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16 ottobre 2007

UNILEVER SERIES - Shibboleth di Doris Salcedo

La Tate Modern di Londra, per la Unilever Series, continua con le installazioni spettacolari all’interno della Turbine Hall, affidando questa volta il progetto alla colombiana Doris Salcedo.
Installata da pochi giorni e visibile fino ad aprile, “Shibboleth“(450.000 €),la crepa che attraversa in lungo la pavimentazione del museo, è un’installazione site specific a carattere politico e sociale.
La spaccatura non rappresenta una conseguenza di un terremoto, non fisico almeno. Raffigura invece la separazione che esiste tra paesi occidentali e resto del mondo, tra poveri e ricchi, e definisce anche l’arte moderna costruita quasi esclusivamente dagli occidentali. Una cultura moderna basata su razzismo e colonialismo, con tradizioni lontane, che esclude gli “altri” sia per ragioni culturali (non occidentali) sia per ragioni sociali (i poveri, le classi inferiori).
Shibboleth, termine di origine biblica, è utilizzato per escludere qualcuno da un gruppo. Shibboleth di Doris Salcedo è la frattura del mondo moderno.

Swingin' London/ Vittime dell'arte: alla Tate Modern i visitatori precipitano nella crepa-installazione di Doris Salcedo

Sabato 13.10.2007 17:50
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di Andrea Sturniolo
A Londra esiste uno spazio espositivo riservato alle opere di arte moderna che poche città al mondo possono vantare. A New York c’è il MoMa, a Bilbao c’è il museo Guggenheim, a Londra c’è la Tate Modern: appuntamento imperdibile per gli appassionati di artisti del calibro di Dalì, De Chirico, Modigliani, Kandinsky, Mirò, Warhol.
Devo ammettere con tutta onestà che non ho gli “strumenti” per capire a pieno molte delle opere esposte alla Tate Modern: spesso mi capita che pur non capendo perfettamente cosa c’è davanti ai miei occhi, dentro sento un movimento, e mi illudo di riuscire a capire l’opera almeno a livello inconscio. Non so se è poi davvero così…Altre volte invece, ammirando questi lavori, mi capita di sentirmi più come il grande Alberto Sordi in “Vacanze Intelligenti”, quando la moglie, con i piedi gonfi, si era accomodata su una sedia che era in realtà un’opera in esposizione, venendo fotografata e ricevendo anche una proposta d’acquisto.

Ebbene: dal 9 ottobre e fino al prossimo 6 aprile, la nostra Tate Modern ospita un’installazione dell’artista colombiana Doris Salcedo. Il titolo dell’opera è “Shibboleth”.“Shibboleth” è essenzialmente una crepa lunga 167 metri nel pavimento di cemento del museo, e vuole rappresentare secondo l’artista “il margine, quello che provano gli immigrati, l’esperienza della segregazione e dell’odio razziale. E’ quello che prova una persona che dal terzo mondo è catapultata nel cuore dell’Europa”.L’artista ha realizzato l’opera per un costo di 300mila sterline (450mila euro) e mantiene il più stretto riserbo sulle sue modalità di realizzazione.
Ora: il problema vero non è di chi (come me) non è in grado di comprendere appieno questa espressione artistica. Il vero problema è di quei visitatori che ci cascano dentro! Solo nella giornata di mercoledì 10 ottobre, l’opera ha mietuto due vittime: una ragazza che non si è accorta dei cartelli di avvertimento ed è stata trascinata fuori dalla crepa (pardon, dall’opera) dai suoi amici e una signora più attempata che ci ha messo tranquillamente i piedi sopra perché pensava che la crepa (ops, scusa, l’opera) fosse in effetti dipinta sul pavimento.
Sai una cosa, non so se questa installazione ce la farà a resistere fino al 6 di aprile dell’anno prossimo, in effetti ci si potrebbe scommettere su qualcosa: o questi infortuni funzioneranno da “pubblicità” all’opera, che avrà dunque un successo incredibile, o la toglieranno entro una settimana per paura di denunce da parte dei visitatori. Questo è stato proprio il commento di un operaio edile in visita alla Tate Modern “se quella crepa l’avessi fatta io, a quest’ora mi avrebbero già denunciato per inosservanza delle norme di sicurezza”.
Che ne dici? Hai in programma un viaggio a Londra da qui al prossimo Aprile? Non sei curioso anche tu di ammirare (o cascare in) una crepa da 450mila euro? Vieni alla Tate Modern allora, ci sono anche altre installazioni interessantissime, tipo una montagna fatta di scatole bianche…