Loading...

11 luglio 2008

INDUSTRIA: CGIL, RISCHIO TRACOLLO;ISTITUZIONI NON INTERVENGONO


Fonte: (1) (2)


"Siamo di fronte al rischio concreto della chiusura del ciclo di industrializzazione iniziato negli anni Settanta e al conseguente tracollo dell'intero sistema economico sardo". Il segretario generale della Cgil sarda, Giampaolo Diana, si chiede come "in un momento drammatico come questo, come sia possibile che chi ha responsabilita' politiche, sia a livello nazionale che regionale, non intervenga immediatamente". Il leader sindacale sottolinea ancora una volta "l'assenza di consapevolezza da parte delle istituzioni e della politica della gravita' della crisi", affermando che "non si spiega diversamente l'assenza di risposte da parte della Presidenza del Consiglio dopo la richiesta d'incontro inviata al sottosegretario Letta il 5 giugno e nonostante il confronto con i parlamentari sardi nel quale qualche esponente della maggioranza ha assicurato che il confronto alla Presidenza del Consiglio si sarebbe svolto entro questa settimana".


La Cgil - si legge in una nota - e' da tempo impegnata a contrastare in tutti i modi il declino del nostro apparato produttivo: il settore industriale impiega piu' del 25 per cento dei lavoratori dipendenti ed e' dunque fondamentale per il nostro sistema economico. Chimica, energia, metallifero, appalti metalmeccanici, Legler, Keller, Unilever, porto canale, trasporto merci e continuita': l'elenco delle emergenze e' lungo e a questo si aggiunge il calo della produzione industriale di oltre il 6 per cento denunciato da Istat e Confindustria, un fatto che sommato alle crisi delle aree sarde assume una valenza ancora piu' drammatica. Per quanto non condivisibile diventa difficile non comprendere le ragioni di chi, soprattutto nel nuorese, alle ultime elezioni politiche ha pure rinunciato al voto. Sono ragioni che spingono alla disperazione, anche perche' la politica non risponde alle manifestazioni, agli scioperi generali, alle battaglie disperate di chi perde il posto di lavoro e non ha un'alternativa. Quella scelta e' un segno di sfiducia verso tutto il sistema politico istituzionale, un fenomeno che non puo' lasciar sordi e distratti chi ha responsabilita' di prendere decisioni, risolvere i problemi. (AGI)