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10 settembre 2009

Unilever Ungheria in espansione




La Unilever ha avviato un investimento da 2,7 miliardi di fiorini al suo impianto di Nyirbator, nel nord est dell'Ungheria, aumentando la capacità della fabbrica del 60%.
Il direttore del settore comunicazione di Unilever Magyarorszag, Kalman Molnar, ha spiegato che l'Ungheria si occuperà della produzione prima effettuata da alcuni stabilimenti nell'Europa occidentale che sono stati chiusi di recente. L'espansione di Unilever in Ungheria, dove impiega già 970 persone, sarà completata entro un anno. L'impianto di Nyirbator produce ogni anno 220 milioni di unità di prodotti per la casa e di cosmetici. In Ungheria la Unilever ha anche un impianto di gelato a Veszprem, che produce gelati Algida, oltre ad un impianto alimentare a Roszke, nel sud est del paese. Unilever raccoglie alcuni dei più famosi marchi di alimenti, cosmetici, detersivi e prodotti della casa ed è presente in tutto il mondo.

26 agosto 2009

Do you remember Unilever Cagliari? Dietro l'incredibile chiusura dello stabilimento modello di viale Marconi

Fonte: agenzia di informazione giornalistica IL MINUTO

(IlMinuto) – Cagliari, 22 agosto - Un utile netto di 1,636 miliardi di euro nel primo semestre del 2009. Investimenti per 140 milioni di dollari per il rafforzamento della capacità produttiva nella produzione del gelato nell’Est europeo. Queste poche cifre dimostrano il buono stato di salute della Unilever: la multinazionale anglo-olandese ha dimostrato di poter superare quasi indenne la tempesta della crisi economica mondiale. Già prima dell’inizio della crisi, alla fine del 2007 – ma la decisione era stata annunciata già nel 2006 - la Unilever aveva levato gli ormeggi da Cagliari. Alla fine del 2008, dopo un anno di cassa integrazione, i 67 dipendenti dello stabilimento modello Algida di Cagliari erano stati licenziati.
Eppure la fabbrica di viale Marconi, attiva dal 1963 e nelle mani di Unilever dal 1975, era stata definita, come ricordano gli ex lavoratori di Cagliari “leader in Europa per la qualità dei suoi prodotti, l’alta flessibilità e la professionalità dei suoi lavoratori, con prestigiosi riconoscimenti internazionali e picchi d’assenteismo sotto il 2,7 per cento". "Una fabbrica modello senza situazioni di crisi conclamate - spiegano gli ex dipendenti -che ha fatto utili anche nel 2007”, l'ultimo anno di produzione.
Probabilmente, ora, molte delle famiglie di questi lavoratori modello fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, eppure in questi giorni sulla home page del sito www.unilever.com è in primo piano la campagna “An end to hidden hunger. An International iniziative to eliminate malnutrition for 100 million people in Africa” (Fine alla fame nascosta. Un’iniziativa internazionale per eliminare la malnutrizione di 100 milioni di persone in Africa). La contraddizione salta agli occhi: viene quasi da pensare che la principale preoccupazione della multinazionale - proprietaria di molti dei marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione - non sia la sconfitta della fame nel mondo.
Eppure la chiusura della fabbrica di gelati di Cagliari non si spiega solo con le brutali leggi della globalizzazione, con il taglio del costo del lavoro tramite la delocalizzazione della produzione nell’Est europeo. Perché, infatti, pochi mesi dopo la chiusura a Cagliari, la Unilever ha inaugurato il centro di eccellenza Ice Foods a Caivano, in Campania? Un centro, sostengono gli ex dipendenti sardi, "con prerogative simili a quelle che hanno contraddistinto da sempre lo stabilimento di Cagliari"?

Questa è la spiegazione dei lavoratori: “Nel piano di ristrutturazione che l’Unilever – si può leggere nel comunicato del 21 giugno 2008 - ha avviato su scala nazionale, la Sardegna è l’unica regione che vede la fabbrica chiusa con i lavoratori in strada ed avviati alla disoccupazione senza alcuna alternativa, contrariamente a quanto è avvenuto in altri contesti. Questa situazione si spiega con la debolezza istituzionale, politica e sindacale della nostra Regione, incapace di trovare soluzioni che rilancino l’economia e tutelino i sardi. E’ su queste basi che l’Unilever ha trovato terreno fertile per portare avanti il proprio piano, punendo ingiustamente i lavoratori e la Sardegna”.

13 agosto 2009

Unilever si espande nell'Est Europa

FONTE

Il gruppo Unilever ha deciso di espandere la capacità produttiva in Europa orientale, con il supporto del suo impianto di gelati a Veszprém, nell'Ungheria occidentale.
La multinazionale intende aggiungere una nuova base produttiva a quelle già attive nell'Europa centro-orientale (quella di Veszprém e l'impianto di Gdansk, in Polonia). La nuova struttura dovrebbe essere costruita in Russia entro il 2014, con un investimento da 140 milioni di dollari USA.
L'impianto di Veszprém, comunica l'azienda, non subirà nessun effetto negativo per questa espansione, in quanto la sua produzione non è rivolta ai paesi dell'ex blocco sovietico. Anzi, a quanto pare l'Ungheria potrebbe veder aumentare la scelta di gelati, con l'aggiunta del marchio rumeno Napoca, da poco acquisito da Unilever.
Unilever si è infatti inserita nel mercato della Romania all'inizio dell'anno e l'impianto ungherese potrebbe fornire questo stato di gelati Algida e Carte d'Or, dato che la produzione a Veszprém è stata triplicata nel corso degli anni. Sempre nel 2009, a marzo, la Unilever ha annunciato il più grande investimento nella storia del gelato.
L'azienda ha infatti investito 5 miliardi di euro per lo sviluppo e il rinnovo della sua principale marca di gelati, la Algida, nota in Inghilterra come Wall's, in Spagna con il nome di Ola e con quello di Langnese in Germania. Il marchio conosciuto anche come "marca del cuore" a causa del suo logo, ha deciso di attivare una campagna di marketing estiva in tutta Europa.
La notizia, a dire il vero, non stupisce, dato che il marchio riesce a far uscire nuovi prodotti ogni anno, con strategie di marketing sempre più evolute. La Unilever, inoltre, si è da poco espansa in Russia anche con l'acquisizione della Baltimor, l'azienda leader della produzione di ketchup sul mercato russo. Unilever ha iniziato ad investire in Russia nel 1992 e possiede alcuni marchi tra i più noti a livello mondiale, tra cui Calvé, Lipton, Knorr, cif, Dove, Rexona e Sunsilk.

Redazione Economia.hu

19 luglio 2009

Petrolchimico Porto Torres, occupato l'aeroporto

FONTE

Cagliari
Ieri mattina alle sei gli operai del petrolchimico di Porto Torres erano già all'aerostazione di Alghero. La protesta è stata inscenata davanti agli occhi di decine di turisti. Occupato il piano partenze, l'unico volo partito in orario è stato il primo per Milano. Oggi le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un sit-in ad Abbasanta, in una delle stazioni di servizio più frequentate dell'Isola. L'appello, anche in questo caso, è diretto a viaggiatori in transito, non pochi in questo periodo in Sardegna. «Si chiede più lavoro, più sicurezza, più sviluppo».

Lo slogan è "Dalla crisi alle opportunità". Nel frattempo proseguirà sino a sabato il blocco dell'uscita di prodotti petroliferi dalle raffinerie. La chiusura dello stabilimento cracking di Porto Torres annunciata dall'Eni per agosto e settembre ha moltiplicato la mobilitazione culminata nel grande sciopero generale di venerdì scorso a Cagliari. A licenziamenti e crisi di Unilever, Rusal, Rockwool, Dow chemical, Ineos, Glencore, Bridgestone, si unisce adesso anche l'ente di Stato. Di fatto si assiste allo smantellamento di un intero apparato produttivo che ha mandato in fumo 10mila posti di lavoro in un anno.
La fotografia del malessere dell'isola è stata sintetizzata ieri dai sindacati in un documento congiunto consegnato durante gli stati generali sulla crisi convocati in Consiglio regionale. «Purtroppo il sommarsi di una crisi di lunga data e la recessione mondiale che ha colpito l'economia reale della nostra Regione e del Paese ha travolto il fragile apparato industriale dell'Isola», premettono Cgil, Cisl e Uil. Di seguito i numeri: «In questo contesto il tasso di occupazione si è attestato al 49,4%, il tasso di disoccupazione è salito al 14,1% con una caduta dell'occupazione del 5,5% negli ultimi 12 mesi.

Nell'industria si è registrata una perdita di posti di lavoro di 10mila unità negli ultimi 12 mesi, e ancora più consistente è stato il crollo nel settore dei servizi, dell'edilizia e dell'agricoltura con meno 24mila unità». E ancora, «le domande di disoccupazione hanno registrato nel periodo gennaio - aprile 2009 un aumento del 44% rispetto allo stesso periodo del 2008 passando da 3.437 a 13.584 con punte di +56% nel Nuorese e di +49% nel Sulcis e nel Sassarese». A questo ora si sommerebbe il disastro annunciato a Porto Torres.
La gravissima emergenza sarda ha portato dunque tutte le istituzioni, le parti sociali, le imprese a riunirsi ieri nell'aula del Consiglio regionale. La richiesta di convocare con urgenza un tavolo nazionale a Palazzo Chigi per affrontare le situazioni di crisi viene dal segretario regionale della Cgil Enzo Costa: «Occorre aprire subito la vertenza per l'emergenza Sardegna a 360 gradi, non solo per la chimica, che ha bisogno di una mano pubblica», ha detto il leader sindacale, aggiungendo che «occorre far ripartire un movimento dal basso per rivendicare soluzioni attraverso l'intesa istituzionale».

Sulla scelta di bloccare gli impianti petrolchimici presa dall'Eni il commento delle segreterie confederali è durissimo: «In un contesto di tale e tanta difficoltà, Cgil, Cisl e Uil regionali considerano la fermata dell'impianto del cracking di Porto Torres un atto di gravità inaudita ai danni dell'intera Sardegna e ne chiedono la revoca immediata».
Ieri tutti gli interventi che si sono susseguiti in Consiglio regionale hanno posto al centro la denuncia nei confronti dell'Eni. Il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha elencato cinque richieste della Regione per la ripresa degli impegni dell'accordo sulla chimica del 2003. Al primo posto l'immediato intervento del governo sull'Eni per il ritiro della decisione di fermare l'impianto cracking di Porto Torres e l'inserimento nel tavolo nazionale sulla chimica dei problemi ugualmente importanti delle industrie energivore e delle energie rinnovabili.

Ercole Olmi f.liberazione

2 luglio 2009

UNILEVER: ROTTE TRATTATIVE CON SINDACATI SU PIANO INDUSTRIALE





Nessun piano aziendale è stato presentato ieri presso l'Unione industriali di Roma dove era previsto il tavolo di confronto con le sigle sindacali. Ennesima fumata nera che ha scatenato l'ira delle segreterie nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil: «Trattative interrotte e otto ore di sciopero». Domani è prevista l'assemblea dei lavoratori presso lo stabilimento di Cisterna dove si producono surgelati con il marchio Findus. A quanto pare, la multinazionale alimentare ha confermato solo gli investimenti per il sito di Caivano (dove si producono i gelati Algida), «senza fornire - dicono i sindacalisti - ulteriori risposte sul futuro produttivo e occupazionale degli altri stabilimenti italiani» a fronte delle richieste avanzate - ormai da sei mesi - circa l'elaborazione di un piano a medio termine. Di qui la dura presa di posizione di Fai, Flai e Uila di sospendere il confronto, avviando lo stato di agitazione dei lavoratori e proclamando un pacchetto di otto ore di sciopero da effettuarsi entro la fine di luglio in tutti gli stabilimenti del gruppo, compreso quello di Cisterna. «Da sei mesi stiamo sollecitando Unilever alla convocazione di un incontro utile alla definizione di un piano industriale a medio termine - ha dichiarato il segretario nazionale della Flai-Cgil, Antonio Mattioli - ed oggi (ieri per chi legge, ndr) ci siamo ritrovati di fronte alla chiara volontà da parte del gruppo di non investire sulle produzioni presenti nel nostro Paese. I lavoratori della Unilever hanno pagato un prezzo fin troppo caro per colpa delle decisioni unilaterali prese dalla multinazionale ed è per questo motivo che venderemo cara la pelle finché non verrà presentato un piano industriale credibile e volto alla continuità produttiva e occupazionale del gruppo nel nostro Paese».





Da AGI


(AGI) - Roma, 1 lug - Le Segreterie nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil e la multinazionale alimentare Unilever si sono incontrate oggi presso l'Unione industriali di Roma per discutere del piano industriale di gruppo. In questa sede le Organizzazioni sindacali hanno richiesto alla Unilever l'elaborazione di un piano a medio termine. In particolare sono state chieste le garanzie di continuita' produttiva ed occupazionale per i siti di Cisterna di Latina, dove si producono surgelati con il marchio Findus, e di Sanguinetto (Vr), dove si produce tra gli altri il marchio Santa Rosa; la conferma del piano di investimenti per il sito di Caivano, dove si producono i gelati Algida, e il consolidamento della sede centrale di Roma. A fronte di queste richieste la multinazionale, che impiega in Italia circa 3.200 lavoratori, ha risposto confermando solo ed esclusivamente gli investimenti per il sito di Caivano, senza fornire ulteriori risposte ne' sul piano a medio termine ne' sul futuro produttivo ed occupazionale degli altri stabilimenti. E' per questo che Fai-Flai-Uila hanno sospeso il confronto, avviando lo stato di agitazione dei lavoratori e proclamando un pacchetto di 8 ore di sciopero da effettuarsi entro il mese di luglio in tutti i siti del gruppo. "Da sei mesi stiamo sollecitando Unilever alla convocazione di un incontro utile alla definizione di un piano industriale a medio termine" - ha dichiarato il Segretario nazionale della Flai-Cgil Antonio Mattioli - "ed oggi ci siamo ritrovati di fronte alla chiara volonta' da parte del gruppo di non investire sulle produzioni presenti nel nostro paese". "I lavoratori della Unilever" - ha continuato Mattioli - "hanno pagato un prezzo fin troppo caro per colpa delle decisioni unilaterali prese dalla multinazionale ed e' per questo che venderemo cara la pelle finche' non verra' presentato un piano industriale credibile e volto alla continuita' produttiva ed occupazionale del gruppo nel nostro paese".(AGI) Ale

11 giugno 2009

L'UNIONE SARDA - Politica: Industria,sciopero generale a luglio

L'UNIONE SARDA - 10-06-2009

Cgil,Cisl e Uil:il nostro sistema produttivo è in ginocchio
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I sindacati sardi annunciano lo sciopero generale. Contro la crisi, Cgil, Cisl e Uil aprono una nuova stagione di lotta e di mobilitazione. Il governatore Cappellacci convoca un incontro il 15 giugno. La crescita è a zero. Centinaia di imprese chiedono la cassa integrazione. Migliaia di lavoratori rischiano il posto. E la povertà dilaga. Di fronte al baratro economico, la reazione dei sindacati sardi è la mobilitazione generale. Un campanello d’allarme diretto al Governo e alla giunta regionale che suonerà con uno sciopero da organizzare entro i primi dieci giorni di luglio.

L’annuncio è stato dato ieri all’hotel Mediterraneo di Cagliari, durante l’assemblea regionale dei quadri e delegati del settore industria e dei servizi. «Nel contesto della recessione internazionale e delle scelte di politica economica sbagliate del Governo», si legge in una nota firmata da Cgil, Cisl e Uil, «la nostra Regione rischia di vedere annichilito il suo già precario apparato produttivo».
L’ASSEMBLEA. Davanti a più di mille di dirigenti sindacali, i leader di Cgil, Cisl e Uil (Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca hanno dedicato un minuto di silenzio alle vittime dell’incidente in Saras) ribadiscono la necessità di avviare una nuova fase di lotta che coinvolgerà tutte le istituzioni. «Si tratta di costruire una mobilitazione che porti la crisi sarda a Palazzo Chigi», dice Enzo Costa. «Occorre dare forza alle rivendicazioni della Sardegna: questa crisi non si può risolvere tutta in casa nostra». Secondo il leader regionale della Cisl, Mario Medde, «la manifestazione di piazza non basterà. Chiediamo al presidente Cappellacci di fissare, entro la fine del mese, un incontro con il Governo nazionale, per siglare un accordo di programma che difenda i siti produttivi esistenti». In ballo ci sono problemi che scottano: «Lavoro, sicurezza e sviluppo sono le priorità», ricorda Francesca Ticca. Per il numero uno della Uil è necessaria «una mobilitazione affinché la classe politica rispetti le tabelle di marcia già definite».
I NUMERI. «I dati Istat», commentano i tre sindacalisti, «evidenziano un significativo peggioramento delle condizioni dell’economia regionale, con un deciso incremento dell’indice di povertà che interessa ormai il 22,2% della comunità sarda e oltre 400 mila persone. Ciò anche in conseguenza del perdurante tasso di disoccupazione », aggiungono, «stimato attorno al 13%, della caduta del Pil, fermo da molti anni allo 0,4%, del blocco degli investimenti e della caduta delle esportazioni».
LA POLITICA. Tutto ciò «appare la conseguenza delle incertezze con cui la Sardegna si è disposta ad affrontare il ritardo infrastrutturale dell’Isola, che è la causa principale della desertificazione». Pesa inoltre «l’assenza di una politica industriale di largo respiro», incalzano i sindacalisti, «capace di orientare il consolidamento dell’apparato produttivo attraverso l’attrazione di nuova impresa e l’ammodernamento di quella esistente». Immediata la replica del governatore Ugo Cappellacci: «Le preoccupazioni richiedono una accelerazione delle risposte». Il presidente della Regione ha annunciato un incontro con i sindacati per il prossimo 15 giugno.
LE AZIENDE. Intanto, però, il tessuto produttivo si sgretola. «Le multinazionali presenti in Sardegna si sono ritirate lasciando macerie economiche e sociali», evidenziano i sindacati. Tanti i casi: l’olandese Unilever, la russa Rusal, la svedese Rockwool, l’americana Dow Chemical e l’inglese Ineos. Per non parlare del Sulcis «andato pesantemente in crisi nel volgere di pochi mesi». O il polo tessile Nuorese che «non esiste più». C’è poi il petrolchimico di Porto Torres «che attraversa la più grave crisi mai vissuta dal suo insediamento » e che ha inanellato l’ultima debacle «con l’operazione Sartor, miseramente fallita» e con «l’intenzione di Eni di abbandonare quel comparto produttivo».
LE PROVINCE. Stesso discorso per la Gallura che vede le sue storiche aziende del granito e del sughero navigare in cattive acque, mentre tanti lavoratori sono rimasti disoccupati per la crisi dell’ex Palmera, Plastwood e Novamarine, e le dismissioni dei presidi militari a La Maddalena. Non solo. «Le sporadiche presenze industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano», affermano i sindacati, «non seguono sorte migliore: il polo nautico dell’Ogliastra, indicato come l’alternativa alla cartiera, ha rallentato il passo». Anche «il territorio di Cagliari sconta la crisi della chimica e del manufatturiero », registrando «disimpegni» nell’agroalimentare e nei servizi, con una riduzione del lavoro stagionale e l’espulsione di numerosi precari.
LANFRANCO OLIVIERI

6 gennaio 2009

Lettera a Il Sardegna


Il Sardegna 6 gennaio 2009,lettere al giornale

5 gennaio 2009

In cammino nell'anno nuovo (inseguiti dall'ombra del vecchio)

Tratto dalla pagina delle lettere al giornale del sito dell'Unione Sarda

L'Unione Sarda web/lettere al giornale

Nell'indifferenza generale, tra lo shopping natalizio e i botti e i concerti di fine anno, a Cagliari ci sono una settantina di disoccupati in più.
Non che abbiano lavorato molto: tra i panettoni e i tappi di spumante del 2007 li avevano allontanati dal lavoro e messi in cassa integrazione.
Questa volta, invece, sotto l'albero non c'era nemmeno la cassa integrazione.
Dal vertice tra sindacati, Regione e azienda, è uscito in regalo il licenziamento e la messa in mobilità per tutti i dipendenti della ex fabbrica di gelati di Cagliari.
Sono anni ormai che chiedono aiuto alle istituzioni, alle associazioni e ai sindacati.
Forse li avete visti, magari li avete maledetti, perché bloccavano il traffico in viale Marconi, o nei pressi di Confindustria.
Forse qualcuno di loro vi ha allungato un volantino sotto il palazzo della Regione in via Roma.
Non chiedono altro che lavorare.
Tenevano in piedi uno stabilimento modello di proprietà della multinazionale Unilever.
Sono stati premiati per la qualità, l'igiene, l'innovazione, per il basso assenteismo e per l'attaccamento all'azienda.
Infatti nel piano di risanamento della Unilever sono stati i primi a essere stati licenziati.

Speriamo che il vento giri, consentendoci un Natale normale, l'anno prossimo.

UN EX COLLEGA

4 gennaio 2009

Documentazione da presentare per la Mobilità

Ecco i link per scaricare la documentazione per l'iscrizione alle liste di mobilità:


AUTOCERTIFICAZIONE PLURIMA

DOMANDA DI PRESTAZIONE DI DISOCCUPAZIONE


Questi due moduli vanno compilati e consegnati all'ufficio di collocamento competente unitamente alla lettera di licenziamento che vi è stata recapitata a casa dalla Unilever

1 gennaio 2009

La Storia Della Nostra Fabbrica


Lo stabilimento di Cagliari nasce nel 1963, quando l'imprenditore sardo Efisio Orrù fondò una fabbrica per la produzione di gelati da distribuire al mercato locale.

Si trattava di una piccola fabbrica artigiana che per molti anni lo stesso Efisio Orrù diresse in totale autonomia.

Nel corso degli anni la qualità dei prodotti e l’impegno profuso portarono la piccola fabbrica ad assumere un discreto ruolo nell'ambito della produzione di gelati , tanto che nel 1975 la piccola fabbrica venne totalmete acquistata dall’Unilever e con una serie di grandi investimenti da piccola impresa locale divenne una realtà internazionale.

Da allora ad oggi con l’aumentata capacità produttiva e il continuo aggiornamento tecnologico degli impianti lo stabilimento di Cagliari si è posto sempre più come unità di sostegno dello stabilimento di Caivano.Dal 1993 con l'installazione della prima linea di produzione di torte gelato lo stabilimento di Cagliari ha assunto un ruolo leader nella produzione di tutta la linea di torte Algida, nonchè nella produzione di tanti altri prodotti con notevoli complessità produttive.

La fabbrica di Cagliari grazie ad un'organizzazione molto semplice e ad un impianto pilota d’avanguradia ha assunto anche il ruolo di fabbrica specializzata nei test di sviluppo di buona parte dei gelati prodotti con il marchio Algida.

La produzione è destinata in buona parte al mercato nazionale ed europeo e solo per il 4% è destinata al mercato regionale.

Con l’introduzione delle metodologie di gestione TPM nel corso dell’anno2000, la fabbrica di Cagliari si è posta a pieno titolo come fabbrica di punta del gruppo Unilever.