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31 dicembre 2008

Documento di sintesi sullo stato del confronto con Governo e Regione Sardegna, relativamente allo sviluppo delle attività produttive

dies agenzia giornalistica della CISL sarda


Documento di sintesi sullo stato del confronto con Governo e Regione Sardegna, relativamente allo sviluppo delle attività produttive e all’attuazione dell’Accordo di Programma sulla Chimica del 14 luglio 2003

1) Breve memoria su alcuni problemi irrisolti del settore industriale

Sin dallo scorso mese di giugno cgil cisl uil indirizzarono al Governo appena insediatosi, una richiesta d’incontro sui temi inerenti alla crisi del sistema produttivo regionale. Si trattava, infatti, questione ancora aperta, di attuare i contenuti del Verbale Protocollo sottoscritto a Palazzo Chigi il 10 luglio 2007.Infatti, nonostante le reiterate assicurazioni intervenute dopo l’incontro di luglio, con il Governo Prodi, risultano aggravate tutte le emergenze che stanno soffocando il fragile tessuto economico sardo.In particolare, avendo anche come riferimento gli Accordi sottoscritti, ultimo quello del 10 luglio 2007, si evidenziano alcuni problemi che debbono ritornare all’attenzione del Tavolo di confronto Governo, Regione, parti sociali e società interessate:

Il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo del prezzo dei metalli.

La mancata attuazione dell’Accordo di Programma per la valorizzazione dei siti chimici, sottoscritta a Roma il 14 luglio 2003. L’Accordo accompagnato da una dote di 300 milioni di Euro è rimasto sino ad ora inevaso tranne che per una tranche spesa a Nuoro. Il blocco degli impianti del sito di portotorres ripropone l’urgenza di dare continuità all’Accordo.

La definizione di un Accordo di Programma per rilanciare il tessile sardo.

In assenza di strumenti idonei corriamo il rischio di perdere dopo la legler (3 impianti fermi e 800 lavoratori in attesa della procedura Prodi), anche la queen cancellando 450 posti di lavoro.

La crisi del comparto agroalimentare che ha perso nell’ultimo anno 4 impianti (unilever, sardegna carni, palmera, e formaggi sardi di macomer), per il quale si chiede appunto uno specifico Accordo di Programma.

La verifica e l’aggiornamento dell’Intesa Istituzionale di Programma del 1999, che contenga nella nuova stesura gli impegni assunti il 10 luglio 2007 e relativi alla nautica, all’aerospaziale, alla filiera della formazione e dell’istruzione, al rilancio delle attività produttive e delle infrastrutturazioni.

L’urgenza di un piano di reindustrializzazione dell’Isola, e nei siti interessati da interventi di risanamento è indispensabile specificare gli interventi e le risorse finanziarie utili alle bonifiche ambientali.

Le emergenze dell’ultimo periodo, che si aggiungono a quelle ormai cronicizzate, dei 3.500 lavoratori a rischio nel petrolchimico di portotorres, a portovesme per la crisi eurallumina (500 lavoratori interessati), la situazione di stallo sui problemi riguardanti alcoa e portovesme srl.

Memoria sullo stato della chimica sarda
La chimica italiana ormai ha perso i grandi gruppi di livello internazionale nel settore. Ad esempio snia montedison hanno quasi azzerato le loro produzioni. eni con polimeri europa resta l’unica grande azienda con una società petrolchimica di rilievo internazionale.Gli stabilimenti eni, di polimeri europa, più importanti sono situati a marghera, ravenna, mantova, ferrara, priolo, brindisi, cirò marina, portotorres e sarroch in Sardegna.sindyal ha ancora a Marghera e ad Assemini la produzione del cloro per fare pvc.Il sistema produttivo del pvc è proprietà di ineos, con produzioni a marghera, ravenna, portotorres.
Il sindacato sardo ha sottoscritto nel 2003 un Accordo di Programma con Governo e Giunta regionale per rilanciare i tre siti di Cagliari (assemini-sarroch), ottana e portotorres. L’Accordo ha una dotazione 300 milioni di euro: 200 a carico dello Stato e 100 a carico della Regione Sardegna.Gli obiettivi fondamentali erano:
Il mantenimento delle produzioni esistenti;
Il consolidamento delle produzioni, ma sviluppandole, verticalizzandole e insediandone altre ad esse attinenti;
La bonifica di tutti i terreni e la riconsegna per nuovi insediamenti (compito eni).
Per quel che concerne l’attuazione dell’Accordo di Programma si evidenzia che solo equipolimeri, a ottana, ha utilizzato 36 milioni di euro per sviluppare una nuova linea produttiva. Lo stabilimento, ora, sta producendo con fermate annue di tre/quattro mesi.ineos italia, che è il ramo industriale di ineos international per l’Italia, ha presentato un progetto per acquisire il cloro di Assemini e investire a Marghera, portotorres, assemini e ravenna per rilanciare e ampliare la produzione del PVC.Però, a distanza di 5 anni, per problemi connessi anche a concessioni di tipo ambientale ed energetici, ma anche per l’ostilità di eni, che doveva vendere il sito di Assemini, il cloro di Marghera con una centrale, il progetto ineos non ha trovato compimento. Difficoltà accentuate per l’indebitamento di ineos italia.
A seguito di queste e altre difficoltà, è maturata dunque la scelta di individuare altri eventuali imprenditori interessati a realizzare il progetto.

La cisl sarda, nel suo insieme, a questo proposito, ritiene che:
il Governo debba intervenire perché eni rafforzi e sviluppi il piano chimico a livello nazionale sardo. Si tratterebbe di una scelta e di una definizione ottimale del problema;
in assenza di certezze sugli impegni eni, e solo dopo aver esperito tutti i tentativi, è comunque indispensabile rivolgersi ad altri imprenditori in grado di sviluppare il progetto chimico;
l’Accordo di Programma per la chimica sarda, non attuato per responsabilità di diversa natura, anche dei Governi e della Giunta regionale, debba rappresentare un tassello fondamentale anche nel rilancio della chimica nazionale.

In questa direzione è indispensabile riaprire il confronto a Palazzo Chigi, sia per scongiurare le decisioni assunte da ENI per portotorres sia per garantire la totale attuazione dell’Accordo

30 dicembre 2008

Unilever, cassa integrazione finita

L'Unione Sarda 30/12/2008 pag 21

Nulla di fatto nell'incontro di ieri all'assessorato del Lavoro con sindacati e azienda

Unilever, cassa integrazione finita
Inutile l'intervento della Regione: ex dipendenti in mobilità

Nulla di fatto nell'incontro di ieri mattina all'assessorato regionale del Lavoro.
E per i lavoratori dell'Unilever ci sarà la mobilità.

Se il Natale è andato storto il Capodanno si preannuncia ancora peggiore. Per i lavoratori dell'Unilever, con la scadenza della cassa integrazione straordinaria del 31 dicembre si chiude un capitolo e se ne apre uno più dolente, quello dei licenziamenti.
Dal 1° gennaio i sessantasette cassaintegrati della fabbrica di viale Marconi che produceva gelati Algida saranno in mobilità. Ha avuto l'epilogo più temuto dai lavoratori l'incontro, convocato ieri dall'assessorato regionale del Lavoro, con i rappresentanti aziendali. «Nonostante le garanzie offerte dall'assessorato», ricostruisce Raffaele Lecca, segretario regionale della Flai-Cgil, che ha partecipato alla riunione insieme a Francesco Piras, della Fai-Cisl e Pasquale Deiana, Uila-Uil, «l'azienda si è rifiutata di firmare la richiesta per la cassa integrazione in deroga. È stata protagonista di una vera e propria sceneggiata, iniziata nelle scorse settimane, mostrandosi disponibile a firmare. Invece, sapeva fin da subito quale sarebbe stata la decisione finale».
LA VICENDA Lo scorso 22 dicembre, nella sede cagliaritana di Confindustria, l'Unilever aveva chiesto un aggiornamento dell'incontro perché «voleva avere garanzie da parte della Regione, che aveva comunque assicurato in una lettera la sua disponibilità all'attivazione della cassa integrazione in deroga». A quel punto una nuova riunione era stata fissata per ieri. La firma, però, non c'è stata. E la delusione ha un sapore ancora più amaro, perché arriva dopo aver avuto una minima speranza di raggiungere un risultato. «Peggio di così non sarebbe potuta andare», commenta Francesco Piras, Fai-Cisl. «L'azienda ha avuto un atteggiamento vile e ha offeso lavoratori e istituzioni. È un oltraggio alla Sardegna. Non ci saremmo aspettati una conclusione del genere. Ora, dal 2009, scatterà la mobilità, che sarà di due, tre o quattro anni a seconda dell'età». Per Pasquale Deiana, Uila-Uil, «l'azienda se n'è lavata le mani. Eppure lo strumento della cassa integrazione in deroga avrebbe avuto costi limitati per l'Unilever».

MARIANGELA LAMPIS

27 dicembre 2008

Sardegna - L'industria brucia 21 mila buste paga




Cresce l'esercito dei disoccupati sardi. Nel terzo trimestre del 2008, i senza lavoro aumentano del 27%, a quota 16 mila unità. L'incremento - come sottolinea il Centro studi dell'Unione Sarda - è di molto superiore a quello nazionale (+9%) e meridionale (+7%). A fotografare la crisi che si respira nell'isola è l'Istat (ndr vedi nota del Centro Studi Confindustria Sardegna). Una crisi che travolge soprattutto l'industria. Gli occupati del comparto manifatturiero, nel secondo trimestre 2008, raggiungono 120 mila unità, ma erano 141 mila nell'analogo trimestre del 2007 (21 mila addetti in meno). Anche rispetto all'anno precedente (al 3° trimestre 2007) la perdita è di 21 mila unità.

L'EDILIZIA E se la passa male, nel comparto industriale, soprattutto l'edilizia: c'è un calo di 11 mila persone nel confronto col trimestre precedente. Il paragone anno su anno non migliora di molto il risultato: sono 9 mila gli occupati in meno. «Purtroppo le difficoltà delle imprese edili si stanno abbattendo sui lavoratori», commenta Giovanni Battista Idda , presidente regionale della Confartigianato edilizia. «Ed è un cane che si morde la coda. Un esempio? La chimica che lascia a casa 3.500 persone si riflette sulle costruzioni. Chi ha perso il posto», ricorda Idda, «di certo non ha in mente di comprare o cambiare casa». Quali sono le soluzioni, allora? «Una passaggio fondamentale per sostenere l'economia e quindi il lavoro», prosegue Valentina Meloni , numero uno dell'Aniem Api sarda, «è certamente quello di sbloccare le risorse per le opere pubbliche. Anche gli incentivi fiscali possono essere utili ma non sono sufficienti: è necessario riavviare i cantieri per rimettere in moto l'economia».

I SERVIZI L'unica nota positiva dell'Istat è l'incremento dei servizi: rispetto a un anno fa la crescita è di 25 mila addetti. L'andamento si attesta su un +8 mila unità se si considera l'aumento sul secondo trimestre 2008. «Il miglioramento del terziario rispecchia un trend internazionale che va avanti da anni», evidenzia Massimo Putzu , leader regionale di Confindustria. «È vero che in questo comparto si trova il maggior numero di precari, ma è altrettanto vero che nei servizi ci sono aziende innovative, capaci di creare sana occupazione». In generale, però, il tasso di disoccupazione nell'isola resta alto: al 10,8% rispetto all'8,7% di un anno fa.

L'INDUSTRIA Ma il vero malato è l'industria. «I numeri dell'Istat confermano il timore di un arretramento significativo del nostro sistema produttivo», sottolinea Giovanni Matta , segretario regionale della Cisl. «Il calo degli occupati nel settore industriale raggiunge il dato più consistente degli ultimi tempi e si somma all'aumento della cassa integrazione straordinaria, che nel 2008 è cresciuta del 40% sul 2007, con oltre 1.600.000 ore in più rispetto allo scorso anno».
Secondo Matta, le statistiche «dimostrano che ormai non è possibile indugiare oltre nell'approntare politiche strutturali in grado di affrontare la crisi finanziaria che incombe sull'economia italiana: in modo particolare sul debole sistema sardo. Soprattutto, occorre difendere l'industria», aggiunge il sindacalista, «agendo sui fattori che generano diseconomie e ostacolano l'insediamento di nuove intraprese». I costi di «energia e trasporti» sono poi «i due elementi da aggredire con forza unitamente al miglioramento del sistema infrastrutturale materiale e immateriale». Molto preoccupato anche Giampaolo Diana , segretario generale della Cgil sarda. «Stiamo rischiando il collasso dell'economia: la crisi sta mettendo in ginocchio le piccole imprese. È indispensabile che il governo e la Regione mettano in campo politiche anticiliche, a sostegno dei redditi e della produzion».

LA REGIONE Infine, le critiche. «Purtroppo», conclude Matta, «non sono questi gli argomenti che assillano la politica regionale, preoccupata invece di altre questioni». È sulla stessa linea Francesca Ticca , segretario generale della Uil Sardegna: «La Regione non ha messo in campo un piano sulle politiche attive del lavoro e oggi ne paghiamo le conseguenze».

24 dicembre 2008

Ex Algida, incontro tra azienda e sindacati

L'Unione Sarda Mercoledì 24 dicembre 2008 pag 27

Un incontro fra Unilever e sindacati è stato promosso dall'assessorato regionale del Lavoro per scongiurare la fine della cassa integrazione e, dunque, il licenziamento dei dipendenti, che potrebbero lasciare l'azienda dal primo gennaio. L'appuntamento è fissato per il 29 dicembre alle 11.30 nella sede dell'assessorato, in via XXVIII febbraio.«Non è vero che la Regione non ha fatto sentire la propria voce», si legge in una nota. «Lo ha fatto nell'unico modo in cui poteva, ossia inviando, come peraltro richiesto dalla stessa Unilever attraverso l'Associazione degli Industriali, una comunicazione chiara ed inequivocabile circa la propria volontà di attivare le procedure per la Cassa Integrazione Guadagni in deroga a partire, come detto, dal 1 gennaio 2009».

23 dicembre 2008

Notizie del 23/12/2008

L'Unione Sarda pag 13


Non si trova un accordo sulla cassa integrazione: lavoratori disperati
Unilever, nessuna proroga

Martedì 23 dicembre 2008
Non hanno potuto tirare un respiro di sollievo, ieri, i settanta lavoratori dell'Unilever che avrebbero voluto portare a casa la proroga della cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 31 dicembre. Nella sede cagliaritana di Confindustria si è tenuto nel pomeriggio un incontro tra rappresentanti dell'azienda e sindacati. La speranza dei dipendenti della multinazionale che a Cagliari produceva gelati Algida era quella di ottenere la firma sul documento di richiesta di ammortizzatori sociali. «Da inoltrare al ministero del Lavoro attraverso la Regione», spiega Rita Poddesu, della Flai-Cgil. L'azienda ha scelto invece di «non firmare il verbale di accordo perché prima avrebbe voluto conoscere il parere della Regione».
ACCORDO SALTATO Non è bastato il fax inviato dall'assessorato del Lavoro, con «l'impegno a concedere la proroga e la garanzia della disponibilità finanziaria», ricostruisce Pasquale Deiana, della Uila-Uil. «L'azienda ha spiegato che avrebbe voluto incontrare direttamente la Regione e fare una sorta di accordo istituzionale». Si sarebbe dunque potuto portare a termine questo passaggio, secondo alcuni lavoratori, «se la Regione fosse stata presente o se avesse consultato per tempo l'azienda». I sindacati, fa sapere Francesco Piras della Fai-Cisl, avevano «provveduto a contattare gli uffici dell'assessorato del Lavoro per informarli dell'incontro. Invece, per una questione formale la firma, con la conseguente attivazione delle procedure necessarie, non c'è stata».
LA PROTESTA A quel punto una cinquantina di lavoratori si è spostata sotto il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, per sollecitare un incontro urgente tra tutte le parti. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore Romina Congera e un nuovo incontro è stato fissato per il 29 dicembre, a due giorni dalla scadenza della cassa integrazione. «I tempi sono strettissimi», dice Rita Poddesu, «i lavoratori hanno ricevuto le lettere di licenziamento e il primo gennaio, se non si dovesse sottoscrivere la richiesta, scatterebbe la mobilità». In altri termini, licenziamento e niente più cassa integrazione. ( ma. lam. )


Sito della Regione Sardegna

Il 29 dicembre incontro alla Regione per l'Unilever

L'assessore regionale del lavoro, preso atto della situazione di stallo in cui versa la questione Unilever, ha ritenuto opportuno promuovere di un incontro fra le parti, alla presenza dell'assessorato regionale del lavoro con l'esclusivo ruolo di mediatore, e con l'obiettivo primo di scongiurare per i lavoratori ex Algida, il rischio dei licenziamenti.

CAGLIARI, 23 DICEMBRE 2008 - Con riferimento a quanto apparso su un quotidiano sardo sull'esito dell'incontro fra azienda e OOSS, sulla vicenda Unilever di Cagliari, l'assessorato regionale del Lavoro comunica: In tali situazioni le procedure sono ben conosciute dagli addetti ai lavori. Esse impongono che vi sia un accordo preliminare fra le parti, ossia fra l'azienda e le organizzazioni sindacali. L'assessorato, per parte sua, ha fatto pervenire la sua piena disponibilità all'attivazione, a far data dal 1 gennaio 2009, della cassa integrazione in deroga, così da impedire i licenziamenti, le cui procedure sono già in atto e sono previsti dal 1/1/2009. Non è pertanto corretto affermare che la Regione non ha fatto sentire la propria voce. E' vero invece che lo ha fatto, e chiaramente, nell'unico modo in cui poteva, ossia inviando, come peraltro richiesto dalla stessa azienda Unilever attraverso l'Associazione degli Industriali, una comunicazione chiara ed inequivocabile circa la propria volontà di attivare le procedure per la Cassa Integrazione Guadagni in deroga a partire, come detto, dal 1 gennaio 2009. Ad ogni buon conto, l'assessore regionale del lavoro Romina Congera, preso atto con rammarico della situazione di stallo in cui versa la questione Unilever, ha ritenuto opportuno promuovere di un incontro fra le parti, alla presenza dell'assessorato regionale del lavoro con l'esclusivo ruolo di mediatore, e con l'obiettivo primo di scongiurare per i lavoratori ex Algida, il rischio dei licenziamenti. L'incontro è fissato per lunedì 29 dicembre alle ore 11.30, presso l'assessorato regionale del Lavoro, in Via XXVIII febbraio, a Cagliari.

19 dicembre 2008

Il triste Natale dei lavoratori Unilever





I dipendenti dello stabilimento hanno ricevuto nei giorni scorsi le lettere di licenziamento.

Scade la cassa integrazione: nessuna certezza sul rinnovo

È un Natale amaro quello che vivono i dipendenti della Unilever: la cassa integrazione è in scadenza. Non resta che sperare nella proroga.
Unilever punto e a capo. Si avvicina la scadenza della cassa integrazione straordinaria, fissata il 31 dicembre, ma la clessidra del futuro dei lavoratori dello stabilimento di viale Marconi ancora non è stata capovolta.

Se da una parte, i dipendenti, circa una settantina, sperano in una seconda boccata di ossigeno della durata di altri 12 mesi, che arriverebbe con una deroga dell'ammortizzatore sociale, dall'altra cedono allo sconforto, davanti allo spettro di una mobilità che si sta materializzando con le lettere di licenziamento recapitate quasi alla vigilia di Natale.

La multinazionale, infatti, che nello stabilimento cagliaritano produceva gelati Algida, proprio in questi giorni sta inviando ai lavoratori la comunicazione di «risoluzione del rapporto di lavoro per riduzione di personale».

LA SPERANZA Non proprio un fulmine a ciel sereno, si tratta di un passaggio già previsto che non dovrebbe influire su un'eventuale proroga della cassa integrazione, di cui si dovrebbe discutere a Cagliari in un incontro previsto lunedì prossimo tra azienda e organizzazioni sindacali. Questo non significa che non sia un regalo poco gradito, oltretutto a una manciata di giorni dalle feste. Che non potranno mai essere come quelle di «due anni fa, quando la nostra situazione lavorativa era serena a mai ci saremmo potuti aspettare un epilogo del genere», dice amareggiato Marco Cauli, rappresentante Rsu.

E invece, la terra sotto i piedi ha iniziato a tremare.L'accordo-salvagente, firmato da delegati aziendali, l'assessore regionale Romina Congera, quello provinciale Piero Comandini, sindacati e rappresentanti di Confindustria, un anno fa c'è stato. Il problema è che nel frattempo nessuno ha rilevato le quote. I cancelli sono rimasti blindati, qualcuno è stato accompagnato alla pensione, altri hanno chiesto un anticipo del Tfr e tutti hanno dovuto rivedere i propri programmi di vita. «Prima potevo permettermi di acquistare regali per parenti e amici ma ora no», lamenta Cauli, «non posso regalare proprio nulla a nessuno».

LA PROROGA L'unica consolazione, almeno sotto Natale, potrebbe essere «la proroga, opportuna per chi potrà avvicinarsi alla pensione ma anche per i giovani, che potranno avere un altro anno di respiro», dice Salvatore Cadelano, dipendente. Anche se, sotto l'albero, o comunque a gennaio, è chiaro che si vorrebbe trovare «un piano industriale presentato da qualche acquirente davvero interessato».Il passaggio più vicino resta quello del 22 dicembre. Obiettivo proroga, anche per «cercare di creare le condizioni perché», auspica Francesco Piras, della Fai Cisl, «con l'intervento di qualche imprenditore locale possa riprendere l'attività produttiva».

I tempi stringono: «Si è aspettato l'ultimo minuto», dice Pasquale Deiana, Uila-Uil. Rita Poddesu, Flai-Cgil, crede che «una proroga venga raggiunta, siamo fiduciosi». A far ben sperare è anche la disponibilità espressa dall'azienda proprio ieri, a Roma, nel corso di un incontro con le segreterie sindacali nazionali sul nuovo assetto societario, durante il quale si è fatto un veloce cenno anche a Cagliari.

CALIGARIS A rilanciare la necessità di un prolungamento della cassa integrazione è il consigliere regionale socialista Maria Grazia Caligaris (Ps), che richiama l'attenzione «sull'ennesimo dramma che richiede una reazione forte da parte della Regione, anche perché il tessuto industriale dell'isola si è talmente indebolito da non consentire l'assorbimento dei lavoratori in altri settori». Se non sarà avviata la richiesta di deroga della cassa integrazione, per la Caligaris, «la nuova batosta della lettera di licenziamento, dal primo gennaio, farà accrescere il numero dei disoccupati nell'isola».


MARIANGELA LAMPIS

16 dicembre 2008

Regione Sardegna,Unilever Cagliari Altri 67 disoccupati

13 dic. - REGIONE, Unilever, «Altri 67 disoccupati» “Si chiude con la lettera di licenziamento recapitata a una settantina di ex lavoratori dalla direzione del personale dell’azienda Unilever Italia la storia dello stabilimento cagliaritano della multinazionale che produce i gelati Algida. Una nuova batosta che dal primo gennaio, se non sarà immediatamente avviata la richiesta di deroga della cassa integrazione straordinaria, vedrà accrescere il numero dei disoccupati nell’Isola”. Lo afferma la consigliera regionale socialista Maria Grazia Caligaris (PS) con riferimento alla lettera con cui l’azienda ha comunicato agli ex lavoratori la “risoluzione del rapporto di lavoro per riduzione di personale”. (red) (admaioramedia.it)

7 dicembre 2008

Unilever Qui Chiude, Altrove Assume


Sabato 06 dicembre 2008

Vertenza Unilever
Qui chiude, altrove assume


La terza pagina de L'Unione Sarda di martedì è dedicata alla drammatica emergenza del lavoro in Sardegna. In un trafiletto si cita uno studio elaborato dalla Cgil che denuncia la perdita di 6 mila buste paga nel settore industriale. Nel settore agroindustriale non viene menzionata la vicenda della multinazionale Unilever-Algida di Cagliari, che riguarda circa 200 famiglie. Eppure è una vertenza ancora aperta, ed è tuttora di grande richiamo. Al punto che, per ben tre volte, è stata discussa sui tavoli della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Strana vicenda, questa: una multinazionale chiude una fabbrica modello in Sardegna in nome di una ristrutturazione che prevede tante esternalizzazioni. E contemporaneamente assume 70 addetti in Campania, inaugurando un nuovo sito. Dulcis in fundo è di questi giorni la notizia, pubblicata da importanti settimanali di economia e poi rimbalzata su tg nazionali, di 200 nuove assunzioni in tutta Italia operate dall'Unilever. Escludendo ancora una volta la Sardegna. In conclusione, non sono 6 mila le buste paga perse in Sardegna in un anno, bensì 6200. Spero che dall'elaborazione dalla Cgil non manchino altri sfortunati lavoratori come me.
Ai disoccupati, tutta la solidarietà mia e dei miei colleghi.

PIETRO SCHEPIS
Ex lavoratore Unilever


6 dicembre 2008

CHIMICA: SINISTRA CRITICA SOLIDALE CON OPERAI ATTACCA REGIONE

Fonte :AGI

(AGI) - Cagliari, 6 dic. - Sinistra critica, movimento politico per la sinistra anticapitalista, esprime solidarieta’ ai lavoratori in agitazione a Porto Torres dopo la fermata di due mesi del petrolchimico. “In queste ore si paga la mancata applicazione dell’accordo sulla chimica del 2003, l’indifferenza del governo, la mancanza di una politica industriale della Giunta Soru, che Sinistra critica aveva gia’ denunciato come componente interna al Prc sardo”, si legge in un documento del movimento. “Piu’ in generale, si paga l’applicazione di un modello di sviluppo estraneo e calato dall’alto, dannoso per l’ambiente e che si e’ spesso accompagnato allo sradicamento di molte attivita’ produttive locali”.
“L’aggravarsi dell’agonia della chimica si affianca al disastro del settore tessile - vedi Legler e dintorni - e alle delocalizzazioni dell’agroalimentare, di cui e’ esemplare la chiusura dello stabilimento Unilever di Cagliari”, aggiunge Sinistra Critica. “Non possono essere i lavoratori a pagare la crisi indotta dell’industria chimica e l’irresponsabilita’ della classe politica e dirigente nazionale e regionale. In un contesto di crisi internazionale, appaiono come ciniche e irresponsabili le dimissioni del presidente della Giunta regionale, Renato Soru. A pochi mesi dalla conclusione naturale del suo mandato, il proprietario del 27,5% del capitale di Tiscali - azienda che ora denuncia 250 esuberi concentrati a Cagliari - ed editore dell’Unita’ fa piombare le dimissioni su una finanziaria regionale ancora in altro mare” .(AGI)

2 dicembre 2008

CISL: IN 2 ANNI A RISCHIO 900MILA POSTI NELL'INDUSTRIA

Repubblica.it/finanza

(AGI) - Roma, 2 dic. - Nei prossimi due anni sono a rischio, nell'industria manifatturiera e nelle costruzioni, circa 900.000 posti di lavoro. La stima e' contenuta nel 'Rapporto industria' della Cisl, curato da Gianni Baratta e Silvano Scajola. Non solo, secondo un calcolo del sindacato di via Po, attualmente quasi 180.000 lavoratori del settore industriale sono coinvolti in crisi e ristrutturazioni aziendali, molte delle quali sono maturate negli ultimi due mesi. Lo studio fornisce infatti una lunga lista che ha raggiunto il numero di 179.552 lavoratori, contro i 20.000/25.000 che si stimavano a giugno a rischio occupazione. "Non sono compresi - spiega il rapporto - perche' di difficile stima, i lavoratori interinali e con contratto a termine, cui non e' stato rinnovato il contratto". Per le aziende ci sono nomi importanti. "Oltre Fiat e Alitalia - spiega il segretario confederale, Gianni Baratta - la Guzzi, Lucchini, la Riello di Lecco, la Ratti di Como, Electrolux, Antonio Merloni, Pinin Farina e Carrozzerie Bertone, Granarolo, Campari, Unilever e Natuzzi. Diversi distretti industriali sono in difficolta', come la lana a Prato e Biella, la seta a Como, il calzaturiero nelle Marche, il mobile in Puglia e Basilicata, l'orafo ad Arezzo". Non solo: Baratta aggiunge che nelle ultime settimane si sono moltiplicati i segnali di difficolta' del sistema industriale che arrivano alle sedi sindacali, ben al di la' delle ultime rilevazioni ufficiali, ferme ad agosto o settembre, prima che la crisi finanziaria manifestasse i suoi effetti sull'economia reale. "Un esempio, fra i tanti - aggiunge - e' il quasi raddoppiato (+94%) a ottobre il numero dei lavoratori coinvolti da situazioni di crisi aziendale nell'industria meccanica della Lombardia, in appena tre mesi lavorativi". Secondo la Cisl, non e' difficile prevedere che, "in assenza di correttivi rilevanti, la recessione provochera' una selezione di tipo darwiniano, all'insegna della sopravvivenza dei piu' forti". Il sindacato di via Po spiega che sono maggiormente a rischio: l'area d'imprese, che pur non in crisi aperta, naviga sul filo della sopravvivenza; le imprese, d'ogni dimensione, piu' indebitate e poco solide dal punto di vista finanziario, gia' oggi sottoposte ad un ben piu' critico vaglio delle banche nella concessione di credito; le imprese dell'indotto fornitrici di componenti, costrette ad assorbire le difficolta' delle imprese clienti; i lavoratori con minore professionalita' e meno giovani; i lavoratori con contratti a termine.

INDUSTRIA: CISL, NEI PROSSIMI 2 ANNI A RISCHIO 900 MILA POSTI DI LAVORO

(ASCA) - Roma, 2 dic - Nei prossimi 2 anni sono a rischio, nell'industria manifatturiera e nelle costruzioni, circa 900.000 posti di lavoro. L'allarme e' lanciato dalla Cisl che oggi ha presentato il ''rapporto industria 2008''. Secondo l'organizzazione sindacale, nel solo 2008, il numero di coloro a rischio occupazione sfiora le 180.000 unita', per l'esattezza 179.552, rispetto ai 20.000-25.000 stimati a giugno. E le aziende interessate hanno nomi importanti come Fiat, Alitalia, Lucchini, Electrolux, Granarolo, Unilever.Nel complesso, la Cisl stima che oltre il 5% dell'occupazione industriale sia oggi coinvolta in situazioni di crisi ed il dato tende a crescere.La confederazione guidata da Raffaele Bonanni usa una metafora forte: ''una parte del sistema industriale - afferma il rapporto - rischia di navigare al limite della linea di galleggiamento, al di sotto della quale si rischia di annegare. Resiste meglio chi ha polmoni finanziari piu' capaci''.