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11 dicembre 2007

Barricati in fabbrica per non morire: protesta alla Unilever




Come la Via Crucis. Le voci sul possibile salvataggio dello stabilimento Unilever di viale Marconi si alternano e si rincorrono a tappe, sempre più dolorose. E, in attesa di una resurrezione, i lavoratori continuano a occupare la fabbrica che sino a sabato produrrà gelati Algida. Poi il buio: taglio dello stipendio e disoccupazione. Strano per una società che ha usufruito di finanziamenti e agevolazioni regionali. «Il classico film del prendi i soldi e scappa», sostiene chi lavora negli impianti.

Ma quello che preoccupa di più i dipendenti Unilever è il silenzio della multinazionale e delle istituzioni. Regione, Provincia e Comune dicono di aver le mani legate da logiche di mercato globale. Il che, tradotto, significa incertezza sugli ammortizzatori sociali e, quindi, dal 16 dicembre, busta paga azzerata. Tutto tace in viale Marconi, solo l'arcivescovo Giuseppe Mani, il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa, il presidente della Provincia Graziano Milia, che provocatoriamente ha invitato a «boicottare i prodotti Unilever» e il deputato Amalia Schirru hanno portato parole di conforto agli operai asserragliati nello stabilimento. Parole, appunto, che però non bastano per far trascorrere un Natale più sereno. Domani è in programma un incontro tra Provincia, Confindustria, vertici aziendali e rappresentanti di lavoratori. Ma sono poche le speranze che dalla riunione salti fuori l'ancora di salvezza. La multinazionale anglo-olandese fa sapere di essere impegnata al massimo per ridurre l'impatto sociale causato dalla chiusura prevista per il 31 dicembre. Ma che ne sarà dei 200 lavoratori che gravitano attorno all'Unilever cagliaritana? L'UNILEVER. Da Roma Andrea Campelli, portavoce della società, conferma che la trattativa di vendita si sviluppa tra due cordate di probabili acquirenti (una sarda, l'atra continentale). Di nomi neanche a parlarne: «Abbiamo firmato un accordo di riservatezza con chi ha manifestato la volontà di comprare lo stabilimento cagliaritano. Abbiamo chiesto chiarimenti e tutte le informazioni necessarie affinché l'impatto sociale della chiusura sia il più basso possibile. Non mettiamo in discussione le capacità dei lavoratori o la produttività: la chiusura rientra in un piano globale che coinvolge altre realtà». E i tempi sul passaggio di mano? «Questa settimana ci servirà per valutare le risposte fornite dagli interessati e incontrare i sindacati. Il 17 dicembre forniremo il nome del raggruppamento di imprese che ha le carte in regola per aggiudicarsi l'acquisto». VISITA DEL DEPUTATO. Ieri mattina il deputato del Partito democratico Amalia Schirru ha visitato i lavoratori che stanno occupando lo stabilimento. «Il mese scorso ho presentato un interpellanza sulle stranezze di un gruppo che vuole chiudere senza un motivo: la produzione è di qualità e i lavoratori sono preparati. In questi giorni avrò contatti con il ministero del Lavoro e delle Attività produttive per un intervento immediato su piano industriale e ammortizzatori sociali». Amalia Schirru è polemica: «Mi risulta che Unilever abbia usufruito di finanziamenti regionali per l'acquisto di macchinari mai entrati in funzione e per l'assunzione agevolata di dipendenti. Serve una norma - afferma il deputato - per evitare che alcune aziende vengano in Sardegna, prendano i soldi e poi abbandonino il campo». ANDREA ARTIZZU