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14 dicembre 2007

Nessuna retromarcia. L'Unilever licenzia i dipendenti Algida

(Unione sarda del 13/12/2007 )



Da gennaio 200 disoccupati.Non c'è niente da fare. L'Unilever chiude e i lavoratori vanno a casa. Senza, almeno per il momento, ammortizzatori sociali. La conferma della condanna a morte dello stabilimento di viale Marconi che produce gelati Algida è stata ribadita ieri sera in un incontro nell'ex cappella della Provincia.
La multinazionale anglo olandese, rappresentata da Valerio Vitolo, ha ribadito la decisone presa un anno fa: la fabbrica dal primo gennaio non sarà più operativa. A nulla sono serviti gli interventi di sindacati, Regione e Provincia per cercare di rimandare la scelta dell'azienda.
L'assessore provinciale al lavoro Carla Floris ha messo ricordato l'accordo sottoscritto nel novembre 2003 dall'azienda «fiore all'occhiello a livello europeo per produttività e ottimizzazione del lavoro. È paradossale la decisione dell'Unilever - ha detto Floris - si parla di crisi e aumento dei costi. Ma il mare c'era anche quattro anni fa». Vitolo ha replicato sostenendo che «L'azienda è cambiata, gli utili sono crollati. La determinazione di chiudere lo stabilimento cagliaritano è stata inevitabile, presa a malincuore. Non è solo un discorso logistico, viale Marconi rientra in un piano industriale che ha portato a chiudere 25 stabilimenti e a licenziare 20 mila dipendenti».
Il futuro dei lavoratori è nero. Le due cordate interessate all'acquisto, almeno a sentire l'Unilever, hanno dimostrato di non possedere le garanzie necessarie richieste dalla multinazionale. «Non esiste un nome. Il nostro è stato un impegno serio, preso a tutela dei lavoratori. Un gruppo di imprenditori ha presentato un piano industriale per produrre 600 mila tonnellate (1.200.000 litri) di gelato all'anno. Una quantità che gli attuali dipendenti sono in grado di realizzare in due mesi. E il resto dell'anno?».
Raffaele Lecca, della Fai Cisl, ha contestato il vincolo messo dalla società che impedisce al compratore di produrre gelati. «La società deve sospendere le procedure di mobilità, che vogliono dire disoccupazione. Chiediamo che le trattative per la ricerca di un acquirente non vengano interrotte e, soprattutto, che venga garantita la cassa integrazione almeno per un anno. Non sollecitiamo assistenzialismo, ma che eventuali ammortizzatori sociali siano finalizzati a un pieno recupero della finalità dello stabilimento cagliaritano: produrre gelati». L'unico spiraglio rimane la cassa integrazione di un anno per chiusura. Se ne discuterà il 18 dicembre alla Regione.
ANDREA ARTIZZU