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19 dicembre 2007

Unilever, cassa integrazione e stabilimento smantellato




Mobilità e cassa integrazione di un anno per cessazione dell'attività. Alla fine la spunta L'Unilever. Dopo un'estenuante trattativa, nella sede dell'assessorato regionale al Lavoro, la multinazionale anglo olandese che produceva gelati Algida nella fabbrica di viale Marconi ha raggiunto un accordo (forzato) sul futuro dello stabilimento. Non è stato facile, i delegati dell'azienda, l'assessore regionale Romina Congera, quello provinciale Piero Comandini, sindacati e rappresentanti di Confindustria hanno discusso a lungo prima di arrivare a un'intesa, che per il momento non include gli stagionali e i part time.

Valerio Vitolo, a capo della delegazione Unilever, è stato chiaro e irremovibile. Ha ribadito che lo stabilimento cagliaritano chiude non per scarsa produzione o professionalità dei dipendenti. Lo smantellamento rientra - a sentire il rappresentante della società - nell'ottica di globalizzazione del mercato, che porta a tagli consistenti in tutta Europa (20 mila licenziamenti e 65 impianti chiusi). Così, se per cassa integrazione e mobilità uno spiraglio di trattativa è rimasto aperto, sul trasferimento di alcune linee di produzione Vitolo non ha voluto sentire ragioni. Macchinari per il dosaggio, per la realizzazione dei gelati (bomboniere, coppe e torte) verranno smontati e trasferiti in altri stabilimenti. «Di alcuni ne abbiamo bisogno - ha detto Vitolo - altri, strettamente legati al prodotto, non possiamo lasciarli a disposizione di un concorrente». Più chiaro di così: prendere o lasciare. A dir la verità i due assessori e i sindacati ce l'hanno messa tutta per cercare di rimandare di almeno 6 mesi lo stop per trovare un possibile acquirente, ma non c'è stato niente da fare. A nulla sono serviti i richiami alla grande prova di lealtà dei lavoratori e alle agevolazioni fiscali concesse dalla Regione. L'Unilever chiude definitivamente la pratica con 5 milioni di euro da destinare agli ammortizzatori sociali.

BOMBA ECOLOGICA. I sindacati hanno contrastato in modo netto la decisione di fermare gli impianti del freddo: senza la fabbrica diventa meno appetibile per un ipotetico compratore. Ma quello che ha lasciato di stucco i dipendenti è stata l'affermazione di Vitolo: «L'ammoniaca che circola in quei macchinari è una bomba ecologica. Abbiamo inviato una lettera al prefetto per rendergli nota la situazione, ma non ci ha ancora convocato. La fabbrica è occupata e noi non siamo più responsabili di quello che accade».

ANDREA ARTIZZU