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22 settembre 2007

Disoccupazione, guerra di numeri tra Cisl e Regione

Da L'UNIONE SARDA WEB

Disoccupazione, guerra di numeri tra Cisl e Regione
E' una battaglia di cifre, quella tra Cisl e Regione sulla disoccupazione. La giunta Soru: "Sono diminuiti". Il sindacato: "L'esatto contrario".
di GIUSEPPE DEIANA
I dati Istat sull'occupazione nel secondo trimestre dell'anno scatenano una guerra di cifre. E a poco è servito il richiamo del ministro del Lavoro Cesare Damiano, che da subito, giovedì sera, invitava alla prudenza segnalando un dato importante: sono troppi i lavoratori che decidono di tirarsi fuori dal mondo produttivo. Un richiamo che però non è stato ascoltato dalla Regione: ieri mattina il presidente della Giunta regionale Renato Soru ha commentato i numeri dell'Istat sull'occupazione con toni trionfalistici.

DIVERSE POSIZIONI. Lo sguardo non è rivolto ai dodicimila lavoratori che sono andati a ingrossare le fila degli «scoraggiati». «Quello che conta», ha detto Soru, accompagnato dagli assessori dell'Industria Concetta Rau e del Lavoro Romina Congera, «è solo un dato: il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 10% e gli occupati in Sardegna sono settemila in più rispetto a giugno 2006». La replica è stata altrettanto diretta: Confindustria ha parlato di commenti da «campagna elettorale», mentre la Cisl ha insistito sulla «illusione statistica», rilevando che comunque il tasso di occupazione è aumentato soltanto dell'1%, oltre a denunciare il fatto che tra gli occupati vengono inseriti anche i cassintegrati. Una circostanza, quest'ultima, contestata dalla Regione. Mario Medde, leader della Cisl, ha fornito una differente lettura: «In Sardegna i disoccupati non sono 58 mila, ma in realtà 120 mila, perché al primo numero va aggiunto quello delle persone che l'Istat segnala come “in cerca di lavoro, anche se non disponibili a lavorare”, ossia quelle che, scoraggiate per mille ragioni, non cercano occupazione».

LA GUERRA DEI NUMERI. Il presidente della Regione, in mattinata, ha parlato invece di obiettivi raggiunti. Nell'isola, secondo l'Istat, il tasso di disoccupazione è sceso all'8,6%, mentre nell'intero territorio nazionale il dato è del 5,7%. Per Soru, tuttavia, l'aumento degli «scoraggiati» (12 mila in più rispetto al primo trimestre dell'anno) sarebbe da attribuire in parte al fatto che i giovani si specializzano più a lungo, ad esempio sfruttando le opportunità garantite dal progetto Master&Back, e in parte al fatto che «potrebbero essere le stesse polemiche ad aver scoraggiato le persone dal cercare lavoro». Allo stesso tempo, ha spiegato che è diminuita nell'isola la cassa integrazione (affermazione contestata dai sindacati), ammettendo però che in Sardegna ci sono ampie zone produttive dove è difficile trovare personale specializzato e conferma che «molti immigrati vengono assunti per la stagione estiva nell'isola, mentre i sardi vanno fuori».

CONFINDUSTRIA. La replica del presidente degli industriali sardi non si è fatta attendere. Il leader Gianni Biggio non contesta le cifre fornite dall'Istat, ma ripete che bisogna adottare cautela. «A iniziare dal fatto che i numeri non spiegano se questi risultati siano dovuti al fatto che la Sardegna usufruisce del buon andamento nazionale, con una ripresa produttiva che traina anche l'isola, oppure alle politiche regionali», ha detto Biggio. In ogni caso, Confindustria non sembra optare per questa seconda spiegazione: «L'incremento di larghe sacche di lavoro autonomo», per esempio nel settore delle costruzioni, «potrebbe essere interpretato con il disperato tentativo di cercare occupazione in altro modo». Non solo. Il leader degli industriali ha anche aggiunto «di non essere né un incosciente né in campagna elettorale: ecco perché uso prudenza».CISL. Per il sindacato guidato da Mario Medde, invece, non c'è da essere «né ottimisti né pessimisti». Si deve solo «osservare attentamente la realtà, ascoltare la voce di chi è in sofferenza e interpretare tutti i dati». La Cisl, inoltre, ha parlato di «enormi ritardi della Regione sui servizi all'impiego», per spiegare le ragioni dell'aumento dei lavoratori “scoraggiati”, con un incremento in un anno di 21.000 unità. Il caso dell'agricoltura è emblematico: gli occupati diminuiscono, rispetto al 2006, di 10.000 unità. Infine, con la Regione è guerra anche sul settore pubblico: secondo Soru i dipendenti regionali, negli ultimi anni sarebbero diminuiti di 1000 unità, mentre per la Cisl «la pubblica amministrazione incide mediamente per il 42% sui redditi da lavoro dipendente (il valore medio nazionale è del 3,8%) dei sardi».