni sulle imposte regionali, sino alla recente sentenza del Tar sul caso Saatchi e l'inchiesta penale in corso. L'avvertimento è uno solo: «Questa amministrazione vuole stare totalmente dentro le regole, anche mettendole dove non ci sono: chi lavora compie degli errori che possono essere riparati, ma non vogliamo forzature nelle norme». È il motivo per cui «sono sereno in attesa dell'azione della magistratura penale».
L'attesa è buona per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Per la prima volta in 60 anni di autonomia si è fatta una commissione consiliare di inchiesta che non ha voluto neanche ascoltarmi, nonostante l'abbia sollecitato più volte. Dopo tutti questi discorsi, dopo che la commissione aveva detto che la gara era da rifare, è successo che il Tar ha detto che la gara è valida ma ha escluso Saatchi perché non aveva un certificato di qualità». Serve anche per un'autocritica: «Dico allora che abbiamo scritto male il bando: non è possibile che si possa dire che la Saatchi, che lavora con i grandi del mondo, non ha la qualità per lavorare con la Regione Sardegna. Ma non ho nominato io la commissione né ho detto null'altro se non “state attenti e fate vincere la proposta migliore”».
Ma, conclude Soru su questo punto, quando «ho proposto un'inchiesta che dall'appalto Sisar venisse estesa a quelli degli anni precedenti, anche per verificare come avevamo utilizato i soldi noi e il centrodestra, si sono eclissati tutti. L'inchiesta non interessava più nessuno, tutti alla larga. Apprendo dai giornali che ora è però l'autorità giudiziaria a occuparsi e indagare su quegli appalti precedenti, sui quali il Consiglio si è tirato indietro. Aspetto con la stessa fiducia l'esito delle inchieste».

28 dicembre 2007

Soru: La Sardegna è un’isola in cammino


Sardegnaoggi.it

“Un’isola in cammino” con queste parole alla consueta conferenza stampa di fine anno Renato Soru ha definito la situazione della Sardegna dopo tre anni di governo, tirando le somme dell’anno trascorso. Diversi i temi abbracciati nel suo discorso: sanità, economia, politiche sociali, ambientali, istruzione, trasporti. Il Presidente si è mostrato in più occasioni ottimista riguardo l’operato della sua Giunta “malgrado nell’opinione pubblica faccia più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”.

CAGLIARI - Bilancio di fine 2007 per il Governatore che ha esordito nel suo intervento trasmettendo un messaggio di fiducia e incoraggiamento ai sardi, chiedendo dopodiché l’impegno straordinario da parte di tutti i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione per concorrere assieme allo sviluppo della Sardegna: “ognuno di noi deve fare un sacrificio, deve essere pronto a rinunciare a qualcosa e mettersi al servizio della regione e dello stato per il bene di tutti”. L’incipit della riflessione parte dall’attualità, dalle polemiche riguardanti principalmente la sentenza del TAR sul caso “Saatchi & Saatchi” sulla pubblicità istituzionale e la chiusura della fabbrica Unilever “veniamo da alcuni mesi di aspro dibattito che spesso non ha giovato al normale svolgimento della vita politica”, la quale tuttavia non ha arrestato il suo corso “La regione cresce – dice- in silenzio ma cresce, malgrado l’opinione pubblica si preoccupi maggiormente di un albero secco caduto piuttosto che di una foresta in continua crescita”. Parafrasando la metafora, secondo Soru non è possibile governare senza scontentare qualcuno, anzi “se questo non accade significa che non si è lavorato a dovere”, l’obiettivo è essere efficienti.Convinto che la Sardegna abbia compiuto importanti passi avanti sotto la sua presidenza, il Governatore dell’isola ha passato in rassegna diversi argomenti, primo fra tutti la sanità “Siamo riusciti ad approvare dopo 24 anni il piano sanitario regionale e stiamo realizzando una nuova rete ospedaliera con la costruzione di nuove infrastrutture”. Per quanto riguarda le politiche sociali la Giunta vanta un ulteriore passo avanti con il raddoppiamento degli investimenti rispetto al 2004 “quando furono stanziati 170 milioni rispetto ai 234 milioni del 2007”. Ma i veri cavalli di battaglia dell’amministrazione di centrosinistra sono le politiche ambientali e la scuola: relativamente alle prime “la Sardegna è stata la prima in Italia a varare un piano paesaggistico per la valorizzazione e la tutela del territorio”, oltre ciò ci sono stati netti miglioramenti nella raccolta differenziata. Nel 2004 si attestava al 2% mentre ad oggi è al 30% con la previsione di arrivare al 50% entro il 2009 e successivamente al 65% . Progressi anche nei trasporti: “per quanto concerne le strade a breve potrà essere costruita la Sassari – Olbia; il trasporto pubblico locale è stato rinnovato, il parco macchine dell’ARST ad esempio pienamente risanato con 110 pullman nuovi ed altri 250 in arrivo nel 2009; inoltre a Gennaio testeremo i nuovi treni veloci che permetteranno di percorrere la tratta ferroviaria Cagliari – Sassari in 2 ore e 7 minuti circa”.Da non trascurare poi l’apertura, di più ampio orizzonte, in campo internazionale: ad Alghero c’è stato il primo incontro con l’Algeria per procedere all’installazione dei gasdotti (presumibilmente nel 2011) per portare il gas metano nell’isola; inoltre Cagliari ha ospitato il summit D10 di dieci ministri degli interni per promuovere accordi di cooperazione all’interno dell’area del bacino mediterraneo. Infine il G8 che si terrà all’isola della Maddalena il prossimo 2009. Tali interventi, a detta del Presidente, sono stati resi possibili attraverso l’equilibrio del deficit di bilancio che la regione si portava dietro da diversi anni. Grazie a ciò inoltre la Sardegna ha potuto investire su uno degli argomenti particolarmente caro a Soru, la Scuola: l’iniziativa “scuole aperte” con l’obiettivo di prevenire la dispersione giovanile. Citando Antonio Gramsci “Abbiamo bisogno dell’intelligenza di tutti i giovani” Renato Soru tiene a sottolineare l’apporto delle forze fresche, fondamentale nella nuova società moderna, a patto che siano altamente qualificate “E’ necessario investire sui nostri giovani, sulla loro istruzione che deve essere migliore della generazione che li ha preceduti”.Una società dunque ed un mondo in continuo cambiamento in cui la Sardegna per riuscire a crescere occorre che “riesca a superare il consociativismo, che in qualche modo è la politica del tirare a campare; deve vincere l’eccessivo assistenzialismo, è ora che la Sardegna prenda in mano il proprio orgoglio”. -->
Andrea Deidda

La Sardegna in cammino con fiducia nel futuro




Nella conferenza stampa di fine anno il Presidente della Regione incoraggia i sardi a continuare a credere nel cambiamento: "La speranza non venga uccisa". I costi e i disagi nel processo per uscire dall'assistenzialismo e dal consociativismo. L'istruzione come condizione per superare il ritardo di sviluppo, e il coraggio della politica di seguire un progetto, "sapendo rispettare i tempi della semina e quelli del raccolto".


CAGLIARI, 28 DICEMBRE 2007 – I sardi abbiano fiducia nel futuro, non venga uccisa la speranza nel cambiamento. Il Presidente della Regione ha chiesto più volte oggi nel corsod ella conferenza stampa di fine anno, che con coraggio la società sarda e i singoli cittadini guardino al di là del proprio interesse particolare, mettendoci ciascuno del proprio per far cambiare la Sardegna. Il Presidente Soru ha fatto un riepilogo del lavoro della Giunta nei tre anni di esperienza e anche nell'ultimo anno, "che alcuni considerano un anno terribile perché guardano allo scontro fra le persone, i partiti, le fazioni, e non sanno vedere oltre l'albero che cade facendo rumore, mentre intanto cresce una foresta". Il Presidente ha passato in rassegna i risultati ottenuti, a cominciare in particolare dalla sanità ("il 2007 è l'anno nel quale è stato approvato il Piano sanitario regionale, dopo 24 anni"), per passare al bilancio, per la prima volta in pareggio dopo molti anni ("dopo qualche decennio non si fanno nuovi debiti ma si pagano i debiti del passato, tutto questo senza chiedere sacrifici ai cittadini") grazie ai tagli alle spese inutili e alla battaglia vinta sulle entrate; e infine all'istruzione, sulla cui importanza il Presidente della Regione si è soffermato a lungo ancora un volta, citando don Milani: mettere nel mondo un giovane senza istruzione è come liberare nel cielo un passerotto senza ali. Proprio sul tema dell'istruzione e della conoscenza il Presidente ha detto: "Viviamo in un'epoca particolare, in questo mondo che cambia grazie anche all'utilizzo delle nuove tecnologie in tutti i settori ci sono regioni che crescono velocemente e sanno approfittare e appropriarsi al meglio delle conoscenza, della cultura, della ricerca e ci sono regioni che rischiano di stare al palo, di registrare un nuovo ritardo di sviluppo sempre crescente. In questo mondo che cambia, la Sardegna ha un unico progetto possibile: quello di avere la forza e il coraggio di superare il consociativismo, che in qualche modo è la politica del tirare a campare, accontentare un pochino tutti senza accontentare nessuno, o danneggiando tutti; accontentare un pochino tutti di fatto danneggiando tutti. Senza un progetto, cercando però di sedare l'opinione pubblica o chi ha maggiormente voce nell'opinione pubblica, anche se poi si rischia maggiormente di danneggiare chi di voce non ne ha alcuna. La Sardegna cerca di vincere il consociativismo e l'assistenzialismo". "E' ora che la Sardegna - ha continuato Soru - abbia il coraggio di seguire con forza un progetto, che passa da un maggior impegno collettivo. Come acchiappare il futuro? In un unico modo possibile: investendo sui nostri giovani e aumentando il loro livello di istruzione. Non c'è un modo diverso di cambiare la Sardegna. Cerchiamo tutti dei gesti che cambino le cose subito: vorremmo che la società rispondesse magari come un televisore dove, anche stando seduti, basta il telecomando da lontano per cambiare la scena. Ma la scena di un popolo, di una regione, non cambia col telecomando da un momento all'altro. Sarebbe bello ma non è così. Cambia col lavoro duro e con l'impegno di anni. Può cambiare nel mondo d'oggi, enormemente più vasto e più complesso di come l'hanno conosciuto i nostri genitori o le persone più adulte di noi. In questo mondo si può stare solamente se saremo capaci di acquisire maggiore conoscenza. E questo può avvenire né più e né meno di come avvengono le cose in natura: col lavoro duro e con la capacità di rispettare i tempi della semina e i tempi del raccolto". "Questa regione è in cammino - ha detto il Presidente della Regione - per chi lo vuole vedere, per chi ha avuto la pazienza di leggere il programma di governo, per chi ha avuto la pazienza di leggere il Programma regionale di sviluppo, e ha la possibilità di individuare in ogni cosa che facciamo un percorso già tracciato e già promesso agli elettori".

24 dicembre 2007

Presidio a Natale dei Lavoratori Unilever Algida di Cagliari

UNILEVER:ASSOCIAZIONI, STOP A SMANTELLAMENTO IMPIANTI CAGLIARI
(www.consumatori-oggi.it)

Cagliari, 24 dic. - Unilever ha scelto la vigilia di Natale per cominciare l’annunciato smantellamento dello stabilimento per la produzione di gelati ex Algida di Cagliari, in viale Marconi. Lo denunciano le associazione di consumatori Acs (Assotziu Consumadoris Sardigna) e l’associazione universitaria “Orizzonti Nuovi”, precisando che la societa’ ha inviato in queste ore grossi articolati per portare via i macchinari per la produzione. “Reputiamo squallido effettuare quest’operazione la vigilia di Natale, quando l’opinione pubblica e’ distratta”, dichiarano Michele Pipia, segretario di Acs, e Marcello Farigu, presidente di “Nuovi Orizzonti”. “Chiediamo che vengano bloccate con la forza queste operazioni, in quanto gli accordi siglati nei giorni scorsi per la cassa integrazione dei lavoratori prevendevano l’impegno delle amministrazioni pubbliche a trovare un acquirente interessato a rilevare lo stabilimento e in cambio, la stessa Unilever avrebbe lasciato integri macchinari e impianti”.
“E’ stato anche impedito ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali Rsu”, denunciano le due associazioni, che hanno scritto una lettera al prefetto di Cagliari, Salvatore Gullotta, i presidenti della Regione, Renato Soru, e della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, e al sindaco Emilio Floris, “di accedere agli impianti per verificare cosa stesse accadendo”.(AGI)

22 dicembre 2007

FINANZIARIA: LETTERA APERTA PIRAS (PRC) A CABRAS (PD) E SORU




Cagliari, 22 dicembre 2007

Rifondazione comunista chiede un’immediata verifica di maggioranza per definire “una terapia d’urto” per il lavoro e la salvaguardia del sistema industriale sardo, dopo che il precipitare del caso Legler, la vertenza della miniera di Silius, quelle della Palmera e di Unilever, cui si aggiungono la crisi dell’agropastorale e della formazione professionale.Il segretario regionale del Prc, Michele Piras, ha scelto la forma di una lettera aperta, diffusa oggi, per esprimere la preoccupazione del suo partito e rivolgere un appello al segretario del Pd sardo, Antonello Cabras, e al presidente della Regione, Renato Soru. “La crisi politica della maggioranza (principale stallo della legge finanziaria 2008″, scrive Piras senza mezzi termini, “rischia di determinare un definitivo corto circuito fra la condizione sociale dei sardi e il governo della Regione, fra il centrosinistra e il proprio popolo”. Rifondazione si mostra allarmata di fronte rischio che questa legislatura, nonostante i “positivi risultati sul piano dell’azione riformatrice”, possa passare alla storia con il “marchio d’infamia” della desertificazione economica della Sardegna e “consegnare nuovamente la Regione in mano alle destre”.

Economia: Sardegna, il lavoro non aumenta

L'UNIONE SARDA 21.12.2007

I dati sulla disoccupazione registrano i minimi dal 1992 a oggi. Un calo record grazie a immigrati e aumento dei contratti precari (300.000 in più). Ma in Sardegna l'occupazione non cresce. Anzi. Precari e immigrati fanno diminuire la disoccupazione in Italia, scesa ai minimi registrati negli ultimi quindici anni, con il tasso al 5,6% (1.401.000 senza lavoro), mentre in Sardegna il lavoro ristagna, registrando peraltro anche una diminuzione di tremila occupati tra giugno e settembre. «Parte di questi risultati è dovuta alla regolarizzazione degli immigrati e all'emersione del lavoro nero», ha commentato il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Secondo i dati diffusi ieri dall'Istat nel terzo trimestre del 2007 gli occupati sono cresciuti in Italia rispetto allo stesso periodo del 2006 di 416.000 unità segnando un +1,8 dopo due trimestri meno dinamici (+0,4% nel primo, +0,5% nel secondo), grazie soprattutto agli stranieri (201.000 unità in più). L'aumento dell'occupazione - ha spiegato l'Istat - è stato possibile anche per il fatto che si resta al lavoro più a lungo (+118.000 occupati tra gli over 50 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). A fare la parte del leone, tuttavia, è soprattutto il lavoro part-time: 300.000 in più i contratti di questo genere rispetto allo scorso anno (+10,2%). Va segnalato inoltre che, sul fronte del calo della disoccupazione in Italia, si allunga la striscia positiva iniziata a giugno del 2003. SARDEGNA I dati dell'Istat mostrano invece una situazione in controtendenza nell'isola. Il tasso di disoccupazione, pur se migliorato rispetto al 2006, è sostanzialmente stabile nel confronto tra secondo e terzo trimestre dell'anno in corso (dall'8,6 all'8,7%). E soprattutto peggiorano gli indicatori che a livello nazionale mostrano invece le performance migliori. È il caso dell'occupazione femminile e dei servizi. Dati che migliorano nettamente in tutto il Paese, ma non in Sardegna, facendo allontanare ancora l'isola dagli Obiettivi di Lisbona per quanto riguarda l'occupazione femminile. Il tasso di disoccupazione rosa, nel terzo trimestre ha raggiunto quota 13,4%, contro il 12,6% del giugno scorso. Preoccupante poi il calo degli occupati nel settore dei servizi, tradizionalmente quello che lavora di più durante il periodo estivo, il terzo trimestre dell'anno appunto: gli addetti sono diminuiti di circa undicimila unità rispetto al secondo trimestre e di circa quindicimila se si fa il raffronto con lo scorso anno, dice l'Istat. Non solo: il commercio perde 20.000 occupati se si fa un confronto con settembre 2006, mentre gli addetti sono stabili prendendo in considerazione gli ultimi due trimestri. Confermato dagli ultimi dati Istat, poi, anche l'aumento delle persone che abbandonano il mondo del lavoro: sono 363 mila i sardi che hanno deciso di restare fuori dal mercato. Alla fine di giugno erano diecimila in meno, così come complessivamente le non forze di lavoro (le persone che potrebbero lavorare ma non lo fanno per motivi diversi) sono cresciute di 3.000 unità rispetto al secondo trimestre e di 11 mila rispetto allo scorso anno. ( g. d. )


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Economia: Cassa integrazione: +24%

L'UNIONE SARDA 21.12.2007

«Anche l'ultima rilevazione Istat conferma che in Sardegna il mercato del lavoro ristagna e non sposta, neppure in questo trimestre, numeri tali da far pensare a variazioni positive, di tipo strutturale, nell'economia e nel mercato del lavoro isolani». È questo il commento del segretario regionale della Cisl, Mario Medde, ai numeri sull'occupazione in Sardegna nel terzo trimestre dell'anno. Per il leader sindacale quel che bisogna constatare, accanto alla diminuzione del tasso di disoccupazione e all'aumento del tasso di occupazione da un anno a questa parte, è la diminuzione della forza lavoro e del tasso di attività che si va ad aggiungere ai numeri negativi che emergono da un confronto tra il secondo e il terzo trimestre dell'anno in corso, con una crescita sia del tasso di disoccupazione (dall'8,6 all8,7%) e un calo del tasso di occupazione (dal 53,2 al 53,1%). «Quel che va evidenziato, al di là dei numeri offerti da questa rilevazione trimestrale, è un aspetto che non può risaltare», aggiunge il segretario della Cisl, «da una lettura asettica dei numeri, ma che connota gran parte delle famiglie e della comunità regionale: il fenomeno dello scoraggiamento da lavoro, della precarietà, della stagionalità e della disoccupazione che impoveriscono notevolmente il reddito individuale e familiare, contribuendo così alla pauperizzazione della società sarda». Anche l'incremento, nel terzo trimestre, dei lavoratori occupati nel settore industriale (+9000, di cui 3000 nelle costruzioni e 6000 nell'industria in senso stretto) fa pensare, secondo Medde, a variazioni di tipo stagionale e, comunque, non a un rilancio del settore sul quale, per altro, i dati Istat non documentano l'incremento consistente e senza precedenti degli ammortizzatori sociali, tra cui la Cassa integrazione, aumentata notevolmente nell'ultimo anno (si è registrato un +24%).

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Unilever: chiude la fabbrica di Cagliari

Fonte: Federconsumatori Cagliari

I consumatori non possono che manifestare la propria solidarietà con i Lavoratori Unilever dello stabilimento di Cagliari. E' per tale ragione che Federconsumatori propone di non acquistare i prodotti di questa multinazionale, in particolare Findus e Algida, dimostrando così il proprio disaccordo con una scelta aziendale irresponsabile ed assolutamente ingiustificata dal punto di vista produttivo.

21 dicembre 2007

Confindustria: bene le imprese, nonostante la Regione




venerdì, 21 dicembre 2007



Le imprese vanno avanti, nonostante tutto. E' questo il titolo coraggioso e polemico del documento che presenta il bilancio di fine anno della Confindustria Sardegna. Un'isola che presenta una certa ripresa, ma che sembra ancora arrancare, secondo il presidente Gianni Biggio, dietro ai ritardi del governo regionale e di quello nazionale.


CAGLIARI –L'economia isolana reagisce bene alle difficoltà dell'ultimo periodo, nonostante i molti punti di crisi, dalla Legler alla Palmera, fino ad arrivare alla Unilever. Secondo i dati forniti da Confindustria, sembra crescere anche l'occupazione, con un abbassamento del tasso di disoccupazione dal 10,5 del secondo trimestre del 2006 all'8,7 dello stesso periodo del 2007.Le buone notizie in alcuni settori dell'industria isolana non fanno però dimenticare a Biggio quello che veramente, come dice, “rallenta lo sviluppo”: il governo regionale. “Dopo tre anni di governo stabile – ha detto il presidente regionale di Confindustria – ci aspettavamo di più. I risultati sono stati inferiori alle aspettative”. Nonostante il taglio dell'Irap, “in questo la Regione ha accolto le nostre istanze” ha detto Biggio, la politica regionale e nazionale “non stanno dando una mano”.Biggio affonda anche sulla finanziaria, definita: “debole” e accusata di “trascurare i settori produttivi regionali”. Il presidente ha chiesto che la Regione “spenda meglio e di più per le imprese”, sostenendo che “i soldi in cassa non mancano”. Tra le richieste degli industriali un posto di primo piano ce l'ha sempre la semplificazione amministrativa. Il Piano Paesaggistico, secondo la Confindustria, andrebbe ripreso in mano, “per apportare quelle modifiche auspicate da molti”. Altri punti sui quali spingono gli imprenditori sardi sono quelli riguardanti l'internazionalizzazione dell'economia sarda e l'attuazione della continuità territoriale. Molto importante, poi, è la “defiscalizzazione del settore turistico”. Biggio conclude con un ultima stoccata al governo regionale: “Se in tre anni di governo stabile si è fatto poco – ha detto – con la turbolenza dell'inizio della campagna elettorale chissà come sarà”.

Scaricati da tutti, dopo anni di impegno L'amarezza dei lavoratori stagionali:«Anche noi abbiamo fatto grande l'Algida»




di Elvira Corona


«Noi siamo i dimenticati da tutti, fuori da ogni accordo, nonostante molti abbiano lavorato per tanti anni in questa fabbrica». Commento amareggiato quello di Graziella Orrù, dal 1988 “stagionale” dello stabilimento Algida - gruppo Unilever - di viale Marconi, a Cagliari, che dal 31 dicembre cesserà definitivamente la sua attività e vedrà partire gli impianti di produzione. C'è amarezza, a poco più di 48 ore dall'accordo raggiunto tra sindacati, vertici aziendali, Confindustria e assessori al Lavoro di Regione e Provincia che - se non si troverà un soggetto disposto ad acquistare quello che rimarrà dell'azienda che produceva gelati - rinvia soltanto di un anno la disoccupazione, e solo per i 75 dipendenti a tempo indeterminato. Un accordo raggiunto non senza difficoltà, che scongiura la mobilità (tranne per i lavoratori vicini al pensionamento) e la sostituisce con la cassa integrazione.
Per altri 25 dipendenti - l'ultimo dei contratti a tre anni scade il 31 dicembre - si assicurano invece tre mensilità nel 2008. «Ci aspettavamo qualcosa in più, non tanto a livello monetario, quanto a livello di garanzie di assunzione nel caso in cui si trovasse un nuovo acquirente: ci sono le promesse della Regione, adesso, ma niente di scritto. I sindacati ci avevano assicurato che non avrebbero firmato nulla che non tutelasse anche noi, ma così non è stato». Il commento amaro è di uno dei dipendenti a termine, che preferisce rimanere anonimo. «Non ci aspettavamo certo un trattamento come quello dei colleghi assunti a tempo indeterminato, anche se molti di loro lavorano all'Algida da meno tempo rispetto a molti di noi. Non capisco perché nel momento in cui l'azienda ha assunto con contratti a tempo indeterminato abbiano attinto dall'esterno, formando persone nuove, mentre all'interno ce n'erano già con una buona esperienza».
La risposta forse è nelle parole di Sandro Scalas, rappresentante della RSU: «Unilever ha preso tutto quello che poteva prendere, a livello di finanziamenti, contributi, agevolazioni, e ora va via senza lasciare niente, cercando di passare anche per un'azienda socialmente responsabile perché chiede la cassa integrazione. Ma quelli sono soldi nostri, dei contribuenti, non certo soldi loro. Facendo un paio di conti potremmo dire per tutti questi anni hanno avuto la forza lavoro a costo zero o quasi».
Una politica - quella del colosso anglo-olandese - ispirata dalla ricerca del massimo profitto a tutti i livelli. Anche la motivazione della chiusura scritta nell'accordo appena siglato lascia pensare questo: si parla di «esercizio imprenditoriale divenuto strutturalmente antieconomico così da postularne la cessazione». L'antieconomicità probabilmente va interpretata rispetto alle sfide del mercato globale, ma qui l'attività di produzione dei gelati non era certo in perdita (se è vero che un'azienda rispetta il vincolo di economicità se i ricavi superano i costi). Scelte fatte senza pensare alle persone, «anche se per mostrarsi un'azienda sensibile organizzava le feste per i nostri bambini a Monte Claro», dice ancora Scalas. «Ma ora agli stessi bambini che giocavano e si divertivano nel parco dobbiamo dire che non abbiamo più un lavoro, e non è facile».
Rimangono fuori dai giochi - da tutti i giochi, accordi e compromessi - i lavoratori che non hanno nessun diritto da far valere, ossia le 80 persone che hanno lavorato con contratti stagionali. Persone assunte quando c'era più bisogno di forza lavoro per la produzione: 3 mesi all'anno, a volte per 6, fino ad arrivare a 11. Molti di loro sono andati avanti così per quasi vent'anni. Un rapporto di fiducia che si rinnovava mese dopo mese, anno dopo anno. Ma sulla fiducia non sono previsti ammortizzatori sociali, e in una situazione cosi difficile, oltre alla delusione c'è anche la rabbia. Rabbia di chi è convinto di aver lavorato bene, di essere stato una parte importante dell'azienda, tanto da farle vincere tanti riconoscimenti internazionali.
Nello stabilimento di viale Marconi - raccontano i dipendenti con più esperienza - venivano sperimentati i nuovi prodotti, hanno visto la luce tanti nuovi gelati che poi abbiamo trovato nei cartelloni dei bar, e il merito è anche nostro, perché oltre all'idea innovativa, ci vogliono anche le persone che le realizzino poi, che tarino le macchine e le programmino in un certo modo, per ottenere i risultati migliori.
Ieri mattina Fausto del Rio, capo di gabinetto dell'Assessorato all'Industria, ha incontrato una delegazione di lavoratori: un incontro non programmato, chiesto per ricordare alla Regione - e in particolare al presidente Renato Soru - le promesse fatte durante la sua visita all'Algida. «Anche se abbiamo firmato l'accordo e abbiamo interrotto l'occupazione, la vertenza non è chiusa», dice Sandro Scalas. È necessario che le istituzioni facciano delle scelte coraggiose, e facciano di tutto per rendere la vendita dell'azienda una realtà».
Ora sembra che il vincolo sul divieto di produrre i gelati sia caduto, ma secondo quanto si legge nell'accordo i macchinari verranno smontati e portati nella sede di Caivano, vicino Napoli. «Ora è importante che non venga smantellata la catena del freddo: senza quella nessuno investirebbe un soldo in questo stabilimento», avverte il sindacalista.
Preoccupa in particolare un passaggio dell'accordo firmato l'altro ieri: «L'azienda, nell'ipotesi di vendita, ferma ovviamente la propria discrezionalità sul punto, porrà in essere, per quanto di propria competenza, le iniziative tecniche ed amministrative opportune al fine di riattivare l'impianto di refrigerazione». Un punto controverso, o quantomeno dubbio. Ma la necessità di avere tutte le firme alle 4 del mattino di mercoledì, complice anche la stanchezza di 11 ore di trattative, ha portato a fidarsi di una interpretazione favorevole ai dipendenti. Ma Unilever meriterà la fiducia accordatale ancora dai suoi ex lavoratori?

20 dicembre 2007

Unilever, la disperazione dei dipendenti




I sindacati: «Un'altra croce nel cimitero dell'industria sarda»
Per i lavoratori il patto è solo un provvedimento tampone per la ripresa dell'attività. Malcontento e frustrazione per un trattamento che sostengono di non meritare. C'è delusione tra gli ex dipendenti dello stabilimento Unilever di viale Marconi dopo la firma dell'accordo tra società anglo olandese, Regione, Provincia, Confindustria e sindacati. La cassa integrazione di un anno è un'ancora di salvezza temporanea.Il 31 dicembre 2008, se all'orizzonte non spunta un acquirente, la situazione sarà peggiore di quella attuale. Per non parlare dei lavoratori (25) con contratto triennale a termine che scadrà tra pochi giorni, per i quali il destino è tutto da scrivere. Peggio, almeno per il momento, il futuro degli stagionali. I LAVORATORI Ieri, alle 20, i dipendenti hanno tolto i blocchi dallo stabilimento di viale Marconi, liberando di fatto la fabbrica occupata dal 5 dicembre. Da oggi i tecnici potranno mettere in sicurezza gli impianti del freddo ed eliminare l'ammoniaca contenuta nelle tubazioni, potenziale bomba ecologica. Poi via allo smantellamento di alcune linee di produzione. Le valvole di dosaggio e i macchinari che realizzavano gelati (bomboniere, torte e coppe) verranno trasferiti a Caivano (Campania), dove verrà concentrata la produzione dell'Algida. Ieri gli ex dipendenti si sono riuniti in assemblea per discutere e valutare le conseguenze dell'accordo. In un clima incandescente sono saltati fuori lo sconforto e l'amarezza di chi in quella fabbrica ha lavorato per anni, raggiungendo - per ammissione delle stessa società - risultati eccezionali. «Siamo delusi», afferma Francesco Piras, della Fai Cisl. «L'accordo è solo un salvagente temporaneo che dà una boccata d'ossigeno ai lavoratori. Fra 365 giorni, se non si trova un compratore, saremo punto e a capo. C'è, purtroppo, una considerazione da fare - aggiunge Piras - quella dell'Unilever è un'altra croce che si aggiunge al cimitero dell'industria sarda». Non entusiasta il parere dell'assessore regionale all'Industria Romina Congera. «Il risultato positivo nell'esito di questa vertenza è che si è riusciti ad ottenere la cassa integrazione in luogo della messa immediata in mobilità. Il risultato migliore quando si ha a che fare con multinazionali che fanno scelte unilaterali di smobilitazione e di smantellamento. Il dispiacere è forte per i lavoratori che, dopo anni, si ritrovano di nuovo a casa senza un'occupazione che pareva sicura». Per il presidente della Provincia Graziano Milia, che aveva invitato a boicottare i prodotti Unilever, «Occorre vigilare per evitare che parti importanti dello stabilimento vengano smantellate e destinate altrove, cosa che impedirebbe di fatto il riavvio più veloce delle attività produttive sotto altre e più motivate insegne». Il capo gruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa sottolinea che «il problema rimane aperto in tutte le sue dimensioni ed è necessaria una forte azione, sia del governo nazionale che regionale». L'ACCORDO Ci sono volute undici ore (dalle 17 di martedì alle 4 di ieri) prima di trovare l'accordo per i 74 ex dipendenti (55 operai e 19 impiegati). Tra i punti più importanti del patto c'è la questione della mobilità che scatterà immediatamente solo per chi è già in possesso dei requisiti per la pensione. L'Unilever si è impegnata a garantire il trasferimento di 20 dipendenti nello stabilimento di Caivano e a realizzare «azioni di sostegno per la ricollocazione dei lavoratori attraverso alcuni corsi della durata di 12 mesi». Lo scontro è stato più acceso sui vincoli per un'eventuale vendita: la multinazionale conserverà «ovviamente la propria discrezionalità sul punto».

ANDREA ARTIZZU






La multinazionale che produce anche i gelati Algida ha deciso di traslocare
Rag giunto l'accordo sulla vertenza Un ile ver. L a fi rma - che pur troppo sancisce il disimpegno della multinazionale dall’I sola - è giunta nelle prime ore del ma tt ino nella sede dell’assessor ato del La voro, al termine di una lunga trattativa: i 75 dipendenti dello stabili - mento di Cagliari andr anno in cassa integr azione guadagni straordinaria per tutto il 2008; la mobilità, invece, scatterà immediatamente solo per chi è già in possesso dei requisiti per la pensione. L’accordo prevede inoltre di verif icare “l'applicabilità di eventuali norme nazionali o regionali che consentano di estendere gli strumenti di sostegno al reddito anche in favore dei 25 lavoratori con contratto a termine triennale con scadenza il 31 dicembre 2007”. L’intesa (in due verbali distinti per cigs e mobilità) è stata sottoscrit ta dall’assessore regionale del La voro, Romina Congera, dall’assessore delle Attività produttive della provincia di Cagliari, Piero Comandini, dai rappresentanti del gruppo Un ilever, dai sindaca ti Flai Cgil, Fa i Cisl e U ila Uil, dalle Rsu e dall’U nione indus triali di Cagliari. Con l’accordo l’azienda si è impegnata a garantire il trasferimento di 20 dipendenti di Cagliari nello stabilimento Un ilever di Caiv ano, in Campania, e a realizzare “azioni di sostegno per la ricollocazione dei lavoratori attraverso un progetto di outplacement della durata di 12 mesi”. «L 'aspetto positivo - spiega l’assessore Congera - è che si è riusciti ad ottenere la cassa integrazione in luogo della messa immedia ta in mobilità. Il risulta to migliore quando si ha a che fare con multinazionali che fanno scelte unila terali di smobilitazione e di smantellamento. Il dispiacere è forte - conclude Congera - per i lavorat ori che, dopo anni, si ritrovano di nuovo a casa senza un’occupazione che, invece, pareva sic ur a». Sulla vertenza Un ilever, l'accordo sottoscrit to da tutte le parti è sicuramente da accogliere con soddisfazione e apprezzamento”. E’ il commento del presidente della Pr ovincia di Cagliari, Gr aziano Mi - lia, sull 'accordo per la vertenza Un ilever tra lavoratori, azienda, Regione e Pr ovincia. Per M ilia «l 'accordo, che assic urerà a tutti i lavoratori la cassa integrazione per 12mesi, ètanto più impor tante e utile proprio perchè assic ura in prospettiva ai lavoratori e alle istituzioni un più agevole e prat icabile percorso per l' identif icazione di un nuovo soggetto imprenditoriale a cui affidare la ripresa delle attività nello stabilimento». «Or a occorre vigilare e lavorare perchè questo accordo venga pienamente rispe ttato dall’U nilever, anche per evitare che parti impor tanti dello stabilimento vengano smantella te e destinate altrove, cosa che impedirebbe di fatto il ria vvio più veloce delle attività produttive sotto altre e più motivate insegne».

19 dicembre 2007

Unilever lascia Cagliari: cassa integrazione, mobilità e trasferimenti





E’ stato raggiunto l’accordo sulla vertenza Unilever. La firma - che purtroppo sancisce il disimpegno della multinazionale dall’Isola - è giunta nelle prime ore del mattino nella sede dell’assessorato del Lavoro, al termine di una lunga trattativa: i 75 lavoratori dello stabilimento di Cagliari saranno posti in cassa integrazione guadagni straordinaria per tutto il 2008, andranno immediatamente in mobilità solo i dipendenti già in possesso dei requisiti per la pensione.


"Sarà verificata – si può leggere nel verbale – “l’applicabilità di eventuali norme nazionali o regionali che consentano di estendere gli strumenti di sostegno al reddito anche in favore dei 25 lavoratori con contratto a termine triennale con scadenza 31.12.2007”.

L’intesa (in due verbali distinti per cigs e mobilità) è stata sottoscritta dall’assessore regionale del Lavoro, Romina Congera, dall’assessore delle Attività produttive della provincia di Cagliari, Piero Comandini, dai rappresentanti del gruppo Unilever, delle organizzazioni sindacali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, delle Rsu e dell’Unione industriali di Cagliari.Con l’accordo l’azienda si è inoltre impegnata a garantire il trasferimento di 20 dipendenti di Cagliari nello stabilimento Unilever di Caivano, in Campania, e a realizzare “azioni di sostegno per la ricollocazione dei lavoratori (…) attraverso un progetto di outplacement della durata di 12 mesi”.

“Il risultato positivo nell’esito di questa vertenza – spiega l’assessore Congera – è che si è riusciti ad ottenere la cassa integrazione in luogo della messa immediata in mobilità. Il risultato migliore quando si ha a che fare con multinazionali che fanno scelte unilaterali di smobilitazione e di smantellamento. Il dispiacere è forte per i lavoratori che, dopo anni, si ritrovano di nuovo a casa senza un’occupazione che, invece, pareva sicura”.“Sulla vertenza Unilever, l’accordo sottoscritto da tutte le parti è sicuramente da accogliere con soddisfazione e apprezzamento – ha detto il Presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia - l’accordo, che assicurerà a tutti i lavoratori la cassa integrazione per 12 mesi, è tanto più importante e utile proprio perché assicura in prospettiva ai lavoratori e alle istituzioni un più agevole e praticabile percorso per l'identificazione di un nuovo soggetto imprenditoriale a cui affidare la ripresa delle attività nello stabilimento cagliaritano”. “Ora – ha concluso Milia – occorre vigilare e lavorare perché questo accordo venga pienamente rispettato dall’Unilever, anche per evitare che parti importanti dello stabilimento di Cagliari vengano smantellate e destinate altrove, cosa che impedirebbe di fatto il riavvio più veloce delle attività produttive sotto altre e più motivate insegne”.

Accordo sulla vertenza Unilever

news ecomatrix

La parola fine è stata posta sulla vertenza dell’azienda Unilever. Dopo lunghe trattative, questa mattina, nella sede dell’assessorato regionale del Lavoro, è stato raggiunto un accordo su cassa integrazione, mobilità e trasferimenti per i lavoratori dello stabilimento di Cagliari.
La firma purtroppo sancisce il disimpegno della multinazionale nell’Isola: i 75 lavoratori saranno posti in cassa integrazione guadagni straordinaria per tutto il 2008. Andranno immediatamente in mobilità solo i dipendenti già in possesso dei requisiti per la pensione. Sarà verificata «l’applicabilità di eventuali norme nazionali o regionali che consentano di estendere gli strumenti di sostegno al reddito anche in favore dei 25 lavoratori con contratto a termine triennale con scadenza 31.12.2007».
Con l’accordo l’azienda si è inoltre impegnata a garantire il trasferimento di 20 dipendenti di Cagliari nello stabilimento Unilever di Caivano, in Campania. Inoltre dovrà garantire azioni di sostegno per la ricollocazione dei lavoratori attraverso un progetto di outplacement della durata di 12 mesi.
«Il risultato positivo nell’esito di questa vertenza – ha detto l’assessore Romina Congera – è che si è riusciti ad ottenere la cassa integrazione al posto della messa immediata in mobilità. Il risultato migliore quando si ha a che fare con multinazionali che fanno scelte unilaterali di smobilitazione e di smantellamento. Il dispiacere è forte per i lavoratori che, dopo anni, si ritrovano di nuovo a casa senza un’occupazione che, invece, pareva sicura».

Unilever, cassa integrazione e stabilimento smantellato




Mobilità e cassa integrazione di un anno per cessazione dell'attività. Alla fine la spunta L'Unilever. Dopo un'estenuante trattativa, nella sede dell'assessorato regionale al Lavoro, la multinazionale anglo olandese che produceva gelati Algida nella fabbrica di viale Marconi ha raggiunto un accordo (forzato) sul futuro dello stabilimento. Non è stato facile, i delegati dell'azienda, l'assessore regionale Romina Congera, quello provinciale Piero Comandini, sindacati e rappresentanti di Confindustria hanno discusso a lungo prima di arrivare a un'intesa, che per il momento non include gli stagionali e i part time.

Valerio Vitolo, a capo della delegazione Unilever, è stato chiaro e irremovibile. Ha ribadito che lo stabilimento cagliaritano chiude non per scarsa produzione o professionalità dei dipendenti. Lo smantellamento rientra - a sentire il rappresentante della società - nell'ottica di globalizzazione del mercato, che porta a tagli consistenti in tutta Europa (20 mila licenziamenti e 65 impianti chiusi). Così, se per cassa integrazione e mobilità uno spiraglio di trattativa è rimasto aperto, sul trasferimento di alcune linee di produzione Vitolo non ha voluto sentire ragioni. Macchinari per il dosaggio, per la realizzazione dei gelati (bomboniere, coppe e torte) verranno smontati e trasferiti in altri stabilimenti. «Di alcuni ne abbiamo bisogno - ha detto Vitolo - altri, strettamente legati al prodotto, non possiamo lasciarli a disposizione di un concorrente». Più chiaro di così: prendere o lasciare. A dir la verità i due assessori e i sindacati ce l'hanno messa tutta per cercare di rimandare di almeno 6 mesi lo stop per trovare un possibile acquirente, ma non c'è stato niente da fare. A nulla sono serviti i richiami alla grande prova di lealtà dei lavoratori e alle agevolazioni fiscali concesse dalla Regione. L'Unilever chiude definitivamente la pratica con 5 milioni di euro da destinare agli ammortizzatori sociali.

BOMBA ECOLOGICA. I sindacati hanno contrastato in modo netto la decisione di fermare gli impianti del freddo: senza la fabbrica diventa meno appetibile per un ipotetico compratore. Ma quello che ha lasciato di stucco i dipendenti è stata l'affermazione di Vitolo: «L'ammoniaca che circola in quei macchinari è una bomba ecologica. Abbiamo inviato una lettera al prefetto per rendergli nota la situazione, ma non ci ha ancora convocato. La fabbrica è occupata e noi non siamo più responsabili di quello che accade».

ANDREA ARTIZZU

Unilever: accordo su cassa integrazione, mobilità e trasferimenti

19.12.07 - comunicati stampa - anno 2007

E' stato raggiunto l'accordo sulla vertenza Unilever. La firma - che purtroppo sancisce il disimpegno della multinazionale dall'Isola - è giunta nelle prime ore del mattino nella sede dell'assessorato del Lavoro, al termine di una lunga trattativa: i 75 lavoratori dello stabilimento di Cagliari saranno posti in cassa integrazione guadagni straordinaria per tutto il 2008, andranno immediatamente in mobilità solo i dipendenti già in possesso dei requisiti per la pensione. Sarà verificata - si può leggere nell'accordo -"l'applicabilità di eventuali norme nazionali o regionali che consentano di estendere gli strumenti di sostegno al reddito anche in favore dei 25 lavoratori con contratto a termine triennale con scadenza 31.12.2007". L'intesa (in due verbali distinti per cigs e mobilità) è stata sottoscritta dall'assessore regionale del Lavoro, Romina Congera, dall'assessore delle Attività produttive della provincia di Cagliari, Piero Comandini, dai rappresentanti del gruppo Unilever, delle organizzazioni sindacali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, delle Rsu e dell'Unione industriali di Cagliari. Con l'accordo l'azienda si è inoltre impegnata a garantire il trasferimento di 20 dipendenti di Cagliari nello stabilimento Unilever di Caivano, in Campania, e a realizzare "azioni di sostegno per la ricollocazione dei lavoratori (…) attraverso un progetto di "riqualificazione" della durata di 12 mesi". "Il risultato positivo nell'esito di questa vertenza - spiega l'assessore Congera - è che si è riusciti ad ottenere la cassa integrazione in luogo della messa immediata in mobilità. Il risultato migliore quando si ha a che fare con multinazionali che fanno scelte unilaterali di smobilitazione e di smantellamento. Il dispiacere è forte per i lavoratori che, dopo anni, si ritrovano di nuovo a casa senza un'occupazione che, invece, pareva sicura".

18 dicembre 2007

Unilever e la beffa dei lavoratori Algida di Cagliari


Troppo bravi per consentire che producano gelati per un'azienda concorrente
Unilever e la beffa dei lavoratori Algida

L'AltraVoce.net(di Elvira Corona)

«Sentirsi bene, avere un bell'aspetto e una vita piacevole”: sul proprio sito internet, la multinazionale Unilever accoglie così i consumatori, per invitarli ad acquistare i propri prodotti. Ma che vita piacevole potranno avere i dipendenti cagliaritani dell'azienda senza uno stipendio? Da due settimane occupano lo stabilimento di viale Marconi e dal 31 dicembre si ritroveranno senza lavoro, come annunciato dalla lettera di licenziamento recapitata a tutti qualche mese fa.
Se un'azienda va male l'unica soluzione è la chiusura, ma non è esattamente il caso della nota multinazionale ango-olandese, titolare di 23 brand tra prodotti alimentari, cura del corpo e della casa. Roberto Casula, Ganluca Melis, Stefano Sedda, Ignazio Trudu e Maurizio Altea - alcuni dei dipendenti che ieri sera hanno presentato le loro ragioni nella sede del Cagliari Social Forum - confermano la fotografia di un'azienda sana, che in Sardegna produce i gelati Algida e distribuisce i surgelati Findus: un fatturato di circa 90 milioni di euro l'anno, obiettivi di produzione raggiunti e superati, considerata tra i migliori stabilimenti in Italia e in Europa per qualità della produzione, sicurezza sul lavoro e rispetto dell'ambiente.
Ma tutto questo non basta, perché se si possono avere dei margini di profitto più alti, spostando la produzione per esempio in Ungheria - dove la forza lavoro costa molto meno e soprattutto si possono ancora prendere dei finanziamenti europei che in Sardegna non si possono avere più da quando si è usciti dall'Obiettivo 1 - allora la professionalità dei dipendenti e la disponibilità a collaborare per un modello di lavoro flessibile dimostrata negli ultimi anni non valgono nulla. Questa è l'idea che si sono fatti i dipendenti, che non si spiegano altrimenti i motivi della chiusura.
Per le circa 200 persone che ruotano attorno all'azienda di viale Marconi questa chiusura non è accettabile, i numeri non giustificano assolutamente un provvedimento tanto drastico. Ma così non è, anche se l'azienda fa sapere che «dopo una verifica delle condizioni dello specifico mercato, il cui trend si conferma riflessivo e rende sempre più marcate le caratteristiche di sovracapacità produttiva dello stabilimento di Cagliari, nonché l'insussistenza delle condizioni che possano consentire la destinazione del complesso ad altre attività del Gruppo Unilever, ha confermato la decisione di procedere alla chiusura dello stabilimento alla data preannunciata».
Lo scorso luglio, in un incontro con Regione e sindacati al ministero dello Sviluppo economico, i rappresentanti della società avevano assicurato che «Unilever sta attentamente ricercando nuovi soggetti imprenditoriali che possano assicurare allo stabilimento nuove e maggiori opportunità produttive». Le trattative erano in corso, si era detto, e avrebbero potuto concludersi entro settembre. Ma è arrivato dicembre, mancano solo pochi giorni alla fine dell'anno e niente sembra essere cambiato.
La vendita dell'azienda sarebbe una soluzione accettabile anche per i dipendenti, ma i vincoli posti dalla Unilever sono dei macigni per chiunque abbia intenzione di acquistarla. Uno su tutti: quello di vietare la produzione di gelati. L'azienda è intenzionata a portarsi via le macchine, perché brevettate. Impossibile dunque mantenere la stessa tipologia di produzione, ma questo significherebbe buttare all'aria le professionalità che i dipendenti dell'azienda hanno fatto crescere in tutti questi anni.
Secondo Gianluca Melis, che è anche rappresentante del consiglio di fabbrica, «in un primo momento c'erano delle aziende interessate all'acquisto, ma una volta dettate le regole non se n'è saputo più nulla». Tre i nomi che circolavano c'era quello di Sammontana (gelati), ma anche la nostrana 3A era in lizza per un'eventuale acquisto. «Alla Unilever però non va bene che si faccia concorrenza, perché loro sanno bene che è anche la professionalità dei dipendenti a fare la differenza» dice Roberto Casula.
Fondamentale a questo punto appare la mediazione della Regione Sardegna, anche perché - sottolinea Gianluca Melis - «la Unilever ha usufruito di finanziamenti, sgravi fiscali, leggi sulla formazione professionale e quant'altro da parte di Stato e Regione. Ora chiudono e se ne vanno solo perché non possono più prendere niente». La chiusura dell'Algida a Cagliari rientra in un più vasto piano di riorganizzazione aziendale che prevede il licenziamento di 20 mila lavoratori in tutto il mondo nei prossimi 4 anni e la delocalizzaizone di molte fabbriche verso paesi in via di sviluppo.
Dalle istituzioni qualche segnale è arrivato. Il presidente della Regione, Renato Soru, durante una visita all'azienda in occupazione si è detto disponibile a far intervenire la Sfirs almeno per finanziare un ipotetico acquirente e nel frattempo sospendere la mobilità dei dipendenti a favore della cassa integrazione. E anche da Unilever, in un primo momento assolutamente contraria all'ipotesi di sospensione della mobilità, sembra che ora si sia aperto uno spiraglio. Rimane la questione dei vincoli sulla vendita posti dall'azienda, che scoraggerebbero chiunque ad un eventuale acquisto. Nel caso fosse rimosso anche questo ostacolo, i dipendenti potrebbero riunirsi in cooperativa e proseguire l'attività, «anche se noi siamo bravi a produrre, non a vendere: avremmo bisogno di esperti di marketing e distribuzione, da soli non possiamo farcela», dice Maurizio Altea.
Stasera è previsto un incontro nella sede dell'Assessorato regionale al Lavoro e forse proprio da qui arriverà qualche certezza in più. Nel frattempo l'invito da parte dei dipendenti ai consumatori sardi è quello di boicottare tutti i prodotti della multinazionale. Un piccolo segnale, quasi simbolico, ma tutto aiuta.

11/12/2007

Interpellanza:
LA SPISA Giorgio sulla chiusura dello stabilimento Unilever Italia di Cagliari
Il sottoscritto
Premesso che:- Nel mese di settembre 2007, la dirigenza della multinazionale Unilever, uno dei maggiori produttori mondiali di beni di largo consumo (alimenti, detersivi e cosmetici) ha comunicato alle Organizzazioni sindacali, all’Associazione degli Industriali, alla RSU, la chiusura, al 21 dicembre prossimo, dello stabilimento di Cagliari dove si producono gelati della marca Algida, annunciando l’apertura delle procedure di mobilità per le 82 persone che vi lavorano;- Il tutto rientrerebbe in un progetto di riorganizzazione aziendale su scala mondiale ed europea, secondo un nuovo modello di struttura che è stato denominato “One Unilever”, la cui razionalizzazione prevederebbe il coordinamento di un solo Amministratore Delegato in ciascun paese europeo a cui verrà affidato il compito della gestione dei business locali;- Gli 82 lavoratori a tempo indeterminato e oltre un centinaio di avventizi, da poco meno di un anno hanno iniziato una protesta a oltranza, allo scopo di difendere il posto di lavoro in uno stabilimento, sorto agli inizi degli anni ’60, e che, nel tempo, ha acquisito competenza e capacità al punto da essere annoverato, per stessa ammissione dei dirigenti, fra gli stabilimenti non solo in attivo, ma in forte crescita;- Nel frattempo, sono stati avviati diversi tavoli a sostegno della vertenza, sia a livello regionale, sia nazionale, fra questi, in data 4 aprile 2007, è stato aperto un tavolo alla presenza del sottosegretario alle Attività Produttive, dell’assessore al Lavoro della Regione sarda, i rappresentanti della confederazione sindacale e dei rappresentanti sindacali di fabbrica.- All’apertura del tavolo nazionale, il giorno successivo, è stata programmata una giornata di mobilitazione di fronte al Palazzo della Regione Autonoma della Sardegna.
Considerato che:- Quanto prodotto nello stabilimento di Cagliari è destinato, in gran parte, al mercato nazionale ed europeo, e solo il 4% resterebbe a coprire il fabbisogno regionale;- Quello di Cagliari, inoltre, nell’anno 2000 è diventato uno stabilimento di punta della Unilever con l’introduzione della metodologia di gestione denominata Total Productive Maintenance, che prevede la gestione condivisa delle attività giornaliere, tecniche e operative;- Il fatto che lo stabilimento di Cagliari abbia acquisito il ruolo di pilota nella sperimentazione di prodotti di nicchia, è da attribuirsi soprattutto al bassissimo assenteismo e alla forza lavoro altamente qualificata;- Fra gli anni 2001 e 2006, si è avuto un incremento del rendimento produttivo dall’87,4% al 91,8%, ottenendo il miglior premio per gli obiettivi raggiunti;- Nel 2006, a Cagliari, sono stati prodotti 133 milioni di pezzi rispetto ai 125 milioni previsti nel piano aziendale.
Verificato che:- A seguito della chiusura dello stabilimento isolano, la dirigenza avrebbe avviato una serie di trattative per la vendita del fabbricato ponendo la clausola che i nuovi proprietari non debbano produrre gelati, così da preservare alla Unilever le quote di mercato già acquisite;- Ciò comporterà una serie di problematiche, prima fra tutte, la difficoltà a vendere un capannone attrezzato per produrre qualcosa di diverso dai gelati;- In questo caso verranno messe a rischio le professionalità acquisite che, ovviamente, andrebbero perse qualora il potenziale nuovo acquirente non fosse interessato, o non propendesse, nella vocazione di produrre gelati.
Interpella il Presidente della Regione per sapere:
- Quali iniziative intenda assumere allo scopo di impedire la chiusura dello stabilimento Unilever di viale Marconi a Cagliari.
- Se sia possibile prevedere e, nel caso, attivarsi per programmare una riconversione industriale della fabbrica che possa salvaguardare, se non le professionalità, almeno i livelli occupativi tuttora esistenti.
- Quale sia stato il coinvolgimento del Governo nazionale, in considerazione della natura multinazionale di Unilever

16 dicembre 2007

VERTENZA UNILEVER- PALOMBA E SALIS (IDV): LA FABBRICA DEVE RESTARE IN SARDEGNA


L'On. Adriano Salis, il consigliere provinciale Sandro Cancedda ed il responsabile organizzativo Pieluigi Leo de "L'Italia Dei Valori" visitano i lavoratori Unilever-Algida dello Stabilimento di Cagliari e con loro si intrattengono in assemblea.




Italia dei Valori è vicina ai lavoratori della fabbrica Algida-Unilever e sostiene la loro battaglia per la salvaguardia dei posti di lavoro. Mercoledì pomeriggio è stato attivato un presidio nella sede della Provincia a cui hanno partecipato i rappresentanti istituzionali regionali e provinciali del partito e l’associazione Universitaria Orizzonti Nuovi.
Sabato 15 dicembre, una delegazione composta dal deputato Federico Palomba, dal consigliere regionale Adriano Salis, dal consigliere provinciale Sandro Cancedda, dalla segretaria provinciale Rina Salis e Pierluigi Leo e dai rappresentanti dei giovani Idv, si recherà negli stabilimenti per manifestare solidarietà ai dipendenti. “La nostra partecipazione –hanno detto gli onorevoli Palomba e Salis- non vuole limitarsi alla semplice solidarietà ma, insieme ai sindacati e ai vertici aziendali, vogliamo avviare un dialogo e un percorso comune indirizzato al mantenimento della produzione in Sardegna e alla difesa dei posti di lavoro”.
“L’aspetto più sconcertante –ha rimarcato il consigliere provinciale Sandro Cancedda- è che la fabbrica è in piena attività con un fatturato sulle vendite e utili di tutto rispetto. La cassa integrazione proposta dall’azienda, sarebbe quindi da respingere. In subordine, auspichiamo che ci sia la volontà di cedere l’attività produttiva agli acquirenti sardi che hanno manifestato la volontà di rilevarla”.
“L’azienda –ha detto Michele Pipia, responsabile dell’Associazione Orizzonti Nuovi- avrebbe deciso di chiudere l’attività in Sardegna per trasferirla nei Paesi in via di sviluppo. Il fondato sospetto è che alla base dello smantellamento, ci sia un calcolo ragionieristico sui maggiori profitti che ricaverebbe in virtù del basso costo del lavoro in quei Paesi”. Marcello Abis, responsabile Giv (Giovani Italia dei Valori), va oltre. “Questa scelta aziendale –ha detto- evidenzia, una volta di più, quanto la Sardegna sia considerata terra di nessuno e perciò di conquista. La storia ormai ci insegna che, in alcuni casi eclatanti, imprenditori senza scrupoli, dopo aver incamerato montagne di denaro pubblico per impiantare le loro fabbriche, siano scomparsi col malloppo lasciando nei nostri territori cattedrali nel deserto, cassa integrazione e miseria”.
Al di là della risoluzione della vertenza in atto, che si auspica positiva, Italia dei Valori non intende abbassare al guardia sul tema lavoro.
“Il dramma della disoccupazione e della povertà, che si traduce nell’esclusione sociale e che colpisce principalmente la componente giovanile obbligandoli ad una emigrazione di massa- hanno concluso gli esponenti del Partito di Di Pietro - non ci consente di stare alla finestra a guardare. Ci sentiamo fortemente impegnati a condurre una battaglia affinché anche in Sardegna si creino le condizioni per dare una speranza ai giovani e ai tantissimi disoccupati”.
Cagliari, 14 dicembre ’07

Ufficio Stampa Idv Sardegna

Verso un triste Natale: l'Italia sta male, la Sardegna peggio

L'UNIONE SARDA 16 dicembre 2007

Tutti se n'erano accorti, ma adesso il timbro lo ha messo Eurolandia. Rialzo record dei prezzi e, di conseguenza, crollo dei consumi, aumento dell'inflazione, aziende in crisi, posti di lavoro in meno. Se la gente prima era spaventata adesso è terrorizzata. Ma che bel Natale ci aspetta. E si sono messi anche i Tir che, fermandosi per un paio di giorni, hanno mandato mezza Italia in tilt facendo scattare in un baleno una selvaggia speculazione dei prezzi.

di PAOLO FIGUS
Aumenti su tutta la linea, ma ce n'eravamo già accorti. Basta andare al mercato o in un supermarket per rendersi conto che inesorabilmente ogni volta spendiamo di più e alcuni beni che prima erano di largo consumo, adesso pian piano stanno diventando elitari. E il giro nei negozi per acquistare i regali da mettere sotto l'albero? Prima era una festa, ora un salasso, cui siamo costretti a sottoporci anche se tutti sanno che basterebbe far trascorrere una decina di giorni e poi con i saldi i prezzi calano, qualche volta del cinquanta per cento. Sembra di essere caduti in una spirale, non se ne può più. Negli stipendi arrivano aumenti minimi - dopo infinite trattative - mentre i prezzi possono aumentare del trenta per cento nel giro di poche ore. «Questi rincari sono fuori dalla realtà», ha detto Prodi. Vero, sono fuori dalla realtà, però è così. Questa volta la colpa può essere dei Tir, ma ormai la corsa dura da anni e il governo non ha trovato di meglio che inventarsi Mister prezzi. Sembra di essere a Carosello. Ovviamente rincari di questo tipo e così improvvisi pesano di più in regioni deboli, come la Sardegna. L'Inps ha annunciato che nel 2007 l'aumento delle ore di cassa integrazione è stato del 24 per cento con l'ulteriore crescita della concessione di ammortizzatori sociali, come la mobilità. Una fotografia impietosa, che si somma al sempre maggiore ricorso dei singoli cittadini alle finanziarie o a prestiti bancari. Ma cosa deve fare la povera gente? Sopportare, come sempre. Mentre dovrebbe muoversi la politica, e invece non lo fa oppure pensa solo ai propri interessi. Un cittadino che quattro o cinque anni fa si credeva al sicuro adesso fa fatica a chiudere il mese in attivo, aumentano i nuovi poveri e in questi giorni a Nuoro, per esempio, giovani coppie, anziani e immigrati hanno fatto la fila in mille per ritirare i pacchi dono natalizi offerti dalla Croce rossa. Chiude l'Unilever a Cagliari, a Ottana, Macomer e Siniscola gli operai della Legler beffati ottengono solo solidarietà. Ma quello che fa nascere l'ira è proprio l'incapacità dei governanti a trovare soluzioni definitive. Non è facile, in verità, rilanciare l'economia, inventarsi posti di lavoro, dare speranze ai giovani. Ma iniziare a provarci, questo si può fare, la gente approverebbe. Invece in Sardegna tutto è immobile, paralizzato, bloccato, dall'agricoltura alle aziende, dalle industrie alla ricerca, dagli artigiani ai pastori. Aumentano solo i prezzi. E il numero dei disoccupati.

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16/12/2007 10:38

15 dicembre 2007

Unilever, Soru fa scendere in campo la Sfirs

DA:LA NUOVA SARDEGNA

CAGLIARI. Nel futuro degli stabilimenti Algida-Unilever potrebbe esserci la Sfirs. L’ipotesi di un coinvolgimento della società finanziaria al 93 per cento dalla Regione si è fatta strada martedì pomeriggio, quando il rappresentante della Fai-Cisl Sandro Scalas ha fatto da Cicerone a due ospiti eccellenti, il presidente della Regione Renato Soru e l’assessore all’Industria Concetta Rau. «Hanno portato la solidarietà delle istituzioni ai dipendenti che, dal 5 dicembre, occupano gli impianti di viale Marconi — ha detto Scalas —. Dopo una visita allo stabilimento, ci siamo soffermati sulla drammatica situazione vissuta negli ultimi mesi e soprattutto sulla mancanza di strategie per il futuro. Anche per questo il presidente Soru si è detto disponibile a trovare una soluzione che salvaguardi i posti di lavoro di tutti i dipendenti e garantisca la piena operatività della linea produttiva ». Ed è a questo punto che il capo dell’esecutivo avrebbe giocato la carta della Sfirs: «Secondo quanto ipotizzato dal presidente — ha affermato il sindacalista — la Regione potrebbe favorire l’ingresso di una nuova proprietà anche grazie a eventuali finanziamenti garantiti dalla Sfirs. Il capo della giunta regionale ha sottolineato come il progetto di un marchio che produca e promuova il “gelato sardo” sia una strada assolutamente condivisibile, e si è impegnato affinchè una soluzione di questo genere possa attuarsi rapidamente ». Lo scoglio da superare però riguarda appunto i prodotti che gli impianti di viale Marconi dovrebbero sfornare una volta subentrata la nuova proprietà, se è vero che la Unilever ha parlato chiaro: va bene vendere, ma alle nostre condizioni. La prima, quella più vincolante e sulla quale si sta giocando gran parte dell’intera partita, prevede il divieto di produrre gelati. Per gli impianti di viale Marconi, il colmo. «E infatti siamo realisti — ha ammesso Scalas — su questo punto i rappresentanti della Unilever sono irremovibili, e a conferma di questa limitazione portano sul tavolo delle trattative vincoli e cavilli legali che al momento appaiono insuperabili». A meno che, proprio su questo versante, non arrivino inversioni di rotta dalla riunione convocata ieri sera dalla Provincia per discutere con i vertici aziendali e le rappresentanze sindacali il futuro degli stabilimenti cagliaritani, presente anche l’assessore regionale al Lavoro, Romina Congera. Le posizioni emerse dall’assise si conosceranno solo questa mattina, visto che il faccia a faccia è andato avanti fino a tarda sera, ma fin dalle prime battute la soluzione della vertenza non sembrava proprio dietro l’angolo.di Pablo Sole

14 dicembre 2007

Nessuna retromarcia. L'Unilever licenzia i dipendenti Algida

(Unione sarda del 13/12/2007 )



Da gennaio 200 disoccupati.Non c'è niente da fare. L'Unilever chiude e i lavoratori vanno a casa. Senza, almeno per il momento, ammortizzatori sociali. La conferma della condanna a morte dello stabilimento di viale Marconi che produce gelati Algida è stata ribadita ieri sera in un incontro nell'ex cappella della Provincia.
La multinazionale anglo olandese, rappresentata da Valerio Vitolo, ha ribadito la decisone presa un anno fa: la fabbrica dal primo gennaio non sarà più operativa. A nulla sono serviti gli interventi di sindacati, Regione e Provincia per cercare di rimandare la scelta dell'azienda.
L'assessore provinciale al lavoro Carla Floris ha messo ricordato l'accordo sottoscritto nel novembre 2003 dall'azienda «fiore all'occhiello a livello europeo per produttività e ottimizzazione del lavoro. È paradossale la decisione dell'Unilever - ha detto Floris - si parla di crisi e aumento dei costi. Ma il mare c'era anche quattro anni fa». Vitolo ha replicato sostenendo che «L'azienda è cambiata, gli utili sono crollati. La determinazione di chiudere lo stabilimento cagliaritano è stata inevitabile, presa a malincuore. Non è solo un discorso logistico, viale Marconi rientra in un piano industriale che ha portato a chiudere 25 stabilimenti e a licenziare 20 mila dipendenti».
Il futuro dei lavoratori è nero. Le due cordate interessate all'acquisto, almeno a sentire l'Unilever, hanno dimostrato di non possedere le garanzie necessarie richieste dalla multinazionale. «Non esiste un nome. Il nostro è stato un impegno serio, preso a tutela dei lavoratori. Un gruppo di imprenditori ha presentato un piano industriale per produrre 600 mila tonnellate (1.200.000 litri) di gelato all'anno. Una quantità che gli attuali dipendenti sono in grado di realizzare in due mesi. E il resto dell'anno?».
Raffaele Lecca, della Fai Cisl, ha contestato il vincolo messo dalla società che impedisce al compratore di produrre gelati. «La società deve sospendere le procedure di mobilità, che vogliono dire disoccupazione. Chiediamo che le trattative per la ricerca di un acquirente non vengano interrotte e, soprattutto, che venga garantita la cassa integrazione almeno per un anno. Non sollecitiamo assistenzialismo, ma che eventuali ammortizzatori sociali siano finalizzati a un pieno recupero della finalità dello stabilimento cagliaritano: produrre gelati». L'unico spiraglio rimane la cassa integrazione di un anno per chiusura. Se ne discuterà il 18 dicembre alla Regione.
ANDREA ARTIZZU

LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Unilever, Soru fa scendere in campo la Sfirs

LA NUOVA SARDEGNA del 13.12.2007

La finanziaria della Regione potrebbe favorire l’ingresso di nuovi proprietari
di Pablo Sole CAGLIARI. Nel futuro degli stabilimenti Algida-Unilever potrebbe esserci la Sfirs. L’ipotesi di un coinvolgimento della società finanziaria al 93 per cento dalla Regione si è fatta strada martedì pomeriggio, quando il rappresentante della Fai-Cisl Sandro Scalas ha fatto da Cicerone a due ospiti eccellenti, il presidente della Regione Renato Soru e l’assessore all’Industria Concetta Rau. «Hanno portato la solidarietà delle istituzioni ai dipendenti che, dal 5 dicembre, occupano gli impianti di viale Marconi — ha detto Scalas —. Dopo una visita allo stabilimento, ci siamo soffermati sulla drammatica situazione vissuta negli ultimi mesi e soprattutto sulla mancanza di strategie per il futuro. Anche per questo il presidente Soru si è detto disponibile a trovare una soluzione che salvaguardi i posti di lavoro di tutti i dipendenti e garantisca la piena operatività della linea produttiva ». Ed è a questo punto che il capo dell’esecutivo avrebbe giocato la carta della Sfirs: «Secondo quanto ipotizzato dal presidente — ha affermato il sindacalista — la Regione potrebbe favorire l’ingresso di una nuova proprietà anche grazie a eventuali finanziamenti garantiti dalla Sfirs. Il capo della giunta regionale ha sottolineato come il progetto di un marchio che produca e promuova il “gelato sardo” sia una strada assolutamente condivisibile, e si è impegnato affinchè una soluzione di questo genere possa attuarsi rapidamente ». Lo scoglio da superare però riguarda appunto i prodotti che gli impianti di viale Marconi dovrebbero sfornare una volta subentrata la nuova proprietà, se è vero che la Unilever ha parlato chiaro: va bene vendere, ma alle nostre condizioni. La prima, quella più vincolante e sulla quale si sta giocando gran parte dell’intera partita, prevede il divieto di produrre gelati. Per gli impianti di viale Marconi, il colmo. «E infatti siamo realisti — ha ammesso Scalas — su questo punto i rappresentanti della Unilever sono irremovibili, e a conferma di questa limitazione portano sul tavolo delle trattative vincoli e cavilli legali che al momento appaiono insuperabili». A meno che, proprio su questo versante, non arrivino inversioni di rotta dalla riunione convocata ieri sera dalla Provincia per discutere con i vertici aziendali e le rappresentanze sindacali il futuro degli stabilimenti cagliaritani, presente anche l’assessore regionale al Lavoro, Romina Congera. Le posizioni emerse dall’assise si conosceranno solo questa mattina, visto che il faccia a faccia è andato avanti fino a tarda sera, ma fin dalle prime battute la soluzione della vertenza non sembrava proprio dietro l’angolo.

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13 dicembre 2007

Riunione alla Provincia per la vertenza Unilever di Cagliari

Unilever: Cassa integrazione, spiraglio per lavoratori


E’ sulla cassa integrazione per chiusura che andrà avanti la trattativa tra Provincia, Regione, Unilever, Confindustria e sindacati per scongiurare la mobilità dei 200 lavoratori dello stabilimento di viale Marconi. Gli operatori guadagnerebbero un anno di tempo, ma l'azienda chiude definitivamente. Regione, Provincia, Unilever, Confindustria e sindacati si ritroveranno ancora per discutere dell'argomento in un incontro convocato dalla Regione.


CAGLIARI - Nell’incontro, convocato dall’assessore provinciale al Lavoro Carla Floris e al quale ha preso parte anche l’assessore provinciale alle Attività produttive Piero Comandini, dopo 2 ore di impasse per le posizioni troppo distanti di istituzioni e sindacati da una parte, che chiedevano il ritiro delle procedure di mobilità e la cassa integrazione di un anno per cercare nel frattempo una soluzione e Unilever e Confindustria dall’altra, assolutamente contrari all’ipotesi di sospensione della mobilità, si è aperto uno spiraglio sull’ipotesi di cassa integrazione per chiusura. Eventualità, quest’ultima, che permette di chiudere le procedure di mobilità e apre la strada per la cigs (cassa integrazione guadagni straordinaria) per un altro anno, alla fine della quale, e solo allora, i lavoratori saranno licenziati.

"Un anno che servirà – ha spiegato la Floris - a individuare un acquirente per l’Unilever. E’ doveroso che l’azienda si impegni insieme alle istituzioni per garantire un futuro allo stabilimento". "Se riusciremo a trovare l’accordo su un’ipotesi che preveda la sola cassa integrazione e blocchi la procedura di mobilità – ha detto la Congera – anche la Regione si impegnerà nella ricerca di un acquirente che dia garanzie ai lavoratori".

All’incontro ha preso parte anche Sergio Retini, segretario nazionale della FAI CISL, a testimonianza della valenza nazionale della vertenza. «L’Unilever per Cagliari – ha detto - è come la Fiat per Torino".
Regione, Provincia, Unilever, Confindustria e sindacati si ritroveranno martedì prossimo, nell’incontro convocato dalla Regione.

12 dicembre 2007

Il Sindaco di Quartu Sant' Elena Ruggeri incontra i Lavoratori della Unilever riuniti in assemblea permanente ormai da 8 giorni.



Renato Soru e Concetta Rau in Assemblea



Il Presidente della Regione Autonoma Sardegna Renato Soru e Concetta Rau, Assessore dell'industria,intervengono in Assemblea alla Unilever Algida di Cagliari.

11 dicembre 2007

L'onorevole Amalia Schirru incontra i Lavoratori in Assemblea



L'onorevole Amalia Schirru,prima firmataria della Interpellanza Parlamentare riguardante la vertenza in corso(Seduta n. 238 dell'8/11/2007),incontra i Lavoratori della Unilever in Assemblea.

Barricati in fabbrica per non morire: protesta alla Unilever




Come la Via Crucis. Le voci sul possibile salvataggio dello stabilimento Unilever di viale Marconi si alternano e si rincorrono a tappe, sempre più dolorose. E, in attesa di una resurrezione, i lavoratori continuano a occupare la fabbrica che sino a sabato produrrà gelati Algida. Poi il buio: taglio dello stipendio e disoccupazione. Strano per una società che ha usufruito di finanziamenti e agevolazioni regionali. «Il classico film del prendi i soldi e scappa», sostiene chi lavora negli impianti.

Ma quello che preoccupa di più i dipendenti Unilever è il silenzio della multinazionale e delle istituzioni. Regione, Provincia e Comune dicono di aver le mani legate da logiche di mercato globale. Il che, tradotto, significa incertezza sugli ammortizzatori sociali e, quindi, dal 16 dicembre, busta paga azzerata. Tutto tace in viale Marconi, solo l'arcivescovo Giuseppe Mani, il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa, il presidente della Provincia Graziano Milia, che provocatoriamente ha invitato a «boicottare i prodotti Unilever» e il deputato Amalia Schirru hanno portato parole di conforto agli operai asserragliati nello stabilimento. Parole, appunto, che però non bastano per far trascorrere un Natale più sereno. Domani è in programma un incontro tra Provincia, Confindustria, vertici aziendali e rappresentanti di lavoratori. Ma sono poche le speranze che dalla riunione salti fuori l'ancora di salvezza. La multinazionale anglo-olandese fa sapere di essere impegnata al massimo per ridurre l'impatto sociale causato dalla chiusura prevista per il 31 dicembre. Ma che ne sarà dei 200 lavoratori che gravitano attorno all'Unilever cagliaritana? L'UNILEVER. Da Roma Andrea Campelli, portavoce della società, conferma che la trattativa di vendita si sviluppa tra due cordate di probabili acquirenti (una sarda, l'atra continentale). Di nomi neanche a parlarne: «Abbiamo firmato un accordo di riservatezza con chi ha manifestato la volontà di comprare lo stabilimento cagliaritano. Abbiamo chiesto chiarimenti e tutte le informazioni necessarie affinché l'impatto sociale della chiusura sia il più basso possibile. Non mettiamo in discussione le capacità dei lavoratori o la produttività: la chiusura rientra in un piano globale che coinvolge altre realtà». E i tempi sul passaggio di mano? «Questa settimana ci servirà per valutare le risposte fornite dagli interessati e incontrare i sindacati. Il 17 dicembre forniremo il nome del raggruppamento di imprese che ha le carte in regola per aggiudicarsi l'acquisto». VISITA DEL DEPUTATO. Ieri mattina il deputato del Partito democratico Amalia Schirru ha visitato i lavoratori che stanno occupando lo stabilimento. «Il mese scorso ho presentato un interpellanza sulle stranezze di un gruppo che vuole chiudere senza un motivo: la produzione è di qualità e i lavoratori sono preparati. In questi giorni avrò contatti con il ministero del Lavoro e delle Attività produttive per un intervento immediato su piano industriale e ammortizzatori sociali». Amalia Schirru è polemica: «Mi risulta che Unilever abbia usufruito di finanziamenti regionali per l'acquisto di macchinari mai entrati in funzione e per l'assunzione agevolata di dipendenti. Serve una norma - afferma il deputato - per evitare che alcune aziende vengano in Sardegna, prendano i soldi e poi abbandonino il campo». ANDREA ARTIZZU