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17 luglio 2008

Crisi senza fine, per la Cisl è sciopero

L'UNIONE SARDA

Mario Medde: «Siamo pronti alla mobilitazione anche da soli»

Non resta che intraprendere la via dello sciopero generale in Sardegna. Anche a costo di programmare una discesa in piazza in solitario. Il segretario generale della Cisl sarda Mario Medde annuncia per la fine del mese di settembre l’unica azione che possa mettere fine al «silenzio assordante che si è venuto a creare attorno alla crisi sarda». Scelta diventata irreversibile, indipendentemente dalla posizione che assumeranno Cgil e Uil, che devono ancora «concludere il proprio percorso interno. Entro fine mese, comunque, conosceremo la decisione delle loro segreterie regionali». Dal canto suo, la Cisl non ha nessuna intenzione di «sottovalutare la situazione di emergenza e avere un atteggiamento dimesso». Impossibile. Perché «mai come in questo momento si sente la necessità di richiamare interventi immediati». Il popolo sardo deve dimostrare che «non è rassegnato». Davanti al rischio di non essere ascoltato urge un segnale che faccia effetto. Ovviamente immediato: «Dobbiamo far rimbombare le nostre istanze per creare rapporti di forza utili all’isola ». La manifestazione non cadrà di sabato, come nel caso dell’iniziativa del primo dicembre dello scorso anno. «Stavolta sarà qualcosa di più». ACCORDI BLOCCATI. Medde è un fiume in piena e dal quartier generale di via Ancona a Cagliari lancia dardi infuocati. Contro la Regione, nell’invocare una «svolta nella politica economica e sociale». E contro il fallimento delle varie intese tra Stato e Regione. L’elenco è lunghissimo mentre uno solo è l’esito delle intese: fallimentare. «A distanza di oltre un anno dal 10 luglio del 2007, data dell’ultimo incontro con il Governo e la Giunta regionale, dobbiamo constatare l’assenza di un qualunque provvedimento in grado di arrestare il degrado dell’economia regionale». Se lo sguardo si rivolge ancora più indietro, la sostanza non cambia: «Nessuno degli interventi annunciati, a cominciare dall’Intesa istituzionale di programma del 1999, risulta attuato. Lo stesso impegno del 10 luglio, che mirava a riscrivere quell’intesa, è finito nel dimenticatoio. Per non parlare del Piano di rinascita, totalmente rimosso ». Anche gli accordi sulla chimica di luglio 2003 e sull’energia del dicembre dello scorso anno «non hanno registrato avanzamenti significativi». Al palo pure l’accordo di programma quadro su trasporti e mobilità siglato nell’aprile 2004. Avrebbe dovuto garantire un apporto finanziario di 1.200 milioni di euro, rimasto solo sulla carta. LA CRISI. La Sardegna - esorta la Cisl - deve lanciare il segnale che non ha la minima intenzione di piegarsi al cospetto di una recessione sempre più forte. «Dobbiamo sederci a un tavolo prima che sia troppo tardi. Due mesi fa abbiamo mandato una lettera al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, chiedendo di riprendere il tavolo negoziale interrotto». Gli argomenti abbondano. Le vertenze aziendali irrisolte - calcola Medde - sono 36 mentre le persone in condizioni di povertà 300 mila. Non finisce qui. Per la prima volta dopo 15 anni il tasso di disoccupazione registra un aumento di quasi 5 punti percentuali in sei mesi, attestandosi al 13,5% nel primo trimestre 2008. Resta invece ferma al 52,2% l’occupazione (su 200.933 avviamenti al lavoro nel 2007, 156.616 sono stati a tempo determinato). Se si sommano inflazione e forti differenziali retributivi rispetto al Nord il quadro è quasi completo. L’INDUSTRIA. L’excursus sulle ferite industriali ancora aperte, poi, è l’emblema di una crisi acutizzata da batoste sempre nuove. «La Legler è a un passo dalla liquidazione, la situazione del trasporto Cargo irrisolta ». Confermato il disimpegno delle Ferrovie dello Stato, che andrà a ripercuotersi anche sulle produzioni industriali. C’è la questione Ineos, con gli impianti di Porto Torres e Assemini. La segreteria della Cisl sa bene che «agiranno su queste strutture le decisioni prese a Roma nei tavoli sulla chimica veneta, da cui la Sardegna è tagliata fuori», nonostante sia direttamente interessata: «Anche noi vogliamo partecipare». Nel caso del Porto Canale si sta registrando il «ritorno alla situazione originaria, che pensavamo fosse stata superata alla luce di una strategia internazionale. Invece, assisteremo a un’ulteriore penalizzazione sul traffico delle nostre merci». Aprire il capitolo Meridiana significa sfogliare altre pagine grigie per la Cisl: «L’accordo del 10 luglio mette un minimo di pace ma sono confermati gli obiettivi di ridimensionamento della copertura operativa».